Legge anti-corruzione: un provvedimento inutile

Legge anticorruzione, nuova istigazione a delinquere, La Nuova Bussola Quotidiana, 2 aprile 2015

E’ passato ieri al Senato il disegno di legge “recante norme in materia di corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio” . Si tratta di un testo proposto dalla Commissione Giustizia che unifica il disegno di legge n. 19, il cui primo firmatario è lo stesso presidente del Senato, Piero Grasso, con altri sette disegni di legge sulla medesima materia ( registrati con i numeri 657, 711, 810, 846, 847, 851 e 868) nonché i relativi emendamenti. Li indichiamo qui perché chi volesse può, grazie a Internet, andarseli a vedere in dettaglio sul sito del Senato.

Nella prima parte del provvedimento, che riguarda i reati contro la pubblica amministrazione, si inaspriscono “le pene principali e accessorie per i reati di corruzione, indebita induzione e peculato”. Con un bell’intreccio tra nobili intenti e compromessi di bassa lega le nuove norme, si spiega nel comunicato ufficiale, prevedono sia “obblighi di riparazione” che “attenuanti in caso di collaborazione utile alle indagini”.  “In un’ottica di prevenzione” ma a nostro avviso con la certezza che da ciò risulteranno solo ulteriori grovigli burocratici, “è previsto lo scambio di informazione tra autorità anticorruzione, procure e tribunali amministrativi regionali”. La seconda parte del provvedimento riguarda invece i “delitti di falsa comunicazione sociale”, quindi le aziende private, con norme particolarmente rigide per quanto concerne quelle quotate in Borsa. Alle altre infatti viene concessa la “non punibilità per fatti di lieve entità”.

Quale onesto cittadino può essere contrario alla lotta contro la corruzione, il voto di scambio, il falso in bilancio e il riciclaggio? Evidentemente nessuno. Se fosse questa la posta in gioco, non ci sarebbe proprio nulla da dire salvo sorprendersi per il fatto che finora non esistessero nel nostro ordinamento delle norme al riguardo. Invece è proprio qui che sta il punto. I codici civile e penale nonché altre leggi in vigore già prevedono in modo esauriente sia la definizione che la sanzione di tutti questi reati. Nella misura in cui le nostre cinque polizie e la nostra magistratura fanno la loro parte come si deve, tali nuove norme sono superflue. Nella misura invece in cui né le prime né la seconda sono all’altezza del loro compito, tali nuove norme sono inutili. In un Paese poi in cui scontare la condanna al carcere fino all’ultimo giorno non è la regola bensì l’estrema eccezione, c’è qualcosa di patetico nell’inasprimento delle pene. Per questo non c’è bisogno di alcuna nuova legge: basterebbe la carcerazione senza sconti nel quadro delle leggi che già ci sono. E lo stesso dicasi per quanto concerne le pene pecuniarie che vedono lo Stato sempre inflessibile e infaticabile con il pesce piccolo condannato a pagargli quattro soldi; e sempre  benevolo e spesso meno diligente con lo squalo condannato a pagargli grandi cifre.

In realtà la costante produzione di nuove leggi, che non sostituiscono mai la leggi precedenti ma intervengono su di esse variandole e quindi complicandole, non fa altro che aggravare il già insostenibile groviglio legislativo. Paradossalmente tale groviglio è in effetti il primo brodo di coltura della corruzione. In tutti i settori di maggior peso economico — dai lavori pubblici alle grandi forniture — il groviglio è tale che per procedervi senza forzature occorre sobbarcarsi dei costi e dei tempi da cui derivano gravi distorsioni dei prezzi. Tale stato di cose costituisce una permanente istigazione a delinquere per tutte le parti in causa. Ciò detto, sia merito a chi non vi soggiace, ma da questo non consegue che il porvi rimedio diventi meno urgente. Stando così le cose, la tanto proclamata nuova legge “anti-corruzione” nel migliore dei casi non serve a nulla, e nel peggiore aggiunge ulteriore materia al brodo di coltura di cui si diceva.

Anche se si tratta di una versione attuale delle “grida” di manzoniana memoria,  dal punto di vista del successo politico e dell’eco mediatico fare una nuova legge rende però molto di più. Senza grande fatica se ne possono riempire la bocca sia il governo che i conduttori dei telegiornali. Occorre invece  da un lato legiferare di meno, ma dall’altro governare di più e amministrare meglio. Una conferma impietosa del fallimento dell’attuale modo di affrontare i problemi del Paese viene dalla realtà delle cose così come ce la documentano le statistiche: dati di fatto che almeno ogni tanto riescono a superare, seppur brevemente, lo spettacolo di son et lumière che Palazzo Chigi ci offre ogni giorno senza badare a spese. Oggi avremmo soprattutto bisogno di un colossale processo di delegificazione, che sfociasse in alcuni pochi testi unici, e di una altrettanto colossale riforma delle istituzioni della Repubblica all’insegna dell’autonomia responsabile e del collegamento evidente tra le decisioni sul prelievo fiscale e le decisioni sulla spesa pubblica. Non c’è infatti modo più rapido e migliore per rendere meno onerosa e più efficiente tale spesa. Sarebbe un arduo balzo? Sì, ma visti gli effetti di troppi decenni di politiche dei piccoli passi alternate a politiche dei grandi annunci non seguiti dai fatti, a nostro avviso non c’è altro da fare.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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