Elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria: centro destra e Cinque Stelle sono allo sbando, ma anche il centro sinistra non sta molto bene

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 25 novembre 2014

Dalle votazioni di domenica scorsa in Italia per il rinnovo dei Consigli (parlamenti) regionali e per la scelta dei nuovi presidenti delle Regioni Emilia-Romagna e Calabria emerge innanzitutto un dato: la crisi politica italiana è ancora ben lontana dalla sua auspicata conclusione. Il campione era peraltro abbastanza significativo: l’Emilia-Romagna (poco più di 4.430.000 abitanti ) è una regione del nord molto sviluppata e tradizionalmente “rossa”, mentre la Calabria (poco più di 2 milioni di abitanti) è una regione dell’estremo sud scarsamente sviluppata, con un orientamento politico molto meno stabile; ed è una delle quattro  ove la delinquenza organizzata ha antico e forte radicamento. Il primo e più preoccupante fatto che ha caratterizzato queste votazioni è il crollo della partecipazione al voto. In Emilia-Romagna ha votato solo il 37,8 per cento degli elettori.  Sei mesi fa alle votazioni per il Parlamento Europeo aveva invece partecipato il 70 per cento degli elettori, e il 68 per cento alle precedenti votazioni regionali.  Tutto questo in una regione dove un tempo si recava alle urne oltre il 90 per cento degli aventi diritto.  In Calabria, dove da sempre l’astensionismo è forte, paradossalmente in questo caso è stato inferiore a quello registrato in Emilia-Romagna. Ha votato il 44,7 per cento dei calabresi, comunque in calo sul 45,7 delle votazioni europee. Per bene comprendere il significato politico di tale astensione occorre tener conto che in Italia, dove la riconquista della democrazia è un fatto relativamente  recente,  il gesto di recarsi a votare viene inteso come obbligo civile e come atto di consenso e di adesione al sistema democratico. Fu questo il significato che gli venne attribuito agli albori della Repubblica italiana, nata nel 1946, e che tale resta anche oggi nel comune sentire.  Diversamente insomma che nei paesi di antica democrazia il voto è vissuto non come una facoltà bensì come un dovere. L’astensione viene perciò intesa come un atto di sfiducia verso il sistema politico vigente in quanto tale. Per tanti motivi in Calabria un esito del genere è meno sorprendente, ma che in una regione come l’Emilia-Romagna ( la terra per intendersi di don Camillo e di Peppone, i due indimenticabili personaggi dei racconti di Giovanni Guareschi) la maggioranza assoluta degli elettori non abbia partecipato alle votazioni è un evento davvero grave. Ciò premesso  il Partito Democratico di Matteo Renzi ha comunque vinto, conservando la maggioranza in Emilia-Romagna e conquistandola in Calabria, dove il precedente governo regionale era di centro-destra.  A questo punto diciassette delle venti regioni italiane  sono governate dal centro-sinistra. Restano al centro-destra, oltre alla Campania, solo la Lombardia e il Veneto, entrambe a guida leghista.  La Lombardia ha quasi dieci milioni di abitanti (pari a circa dieci volte gli abitanti dell’Umbria e a sei volte e mezzo gli abitanti delle Marche, tanto per fare degli esempi) e il Veneto ne ha cinque. Nell’insieme  queste due regioni costituiscono il grosso dell’economia italiana produttiva.  Inoltre, compresa la Campania, in fin dei conti un terzo degli italiani vive e lavora in regioni amministrate dal centro-destra. Ciononostante  tre governi regionali di centro destra su venti  sono politicamente un’esigua minoranza.

A conferma della fase ancora convulsa che la crisi italiana sta attraversando sta il persistere di una grossa massa errante di elettori che si recano ancora alle urne, ma solo per tirare sassate all’interno del sistema.  Sono gli elettori  che dopo aver puntato su Beppe Grillo e il suo Movimento Cinque Stelle adesso l’hanno abbandonato. Clamorosamente in Calabria, dove i “pentastellati” sono scesi sotto il 5 per cento, con un calo di quasi diciassette punti sulle Europee di maggio, quando arrivarono al 21,50, ed una flessione ancora più pesante sulle Politiche 2013 ( 24,86%). Quanto basta però per metterli fuori gioco anche in Emilia-Romagna, dove si sono attestati attorno al 13 per cento. Qui infatti la massa errante del voto di protesta ha scelto questa volta la Lega Nord di Matteo Salvini che, abbandonata la sua originaria ispirazione federalista, si sta paradossalmente orientando verso il modello francese del Front National di Marine Le Pen. Il leghista candidato-presidente della coalizione di centrodestra in Emilia-Romagna, Alan Fabbri, ha raccolto il 29,85 dei voti; e la Lega Nord ha preso il doppio dei voti del partito di Silvio Berlusconi. Osserviamo infine che il candidato del centro-sinistra, Stefano Bonaccini, ha ovviamente vinto, ma il Pd ha perso l’8 per cento dei voti rispetto alle votazioni europee di sei mesi fa. Il centro-destra insomma è allo sfascio, ma nemmeno il centro-sinistra sta molto bene. Se quella della crisi politica italiana è una lunga marcia, tutto ciò che si può dire è che la meta appare ancora molto lontana.

 

 

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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