Italia: le fragilità evidenti e la forza nascosta

L’ape italiana ha perso le ali ma continua a volare, La Nuova Bussola Quotidiana,26 marzo 2015

Lunedì scorso, proprio mentre giungeva la notizia — ripresa dai grandi media nel modo reticente di cui si diceva (cfr. La Via della Seta passa dalla Pirelli, La Nuova Bussola Quotidiana, 24 marzo 2015) — del passaggio della Pirelli in mani cinesi, a Panama il gruppo italiano Salini-Impregilo, primo al mondo nel settore delle grandi costruzioni idrauliche, celebrava il completamento delle nuove chiuse sul lato atlantico del canale omonimo. Le paratie, alte 30 metri, sono state fabbricate da un’azienda metallurgica di Pordenone. Se la “copertura”, come si dice in gergo giornalistico, del cambio della guardia alla Pirelli è stata reticente quella dei successi della Salini-Impregilo a Panama è stata irrisoria rispetto all’importanza obiettiva dell’evento. A conferma di quanto l’immagine pubblica che del nostro Paese dà la nostra stampa sia, nel bene e nel male, sempre più distante dalla realtà.

Iniziati nel 2006 e destinati a concludersi l’anno prossimo, i lavori di ampliamento del canale di Panama, un gigantesco cantiere che al momento impiega circa 8 mila tra operai e tecnici, porteranno la sua capacità di transito da 4.400 a 14 mila containers all’anno pari a circa 14 nuove grandi navi portacontainers al giorno (dette Post-panamax perché appunto costruite in modo da sfruttare al meglio le nuove dimensioni del Canale).

Le opere sono costate ben 2,5 miliardi di dollari in più dei 3,5 miliardi previsti, e per giungere a un accordo sul loro pagamento tra l’Amministrazione del Canale e la Salini-Impregilo è in corso un arbitrato internazionale. Ciò non toglie tuttavia che il committente sia soddisfatto del lavoro fatto dal gruppo italiano. Il presidente panamense Juan Carlos Varela si sta perciò adoperando perché la questione possa venire risolta in modo amichevole. Al di là di questi problemi ciò che qui innanzitutto ci interessa rilevare è il grande significato dell’operazione per il  nostro Paese.  Il segreto del successo sul mercato internazionale delle grandi opere edili sta nella capacità di combinare elevate capacità tecniche con elevate capacità di adattamento a contesti anche molto impegnativi, nonché capacità di comprendere e di interloquire pure con culture assai diverse dalla propria.  E l’esperienza dimostra che in tutto questo gli italiani hanno pochi rivali nel mondo, grazie soprattutto a una mentalità tipicamente forgiata dalla tradizione cattolica.  Vale la pena di sottolinearlo poiché appare molto evidente, anche quando non è consapevole.

La Salini-Impregilo è erede tra l’altro del consorzio di imprese che nel 1955-59 costruirono sul fiume Zambesi, ai confini tra gli attuali Zambia e Zimbabwe, la diga di Kariba: l’opera che segnò l’esordio dell’Italia sul mercato internazionale delle grande opere edili. Formato da grandi imprese  del tempo con base a Torino e a Milano (Impresit, Girola, Lodigiani, Torno), da cui il nome-sigla di Impregilo, il gruppo divenne poi un’azienda a sé che passò attraverso varie vicissitudini a tempo di “Tangentopoli” ma non solo finché nel 2012 venne assorbito dalla romana Salini, che già in precedenza aveva assorbito la Todini Costruzioni. Oggi Salini-Impregilo è un gruppo con oltre 34 mila dipendenti e oltre 4 miliardi di euro di ricavi nel 2014, con cantieri aperti in tutto il globo.

“L’ape italiana ha perso le ali, ma continua a volare”: qualche anno fa un giornale inglese descrisse con queste parole, poi divenute famose, la vitalità talvolta incomprensibile del nostro Paese. In effetti tale presunta incomprensibilità è più che altro frutto di inadeguata informazione. La forza dell’economia del nostro Paese sta non solo nella sua ben nota piccola-media industria innovativa e capace di stare direttamente sui mercati internazionali, ma anche su grandi gruppi dei quali si parla poco o niente. E non solo di gruppi come la Salini-Impregilo, ma anche di altri che hanno fatto successo in settori imprevedibili.  Facciamo il caso ad esempio della Perfetti Van Melle di Lainate (Milano), quasi due miliardi e mezzo di fatturato nel 2013 di cui il 39% in Asia e Oceania, circa 17 mila dipendenti in ogni parte del mondo e vendite in più di 150 Paesi di ogni continente.  La Perfetti  Van Melle, nome sconosciuto ai più, è leader mondiale nel campo delle caramelline, dei  mentini e dei lecca-lecca: suoi sono marchi celebri come “Golia”, “Happydent”, “Alpenliebe”, “Chupa Chupa” e così via. Le sue fortune iniziarono quando nel primo dopoguerra lanciò la gomma da masticare “Brooklyn”, la famosa “gomma del ponte”, molto americana all’aspetto ma nei fatti puramente lombarda.  Con le sue caramelle la Perfetti ha ricavi pari a oltre la metà di quelli che la Salini-Impregilo fa registrare con le sue dighe, le sue autostrade e il raddoppio del canale di Panama.  L’ape italiana che vola anche senza ali è fatta di realtà come questa.

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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