E’ dell’ateismo pratico di massa che dobbiamo avere paura, non del terrorismo islamista (che è una “tigre di carta”)

Nello scontro con il terrorismo islamico l’Occidente deve temere soprattutto se stesso, La Nuova Bussola Quotidiana, 31 marzo 2015

Nello scontro con il terrorismo islamista l’Occidente ha da temere soltanto da sé stesso. Dal punto di vista economico, scientifico, tecnico (e quindi anche delle tecniche militari) siamo smisuratamente più forti non solo del terrorismo islamico, ma di qualunque altra realtà organizzata del mondo nel nostro tempo. Rispetto a una tale forza il terrorismo islamista, come ogni altro possibile terrorismo, è come un leone scappato dal circo: può far del male a qualcuno in cui s’imbatte ma la sua sorte è comunque segnata.

Il problema sta altrove, ossia nello stato di prostrazione morale e psicologica in cui alcuni decenni di marcia trionfale dell’ateismo pratico e quindi dello scetticismo di massa ci hanno ridotti. Nella misura in cui diventano predominanti coloro i quali pensano che nulla valga di più della loro personale sopravvivenza fisica, allora si diventa fragilissimi anche se in teoria si sarebbe fortissimi. Questo è oggi il dramma, e la possibile tragedia dell’Occidente. E non basta la gita a Tunisi di un manipolo di capi di governo europei a cambiare il quadro.

Di fronte alla sfida sanguinaria (ma come dicevamo di per sé nient’affatto micidiale) del terrorismo islamista, non si può non restare impressionati dall’incapacità dell’Occidente ufficiale di interrogarsi nel profondo sui motivi della disistima e del rancore che la cultura e il modo di vivere occidentale contemporaneo raccolgono proprio negli strati più colti e “moderni” delle nuove generazioni arabe musulmane; e non solo in quelle che vivono nel modo arabo ma anche in quelle nate e cresciute in Europa e altrove in Occidente. I terroristi (non a caso di regola di famiglia agiata e con lauree tecnico-scientifiche) sono infatti l’esplosione patologica e assassina di un disagio ben più ampio; un disagio che nella generalità dei casi per buona sorte non degenera, ma che appunto in ambiente musulmano è un fenomeno di massa. Un tempo l’Occidente suscitava per lo più un’inconfessata ammirazione; oggi invece scandalizza, e sarebbe ora di rendersene conto. Agli occhi di un musulmano l’Occidente, e l’Europa in particolare, è una realtà scandalosa. D’altra parte quando si arriva in un aeroporto europeo, e in particolare italiano, dopo un soggiorno in Oriente, alla vista delle gigantesche immagini pubblicitarie di ragazze discinte o quasi nude, e alle scritte che le accompagnano – impensabili nel Levante – sembra quasi di essere giunti nell’anticamera di una casa di appuntamenti. E allo scandalo si aggiunge il rancore: il giovane musulmano non riesce a  capire come mai una società che gli appare così disfatta nel medesimo tempo sia anche tecnicamente ed economicamente così progredita. Murate come sono nell’idolatria dell’istante, la cultura e la comunicazione predominanti non lo aiutano per nulla a comprendere che tutto quel progresso tecnico-scientifico e tutta quella prosperità economica sono il frutto di  decine di secoli di storia in larga parte animati dal  cristianesimo e dai valori civili che ne sono derivati o ne sono usciti rafforzati; e che in esso trovano radice anche nelle loro versioni più secolarizzate. A mio avviso quando il rancore sfocia in furore esso è spesso frutto della rabbia di chi non riesce a capire la chiave di tale contraddizione; e non trovando la chiave cerca di far saltare la porta col tritolo.

Alla ricerca di risposte adeguate alla sfida in atto buon senso vorrebbe che l’intellighenzjia “laica” dell’Occidente, in particolare europeo, riandasse alla storia dell’Europa e perciò cessasse di censurarne le radici cristiane. Quindi tra l’altro non facesse un sol fascio delle “religioni” senza ad esempio distinguere dalle altre quella che  con il “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” ha introdotto nella storia il principio di laicità. Un principio che in ogni caso mai è stato così ferocemente negato come dalle culture politiche “secolari” rivoluzionarie della tarda modernità, dal giacobinismo al maoismo. Tutto questo però implicherebbe un grado di libertà psicologica e di onestà intellettuale che è ancora di là da venire. Per il momento la sfida, che il terrorismo dello Stato Islamico sta portando non solo all’Occidente ma al mondo, evidentemente non è ancora forte quanto basta per far saltare il tappo.  Per rendersene  conto basta sfogliare ad esempio opere recenti peraltro di autori molto qualificati come Guerra santa e santa alleanza di Manlio Graziano, edito da Il Mulino, e Il Califfato del terrore di Maurizio Molinari, edito da Rizzoli.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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