Cl dal Papa: bilancio di una giornata

Cl dal Papa: cronache di un incontro, La Nuova Bussola Quotidiana, 9 marzo 2015

Sabato scorso 7 marzo Papa Francesco ha accolto e incontrato in piazza San Pietro a Roma la gente di Cl. Ordinatamente gremita la piazza e parte di via della Conciliazione, si è stimato che fossimo presenti in circa 80 mila di ogni età, convenuti per lo più dall’Italia (dove vive la gran parte dei “ciellini”) ma anche da altri 46 paesi di ogni continente.

L’evento rientrava nella serie d’incontri che Papa Francesco sta facendo con tutti i maggiori movimenti ecclesiali che, sorti nella seconda metà del secolo scorso, sono un elemento tipico e molto rilevante del processo di riannuncio di Cristo in quest’epoca che, in attesa di trovare un nome migliore, si può definire post-moderna. L’incontro con Comunione e Liberazione di sabato scorso ha in certo modo concluso la serie: il Papa  aveva infatti già in precedenza incontrato tutti gli altri maggiori movimenti, dal Rinnovamento dello Spirito fino al Cammino Neocatecumenale (un grande incontro con quest’ultimo era avvenuto a Roma in Sala Nervi il 6 marzo, il giorno precedente).

Con l’amore per la Chiesa e con la libertà di spirito che don Giussani insegnava, e che spero di aver imparato bene, vorrei dare qui un mio contributo personale alla valutazione dell’incontro di sabato scorso. Si trattava da una parte, come era stato ben sottolineato, del pellegrinaggio alla tomba di Pietro di un movimento che da sempre ha visto come fondamentale il legame con il Papa e con i vescovi in comunione con lui. La preghiera delle Lodi e l’Angelus recitati all’unisono dagli 80 mila presenti ne sono stati segno evidente. Si trattava dall’altra, giunti alla soglia di Pietro, dell’ascolto dell’insegnamento papale. Un insegnamento che si è concretizzato in un discorso, di cui chiunque può grazie a internet leggere il testo integrale ( >> www.vatican.va). Esso si compone di tre parti: un breve paragrafo iniziale di cordiale saluto e di ringraziamento personale al presidente della Fraternità di Cl, don Julián Carrón; quindi due parti dedicate l’una al riconoscimento del valore del pensiero di Luigi Giussani e l’altra ad alcuni ammonimenti alla gente di Comunione e Liberazione. Oltre ad essere conclusiva quest’ultima parte è la più lunga. Quindi, almeno tecnicamente, quello  che il Papa ha fatto a Cl è in sostanza un discorso di ammonimento. A parte le parole cordiali rivolte a don  Carrón non si rileva invece in tutto il resto del discorso alcun cenno positivo, anzi alcun cenno in assoluto, alla realtà attuale del Movimento e alla sua antica e rilevante presenza in quelle periferie del mondo che tanto stanno a cuore a Papa Francesco: la realtà che s’intravvede, tanto per citare un documento recente, nel DVD “La strada bella”, ma di cui comunque esiste vastissima documentazione. Il Papa ne sarà di certo informato, ma non ne ha fatto parola nella circostanza invitando invece innanzitutto a tener presente che “il centro è uno solo, è Gesù, Gesù Cristo!”. Più che un monito in queste sue parole ho visto una conferma proprio di ciò che mi aveva colpito in don Giussani quando lo incontrai, e che è fino ad oggi l’elemento tipico di Cl, insomma il suo carisma: la sua radicale sottolineatura della centralità di Cristo. Ricordando il mio incontro con don Giussani  l’avevo già scritto nella nota alla nuova edizione del libro-intervista Il Movimento di Comunione e Liberazione (Rizzoli, BUR Saggi, 2014), e lo ripeto qui:”(…) l’uomo da un lato non aveva nulla  di clericale, ma dall’altro non esitava a sostenere esplicitamente qualcosa di impensabile per la cultura dominante dell’età moderna, ovvero che Cristo, centro del mondo e della storia, è la risposta alle urgenze esistenziali dell’uomo, al suo bisogno di felicità”.  Talvolta può accadere che, soprattutto in certi ambiti e in certe generazioni,  per entusiasmo giovanile o per…spirito di corpo, ci si riempia troppo la bocca di Cl. Quindi si deve essere grati per l’invito a non farlo, ma si tratta soltanto di una deriva sociologica, non di una deriva teologica.

