Renzi e il dopo-Napolitano: quel che ci aspetta nel 2015

Messaggi di fine anno, “La Settimana”, La Nuova Bussola Quotidiana, 30 dicembre 2014

Apertasi ieri con la conferenza stampa di fine anno del premier Matteo Renzi, la settimana in corso sarà segnata mercoledì sera da un altro evento di evidente rilievo politico. Essendo di certo l’ultimo ed avendo luogo in un frangente tutt’altro che facile per la vita pubblica del nostro Paese, il consueto messaggio radiotelevisivo di fine anno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, assumerà perciò un’importanza ben maggiore del solito. Mai prima d’ora un presidente della Repubblica uscente è stato così autorevole da potere, se lo volesse, dare criteri sulla scelta del proprio successore. Sarà interessante vedere se Napolitano vorrà farlo o meno.

Grazie a Internet anche la conferenza stampa di fine anno del premier non è più un evento visibile una tantum e riservato ai proverbiali “addetti ai lavori”. Chiunque se la può andare a vedere quando vuole sul sito del governo italiano, www.governo.it . E’ un’occasione interessante per chi voglia farsi un’idea di prima mano sia su ciò che il capo del governo pensa e dice, e sia su come la stampa lo guarda. Merita, se appena se ne ha il tempo, di vedere la trasmissione per intero. Mentre un breve frammento rimontato in un telegiornale dice in realtà ben poco, e lo stesso si può dire di una breve dichiarazione ad hoc, un evento del genere  fa emergere, se ascoltato e guardato attentamente, una quantità di elementi sia espliciti che impliciti del personaggio e del suo progetto politico. In positivo Renzi si conferma grande comunicatore e uomo anche capace di liberarsi ogni tanto dai vincoli del “parlare politico”. Come per esempio quando dice di aver consentito il rinnovo del divieto di cumulare la proprietà sia di giornali che di reti televisive pro bono pacis anche se si tratta di un vincolo che oggi, nell’epoca di Internet, non ha più molto senso. E’ poi lodevole la chiara testimonianza di fedeltà ai principi democratici che dà quando, a chi gli ripone ancora una volta le questione del suo dialogo con Berlusconi, risponde che la legittimità di tale dialogo con il leader di Forza Italia si fonda sull’ampiezza del consenso democratico di cui questi gode, ovvero dei milioni di voti che il suo partito raccoglie.

L’uomo ha poi in mente un progetto di generale miglioramento delle istituzioni e della macchina della pubblica amministrazione i cui obiettivi immediati sono più che apprezzabili: chi non vorrebbe pagare meno imposte, e pagarle una volta sola all’anno? Chi non vorrebbe avere a che fare con uffici pubblici che funzionano e dove chi non fa il proprio dovere viene ripreso, ed eventualmente punito anche con il licenziamento? Sul “che cosa” non si può che essere d’accordo. La questione cambia tuttavia quando dal che cosa si passa al “come”. La strada infatti che Renzi intende imboccare per giungere al compimento delle sue riforme è quella di un centralismo “illuminato” che richiama alla memoria, mutatis mutandis, il caso dei granduchi di Toscana e di altri principi “illuminati” del secolo XVIII. Sulla base della riforma costituzionale che sta propugnando, tutta all’insegna di riconcentrazione a Roma di ogni scelta di rilievo politico, la via maestra di ogni suo progetto di rinnovamento è il centralismo. In questa prospettiva non sorprende che la sua “buona scuola” sia una scuola soltanto statale, e che nel suo programma, come ha detto testualmente, “RAI, scuola e cultura” siano parte di uno stesso progetto. Le vede infatti come le tre ruote di una medesima grande macchina educativa statale finalmente ben oliata che egli pensa  debba divenire il grande motore del suo progetto di ammodernamento del nostro Paese. Nella sua visione la ripresa economica non è invece qualcosa su cui il governo italiano possa poi fare molto. Si tratta di un processo che dipende da ciò che accadrà o non accadrà in sede europea. Nel frattempo non resta che ammodernarsi per essere pronti a prendere al volo l’occasione quando verrà. L’uomo – diciamo ancora una volta — è bene intenzionato, ma la carica di statalismo che caratterizza il suo progetto lo destina  a produrre effetti opposti a quelli cui mira.

Ciò detto, e considerando che nel futuro prevedibile non c’è a Renzi alcuna alternativa, tanto più importante diviene la partita della successione a Giorgio Napolitano. Senza ripetere cose già scritte ci sembra della massima importanza che a tale carica giunga una personalità tanto autorevole quanto nuova rispetto all’attuale “nomenklatura” della politica italiana.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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