Che cosa ho scritto a proposito dell’incontro dello scorso 7 marzo di Cl col Papa a Roma

Il mio commento sull’incontro di Cl col Papa dello scorso 7 marzo a Roma è stato in questi giorni variamente citato e commentato. Per quanto mi riguarda resto a ciò che ho scritto, e che è anche ripreso più sotto in queste pagine (cfr. Cl dal Papa: cronache di un incontro).

Avevo avvertito in tantissimi un disagio — che a mio avviso andava compreso, non sommerso —  e ho spiegato per quali motivi secondo me lo si doveva superare. Tutto qui.

Prego chi avesse avuto un’altra impressione di andarselo a rileggere attentamente. E soprattutto prego di leggerlo senza accontentarsi del sentito dire chi non l’avesse letto e volesse farsene un’idea.

Passaggi di tale mio commento sono stati poi ripresi da altri in altro contesto e con altro spirito.  Me ne dispiace, ma di questo non sono ovviamente responsabile.

RR

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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4 risposte a Che cosa ho scritto a proposito dell’incontro dello scorso 7 marzo di Cl col Papa a Roma

  1. Gustavo ha detto:

    Passaggi dell’articolo sono stati usati per colpire don Carron, o il Papa, o entrambi.
    L’articolo voleva essere costruttivo, e lo si capisce bene se si legge senza secondi fini, cercando appigli che non ci sono.
    C’è la tendenza a seminar zizzania, sempre e comunque: questo causa tristezza, e di certo non aiuta a risolvere i problemi.
    Ci sono individui con i quali ogni tentativo di dialogo è inutile, perché sono pieni di sé stessi, e non si può aggiungere qualcosa – anche se è qualcosa di buono – a un contenitore già pieno.
    Pazienza.

  2. Giorgio Cavalli ha detto:

    Robi, io ero a Roma e non ho avvertito quel disagio a cui tu accenni. Ho sentito le parole del papa come quelle di un padre, che stimano un’esperienza la mette in guardia su possibili rigidità interpretative che vedo aleggiare in alcuni tra noi, e non solo a livello giovanile. A Roma ho respirato l’aria leggera di un nuovo inizio, siglato dalle due citazioni che il papa ha fatto di don Giussani, la prima di un Giussani giovane, la seconda di un Giussani prossimo alla fine terrena, a suggellare il fatto che c’è una continuità storica indivisibile della nostra esperienza di movimento. Ho compreso il senso del tuo articolo, che non è una presa di distanza. Mi pare invece che motivo di confusione fosse la sottolineatura univoca del titolo dato dalla redazione della Bussola, che spesso si fa eco e cassa di risonanza del “disagio” di cui tu dici, e che a me pare molto più di alcuni giornalisti. Prova ne è che nel tuo Blog tu giustamente non riproponi quel titolo che era obiettivamente fuorviante: infatti, come sappiamo, spesso la menzogna è una “verità impazzita”, cioè enfatizzata contro altre verità (che tu non hai trascurato nel tuo articolo). Con stima e amicizia.

  3. alberto ha detto:

    A me pare che Messori abbia fatto scuola… tutto un dire e non dire, salvo poi salvarsi in corner dicendo che comunque al Papa si deve obbedienza. La parresia evangelica è altra cosa… Per altro che alla vecchia guardia ciellina non piacciano né Carron ne Francesco è cosa nota.

  4. Luthien ha detto:

    Non appartengo a Comunione e Liberazione, pur ammirando il carisma di don Giussani e le opere realizzate, per cui, forse, non dovrei commentare, ma c’è qualcosa che mi preoccupa, Da un pò di tempo sembra impossibile per un cattolico esprimere, in modo rispettoso, disagio
    o delusione o sconcerto di fronte alla parole del Papa ( non è il caso dell’articolo in questione, parlo in generale), in maerie opinabili. Se qualcuno lo fa, peggio per lui, non gli si risponde nel merito ed è zittito. Non credo si renda un gran servizio nè a Dio, nè alla Chiesa e neppure al Papa censurando pensieri, parole, comsiderazioni, sentimenti. C’è sempre il rischio di traformare la Chesa in un partito politico, con culto deòlla personalità e caccia ai presunti dissenzienti.

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