Per dinamiche che attengono poi alla psicologia sociale prima che a qualsiasi altra cosa, ogni esperienza umana socialmente intensa tende a divenire autoreferenziale; anche semplicemente un’azienda o un club sportivo prima che un movimento ecclesiale. A prescindere dal fatto che tali moniti sarebbero giustificati anche con riguardo ad altri,  è comunque un giusto richiamo quello che Papa Francesco ha fatto a Cl; occorre tenerne conto e farne tesoro senza temere di mettersi in discussione.  Tuttavia, anche senza riandare al suo incontro con il Rinnovamento nello Spirito e ai suoi frequenti apprezzamenti della Comunità di Sant’Egidio, vale la pena di confrontare il discorso più sopra ricordato con quello che Papa Francesco ha pronunciato il giorno prima incontrando la gente del Cammino Neocatecumenale ( >> www.watican.va). Dal confronto emerge con chiarezza che Papa Francesco non ha nei confronti di Comunione e Liberazione una particolare immediata simpatia. Non è un problema, ma non è nemmeno il caso di ignorare come stanno le cose. Agli albori dell’esperienza ecclesiale che oggi si chiama Cl, un altro Papa, Paolo VI, era sulla medesima lunghezza d’onda, ma in seguito cambiò. E d’altra parte si sta con Pietro in ogni caso, ben al di là di contingenze del genere.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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12 risposte a Cl dal Papa: bilancio di una giornata

  1. Lucia ha detto:

    Buongiorno signor Ronza, mi scusi se le dico che non sono d’accordo con lei, ma visto che dà la pssibilità di rispondere…Lo faccio. Mi sembra che il suo articolo sia tutto un misurare: misura la pertinenza delle parole di Francesco (“è comunque un giusto richiamo quello di papa Francesco”: ci mancherebbe!) misura la lunghezza dei paragrafi del suo discorso, il numero di parole positive, confronta la simpatia espressa a un movimento e non a un altro… Ma si può misurare la simpatia? E soprattutto, serve? Inoltre, se lodo o incoraggio un mio figlio e ne ammonisco un altro, questo significa che amo il primo e non il secondo? Gli apostoli avevano il problema di sentirsi amati meno del prediletto Giovanni? Sono nel movimento di CL da tanti anni, sono grata al papa e a don Carron per ciò che hanno detto, adesso, oggi; non ho bisogno di aspettare che papa Francesco cambi idea come ha fatto Paolo VI, come lei suggerisce nella sua conclusione. “D’altra parte si sta con Pietro in ogni caso”? No, io sto con Pietro non “d’altra parte, non “al di là di contingenze del genere”, che mi sembrano mal interpretate, ma io sto con Pietro perché sono certa che solo su quella pietra si costruisce la Chiesa. Sono riconoscente al Signore per questa fiducia e soprattutto per questa serie ininterrotta, da decenni, di Pietre così salde, e amanti della Chiesa, di me. Cordiali saluti e mi perdoni la franchezza.

    • Robi Ronza ha detto:

      Essendo nel Movimento quasi dalla sua nascita ma non avendo in esso alcun incarico direttivo (con tutte le responsabilità ma anche con i vincoli che ne derivano), di fronte al disagio avvertito da molti sabato scorso già in piazza San Pietro a Roma ma poi anche altrove, mi è parso opportuno, beninteso in via del tutto personale, ricordare liberamente a chi prova tale disagio che si sta col Papa perché, come lei giustamente ricorda, “solo su quella pietra si costruisce la Chiesa”. E a prescindere da altre prossimità che se ci sono bene, ma se non ci sono pazienza. Tutto qui. A mio avviso siamo dunque più d’accordo di quanto a lei è sembrato.
      Ritengo per parte mia che i disagi vadano compresi e affrontati, e non sommersi. Perciò ho scritto quanto ho scritto.
      La ringrazio della sua franchezza e spero che a sua volta lei apprezzerà la mia. Cordiali saluti

