Scozia: la posta in gioco è più simbolica che reale, ma non per questo meno drammatica

 

Se il Regno Unito si divide, La Nuova Bussola Quotidiana, 17 settembre 2014

La Scozia è pari a circa un terzo del territorio della Gran Bretagna, ma ci vivono soltanto poco più di cinque dei circa 60 milioni di abitanti della grande isola. Anche tenendo conto dei poco più di tre milioni di abitanti del Galles, i britannici sono dunque in larghissima maggioranza inglesi o comunque stanziati in Inghilterra. Da un punto di vista demografico la prospettata indipendenza della Scozia, oggetto del referendum che avrà luogo domani, equivale pertanto non al dimezzamento del Paese ma solo al distacco di una sua porzione minore. In termini di pura finanza pubblica, pur tenendo conto del conseguente venir meno degli introiti fiscali relativi al petrolio estratto in Scozia, l’eventuale distacco sarebbe addirittura di sollievo per le casse del governo di Londra: non solo infatti la Scozia è molto più povera e meno sviluppata dell’Inghilterra ma il bilancio tra quanto paga in imposte al governo britannico e quanto ne riceve in termini di spesa pubblica è a suo favore. Ciò significa che in tal senso perdere la Scozia sarebbe per Londra un buon affare. Considerato poi che la futura possibile Scozia indipendente continuerebbe a far parte dell’Unione Europea, dal punto di vista del mercato e dello spazio economico la situazione non cambierebbe. Essendo infine ovvio che la futura possibile Scozia indipendente farebbe parte del Commonwealth, il suo capo di Stato continuerebbe a essere Elisabetta II, anche col titolo di regina di Scozia se il nuovo Stato scegliesse di continuare a essere un regno.

Perché mai allora tanta emozione se non passione sta suscitando in Inghilterra l’eventuale distacco della Scozia? Soprattutto per profondi motivi di ordine simbolico. Le cornamuse, il kilt, il plaid, i wiskies scozzesi, la parte di primo piano che le fanterie scozzesi ebbero nelle guerre di conquista e poi nel presidio dell’Impero britannico: tutto ciò resta profondamente impresso nella memoria comune degli inglesi e fa loro sentire, al di là di ogni questione immediata, l’eventuale distacco della Scozia come una perdita di grande peso emotivo. C’è qualcosa di patetico nell’appello congiunto con cui i leader dei maggiori partiti politici inglesi hanno promesso agli scozzesi, se non se ne andranno, un ampliamento senza precedenti della loro autonomia, così ipso facto riconoscendo di averli sin qui trattati in modo non soddisfacente. Però la dice lunga sui sentimenti che agitano l’opinione pubblica inglese alla vigilia di questo referendum. Il Regno Unito è tale perché nacque nel 1707 da un’unione di corone tra i due regni che era già iniziata nel 1603. Anche se poi nel 1800, quando vi venne aggiunta l’Irlanda, l’integrazione fra le sue varie componenti diventò ancor più forte, del Regno Unito la Scozia continuava ad essere uno dei due membri originari. Peraltro il regno di Scozia è appunto tale ancora oggi, con un suo proprio diverso diritto e altre particolarità. Non si tratta dunque per gli scozzesi di inventarsi uno Stato bensì di ricuperare eventualmente la sovranità di uno Stato che già esiste.

Tra l’altro il Regno Unito nacque sotto una dinastia scozzese, anche se poi l’ovvio ben maggiore peso dell’Inghilterra provocò un assoggettamento di fatto della Scozia a Londra e la sua scomparsa dalla scena europea come soggetto autonomo: si chiuse così un’epoca che l’aveva vista presente in Europa in una misura ben maggiore di quella che ci si sarebbe potuti attendere. Tutto ciò è stato da sempre origine di un disagio degli scozzesi che però, andando di pari passo con la consapevolezza dell’inevitabilità dell’assoggettamento al grande vicino inglese, trovava sfogo per lo più in forme di orgoglio localistico e di generica “fronda”. Oggi, dopo che ormai da parecchio tempo la Gran Bretagna è l’ombra di quella che fu, sono ormai numerosi gli scozzesi convinti che tale assoggettamento abbia cessato di essere inevitabile. Vedremo domani se sono la maggioranza della popolazione del paese.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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