La Settimana / Il Sinodo vero e quello de “La repubblica” e di “Sky” * I colpi in acqua del governo Renzi * Ormai più che Roma conta Bruxelles, anzi Helsinki

 

LA SETTIMANA / Sinodi virtuali e cessioni di sovranità, La Nuova Bussola Quotidiana, 21 ottobre 2014

La Sala Stampa vaticana ha perso (ancora una volta) la battaglia con i media non riuscendo a impedire che il Sinodo parallelo, governato dalla catena internazionale il cui principale anello italiano sono La repubblica e Sky, prendesse il posto del Sinodo reale. Senza tornare sul Sinodo reale, già ampiamente descritto e commentato in queste pagine, intervengo qui su questo aspetto della questione, peraltro non secondario. A un osservatore motivato, e desideroso di ragionare con la propria testa, oggi Internet rende disponibile, fra le tante cose, anche l’originale della “Relatio Synodi” nonché il bellissimo intervento di Papa Francesco alla conclusione dei lavori dei padri sinodali. Chiunque quindi può misurare da sé la distanza tra la realtà del Sinodo e la caricatura che ne è stata fatta. Siccome però il grande pubblico non sa prendere una tale iniziativa, benché sia letteralmente alla portata di tutti, il proverbiale uomo della strada finirà  per credere al Sinodo de La repubblica. Perciò a nostro avviso è della più grande importanza che, in tempo per il Sinodo ordinario in programma per il 2015, la Sala Stampa e la Santa Sede si attrezzino per evitare un’altra disfatta del genere. La “Relatio Synodi” è un documento in 62 punti in cui è condensato un  dibattito organico e ricchissimo di spunti su un istituto come la famiglia che in ogni caso — con buona pace di tutti coloro che ne auspicano irresponsabilmente la scomparsa – è ovunque nel mondo la struttura sociale primaria più diffusa. Gli scioccherelli de La repubblica, di Sky e delle loro rispettive galassie  non hanno parlato d’altro se non dei temi toccati nei punti 52 (questione della comunione ai divorziati risposati), 53 (convivenze more uxorio) e 55 (eventuale “normalizzazione” dell’omosessualità), nessuno dei quali peraltro è passato nemmeno nella formulazione definitiva, non avendo ottenuto una sufficiente maggioranza di consensi. Proprio perché tale censura era del tutto prevedibile non ci si può non domandare perché la Sala Stampa non sia adeguatamente attrezzata per contrastarla. Con il suo imprevisto discorso alla fine dei lavori del Sinodo papa Francesco è sceso in campo in modo magistrale. Quanti però verranno a saperlo in quelle vaste periferie culturali che si abbeverano solo alle opache galassie mediatiche di cui si diceva? A nostro avviso la Santa Sede  deve farsi carico con urgenza di questo problema e risolverlo per tempo.

Con gesto sommamente inelegante se si considera che senza la Chiesa e il Papa la sua città sarebbe oggi soltanto un’area archeologica affiorante tra paludi e boschetti della campagna laziale, proprio nei giorni del Sinodo sulla famiglia il sindaco di Roma, Ignazio Marino, fra grandi squilli di trombe mediatiche ha “trascritto” nel registro della stato civile capitolino un certo numero di pseudo-matrimoni omosessuali celebrati all’estero. Se è vero (ossia se la trascrizione non è avvenuta su un quadernetto a parte) l’atto è semplicemente invalido e costituisce un reato. I Comuni infatti tengono i registri di stato civile su delega dello Stato e in tale veste il sindaco è ufficiale di governo. Siccome i cosiddetti matrimoni omosessuali non esistono per il nostro ordinamento, il sindaco  che li trascriva fa un gesto illegale. Non è Alfano che lo vieta, è la legge. Nell’area politica cui appartiene Ignazio Marino si fa un gran parlare della legalità, cui si dedicano convegni, fiaccolate e carovane. Se la legalità di cui ama tanto parlare non è a senso unico, ci si deve perciò attendere da don Ciotti una fiaccolata di protesta sotto il Campidoglio.

Siamo nella settimana in cui la “legge di stabilità”, attuale nome d’arte della legge di bilancio, va alla firma del presidente della Repubblica e poi parte per Bruxelles. Il presidente della Repubblica ne parla bene, legge è “pronta per la sua firma”, ma finora la sua firma non c’è; e tutto resta in sospeso in attesa del giudizio della Commissione Europea, promesso entro  il 30 novembre. Che cosa resta ancora della nostra sovranità se un elemento-chiave della sovranità stessa, ovvero le decisioni sulla spesa, più che dalla firma di Napolitano dipendono da quella di un commissario che non ha alcuna legittimazione democratica e che è nato e cresciuto in un piccolo paese ai confini del mondo abitato, la Finlandia, molto ordinatamente gestito ma remoto dalle complessità e dalle tensioni di un paese come il nostro, una delle maggiori economie mondiali e tra queste l’unica ad essere bagnata solo dal Mediterraneo? Sarebbe ora di cominciare a domandarselo.

Per motivi fiscali ricevere in busta il Tfr (la vecchia liquidazione) conviene solo a pochissima gente, ma il governo se ne è accorto soltanto adesso. Ancora una volta insomma si è dimostrato che questo governo non dispone adeguatamente di tutte le “batterie” di esperti di fiducia mancando i quali sono più le volte che le cannonate di Renzi cadono in acqua di quelle in cui raggiungono il bersaglio. Se il premier non rimedia alla svelta a questa lacuna il suo governo finirà per disfarsi come un budino più per carenze interne che per urto dall’esterno. In sé e per sé nemmeno il milione di manifestanti che la CGIL gli ha promesso a Roma per il 25 ottobre deve fargli paura. E’ significativo e sintomatico che il 25 ottobre sia un sabato: giorno ideale, complice l’ottobrata romana, per la gita a Roma di frotte di pensionati in buona salute… attuale nocciolo duro dalla base cigiliellina. Simpatiche persone, che però non costituiscono una forza d’urto tale da impensierire il governo. Un milione di pensionati e di studenti in gita a Roma sono tanti in assoluto ma ben pochi relativamente a un paese di 60 milioni di abitanti. Più che la CGIL insomma Renzi ha buoni motivi per temere appunto la mancanza di un staff adeguato al suo progetto.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a La Settimana / Il Sinodo vero e quello de “La repubblica” e di “Sky” * I colpi in acqua del governo Renzi * Ormai più che Roma conta Bruxelles, anzi Helsinki

  1. assisiana ha detto:

    Omettere l’uscita dell’incredibile Documento intermedio di Mons. Erdo e buttare tutta responsabilità della deriva modernista sui media non è onesto nè oggettivo. Mi spiace, perchè stimo Robi Ronza che, però,in questo caso, non fa un buon servizio alla Verità nè alla Chiesa.

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