      RR

  2. Francesco ha detto:

    Mi rincuora che ci sia ancora spazio per questo giudizio tra le persone del Movimento oggi.
    E comunque confermo…sostanzialmente state dicendo la stessa cosa.
    Le differenze sono minime e di carattere puramente formale…misurare o meno è comunque un modo maturo e adulto di stare davanti alle parole “dure” del Papa.
    Il vero dramma, invece, sta nel fatto che molti (troppi) ne sono rimasti sorpresi, scandalizzati, se ne lamentano e disquisiscono…in maniera appunto autoreferenziale.
    A dimostrazione proprio di quanto sia opportuna la provocazione del Papa e quindi di quanto sia grande il bene che vuole a tutti suoi figli “maturi” o “immaturi” che siano.

  3. Elisa ha detto:

    “è comunque un giusto richiamo quello che Papa Francesco ha fatto a Cl; occorre tenerne conto e farne tesoro senza temere di mettersi in discussione”.

    A me sembra invece proprio questo il problema: disquisire su quanto il Papa “preferisca” un figlio piuttosto che l’altro anziché ascoltare e mettersi in gioco davvero su quello che è un problema nient’affatto secondario. Certo lei ha ragione nel dire che tutti i movimenti o le aziende nell’esempio da lei citato sono vittime della tendenza all’autoreferenzialità. Ma mi sembra anche vero che quel che Nostro Signore ha portato nel mondo sia esattamente il contrario di queste logiche “del mondo”, da “azienda”, poiché “siete nel mondo ma non siete di questo mondo”. Che è proprio -guardacaso- quello che originariamente ci avrebbe affascinato di Giussani. Certo nessuno è perfetto, ma tutti perfettibili. E davanti alla grazia di un’indicazione che un padre fa, un figlio zitto zitto ci pensa sopra e cerca di capire cosa significa, anziché cercare di comprendere se papà ha ragione o meno. Dovrebbe avere già abbastanza elementi in base alla fiducia e all’esperienza per sapere che sì, in effetti papà vuole solo il suo bene. Ma per seguire la strada del bene, che è poi quella della santità, occorre che i passi siano fatti in avanti e non indietro. E soprattutto che siano fatti verso il centro, che è appunto Gesù, e non verso uno specchio di sé contro cui tanto, alla fine, si picchia la testa.

    Forse un giorno sarò più saggia, non godo della militanza secolare, sono purtroppo ancora giovane e universitaria, ma quando il mio caro papà mi rimprovera ho sempre il fondo al cuore l’ingenuità di pensare che lui mi voglia bene e abbia, alla fine, ragione. Sarà poi il Signore, a tempo debito, a dire se è così. Ma io in ultimo rispondo solo a Gesù, che checché ne dica Lutero non ha fondato il suo proseguimento sul mondo nelle mie idee ma in un uomo ben preciso, papà, pardon, il Papa. E che mi piaccia o no, all’alba dei 23 anni mi sembra che papà abbia con me quasi sempre avuto ragione. Pardon, il Papa.

    Mi scusi l’ironia -la freschezza dei vent’anni gioca spesso brutti scherzi-, sono solo i pensieri di chi non ha fatto 15 ore di pullman dalla Mitteleuropa per sentire proclamare in piazza un “comunque”.

    Cordiali saluti!

  4. Federico ha detto:

    Caro Ronza, mi permetto di darti del tu perchè -in Lombardia tu, in Romagna io- sia quasi contemporaneamente cresciuti fin dai primi tempi dell’allora Gioventù Studentesca. Ambedue abbiamo avuto la grande grazia di vivere accanto a due Grandi Figure: don Luigi Giussani, il fondatore e don Francesco Ricci, il primo e più grande compagno di cammino. Voglio esprimerti il mio (e non solo mio) disagio per come le tue considerazioni sminuiscono quanto di buono e di bello ci è stato donato nell’incontro con Papa Francesco. Considerazioni che possono suonare fastidio per essere stati -come ogni buon padre deve fare- richiamati alla responsabilità ultima. Considerazioni che vengono invece interpretate in chiave di graduatoria di meriti, piuttosto che richiamo all’essenzialità dell’incontro che abbiamo avuto la grazia di fare. Sommessamente suggerisco la (ri)lettura della Prima Lettera ai Corinzi, in particolare:
    “4 Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5 vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; 6 vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7 E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune.”
    Leggendo quelle parole una sera estiva del 1964, attorno al fuoco di un campo estivo di lavoro a Peschici nel Gargano, trovai il richiamo alla mia vocazione di studioso, di marito e di padre, ed il motivo per seguire la compagnia che nel 1961 avevo incontrato. E credo, e da allora ho sempre creduto, che veramente lo Spirito soffia dove vuole.
    Anche per questo sono grato al Santo Padre per le parole che ci ha detto.
    Federico L. Montanari, Forlì

