Migranti sui gommoni: quando il naufragio non precede il soccorso ma ne è una conseguenza

 Ue, l’involontario cabaret sull’immigrazione, La Nuova Bussola Quotidiana, 6 marzo 2015

Dopo che in una sola giornata 941 migranti irregolari sono stati soccorsi (o più esattamente raccolti) nelle acque del Canale di Sicilia, e altri 10 sono stati ricuperati in mare ormai privi di vita, è tornata di nuovo alla ribalta anche a Bruxelles la questione, finora mai adeguatamente gestita, dell’afflusso via mare di migranti irregolari verso l’Europa. L’Unione Europea, è stato ufficialmente annunciato, “accelera sull’emergenza immigrazione”; e a riprova di ciò Federica Mogherini annuncia che “il tema è stato messo in agenda nel consiglio dei ministri degli Esteri del prossimo 16 marzo” e che in Commissione si è deciso di parlarne a maggio invece che a giugno come già era in programma. Per parte sua la Commissione stessa “sceglie la linea dura e apre alla possibilità di cooperare con i dittatori per gestire il fenomeno”. Chi volesse trarne spunto per uno spettacolo di “cabaret” non avrebbe niente da aggiungere. Non c’è bisogno di canovaccio: i comunicati ufficiali bastano e avanzano. Dietro il non voluto “cabaret” c’è però la tragedia. Ufficialmente i migranti naufragano poiché solo in tal caso scatta comunque l’obbligo di soccorrerli. In effetti per lo più non naufragano affatto, ma vengono semplicemente trasbordati in alto mare dai gommoni su cui si trovano anche su mercantili chiamati a raccoglierli. In tal caso può accadere che cosiddetto naufragio non preceda bensì accompagni il cosiddetto soccorso. Ciò accade sia perché all’avvicinarsi della nave soccorritrice i migranti si accalcano squilibrando il gommone e sia perché non tutti sono in grado di issarsi con successo senza adeguato aiuto su grosse navi ovviamente non attrezzate per ricuperi del genere. Dando anche lui un suo contributo involontario al canovaccio di “cabaret” di cui si diceva, il Commissario per la Migrazione e gli Affari interni, il greco Dimitris Avramopoulos — l’uomo giusto al posto giusto se si pensa a quanti migranti irregolari diretti in Italia passano indisturbati attraverso il territorio e le acque territoriali del suo Paese — ha chiarito che “non dobbiamo essere ingenui (…) il fatto che cooperiamo (…) con regimi dittatoriali non significa che li legittimiamo”. Che la politica estera si faccia con i governi che ci sono, e non con quelli che si vorrebbe ci fossero, è semplicemente ovvio. Lo si sapeva anche prima di Avramopoulos, e d’altra parte non risulta che  prima d’oggi l’Unione Europea si fosse mai posta il problema.  Per quanto concerne in particolare i flussi di migranti irregolari attraverso il Mediterraneo sarebbe piuttosto il caso di chiamare tutte le parti in causa ad assumersi le proprie responsabilità. E per questo a nostro avviso varrebbe la pena di convocare un’apposita conferenza internazionale  (cfr. Disperati del Mediterraneo: come aiutarli a terra, La Nuova Bussola Quotidiana,  14 febbraio 2015, ripreso anche in queste pagine) con la partecipazione non solo degli Stati di arrivo ma anche di quelli di transito e di origine di questi flussi migratori; e inoltre dell’Onu e dell’Alto Commissariato per i Rifugiati.  L’Italia ne avrebbe tutto l’interesse in quanto Paese ove approda la massima parte dei migranti irregolari via mare. Tra le altre cose in un  contesto del genere si uscirebbe dalla dialettica Sud Europa/Nord Europa e ogni  Paese europeo sarebbe  chiamato  in quanto tale a prendere posizione in materia.  E’ questo l’ambito più adeguato in cui affrontare la questione in ogni suo aspetto mettendo tutti quanti di fronte alle loro rispettive responsabilità.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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