  5. leo alettil ha detto:

    E’ un gesuita , in C.L. non trovo gesuiti che tengano scuole di comunità o esercizi nei tempi di Avvento e Quaresima.

  6. Franco ha detto:

    Perdonatemi, ma io non ho considerato minimamente un rimprovero l’esortazione di papa Francesco a mantenere la freschezza del carisma. E’ stata una giornata di Grazia che nessun atteggiamento “autoreferenziale” può sminuire. E quello di Ronza mi sembra proprio tale.
    Sono profondamente deluso. Dopo 40 anni di Movimento e abituato a considerare Robi Ronza un esempio, sono addolorato per queste sue considerazioni. Che hanno innestato una reazione a catena molto pericolosa (vedi Socci), che fanno molto male al nostro Movimento. Non bastano Repubblica e compari a sparlare di noi? Dobbiamo proprio farci male da soli? Sono curioso di sapere se Ronza si è chiesto cosa ne pensa Carron della sua uscita. O non lo considera l’autorità da seguire oggi?
    Buona Pasqua.
    Franco

  7. Paolo ha detto:

    Le parole del Santo Padre siano benedette!!! un grande richiamo ad essere quello che, a causa dei nostri limiti umani, aimè spesso siamo. Autoreferenziali, arroccati sul carisma (nel senso del metodo da questo generato), concentrati su di noi (e non decentrati verso gli altri)……………………. Lo dico innanzitutto guardando me stesso, beninteso. E di conseguenza, il mio gruppo di Fraternità (dove non si vede una persona nuova da anni, e per capire molti interventi ci vorrebbe , anche a me che sono da anni nel Movimento, un interprete madre lingua “ciellese” (che traduca dal ciellese all’italiano, e viceversa)…. . Certo che ciò che conta è il giudizio del Santo Padre, e questo non si discute. Poco importa, invece, la forma, ossia il modo con cui queste cose ci sono state dette. Ma sui contenuti credo che il Movimento debba iniziare un nuovo cammino, che rivitalizzi, a partire dalle raccomandazioni del Papa, il carisma di don Giussani.
    Alcune scelte del passato ci sono costate molto care. In termini di immagine, ora molto compromessa. Per esempio, l’esperienza politica degli ultimi 20 anni è stata tragica (non dico tragi-comica perchè amo il Movimento e davvero c’è poco da ridere …). A partire dalle opere, e dalla testimonianza di molti santi, dobbiamo ricominciare…….. io chiedo al Signore di aiutarmi e darmi la forza per farlo
    Paolo

  8. Giovanni ha detto:

    Non sono andato a Roma per sentire cosa avrebbe detto il Papa di C.L., per questo sarei stato ad ascoltarlo a casa. Sono andato per sentire cosa aveva da dire a me ciellino per la mia conversione al Signore. Non mi basta sapere che in C.L. ci sono dei bravissimi Cristiani, se io divento impermeabile alle straordinarie testimonianze che mi vengono offerte, per cui ringrazio chi mi scuote e mi ricorda il bene che ho incontrato. “Oggi in piazza san Pietro noi abbiamo vissuto di nuovo l’esperienza dell’incontro con Cristo” è la spiegazione più adeguata del gesto che abbiamo vissuto, di cui ringrazio don Julian. E la domanda del Papa di pregare per lui, che ripete sempre, mi ricorda anche non solo il bisogno che tutti abbiamo di Lui, ma anche l’unità straordinaria che ci ha afferrato, per cui anch’io posso fare qualcosa per il Papa.

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