La Santa Sede a Expo Milano 2015: una novità non solo assoluta ma anche molto significativa

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 15 aprile 2015

Il padiglione della Santa Sede all’ Esposizione Universale 2015, che tra qualche settimana si aprirà alle porte di Milano, è stato presentato ieri a Roma in Vaticano dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e suo Commissario Generale. E’ la prima volta nell’ormai ultracentenaria storia delle Esposizioni Universali che la Santa Sede vi partecipa scegliendo così di essere presente a un evento storicamente ispirato a un umanesimo laico nel senso più ristretto del termine. Già solo per questo il padiglione merita di fare notizia. Tanto più però merita di farla poiché, almeno a quanto sinora si sa, non c’è un altro punto dell’Esposizione ove si dia altrettanto spazio al contenuto più alto del suo tema, che è quello del convivio, della convivialità, della commensalità e non semplicemente della nutrizione. Sia sotto la pressione di comprensibili interessi dei grandi sponsor, sia a causa della cultura predominante in chi ne ha governato la realizzazione, nell’Esposizione l’accento sulla condivisione del cibo come convivio ha lasciato sempre più spesso il passo all’accento sulla sicurezza alimentare in tutti i suoi aspetti, o al massimo sulla sua qualità gastronomica: aspetti senza dubbio importanti, ma non per questo principali.

“Non di solo Pane. Alla tavola di Dio con gli uomini” è  invece il tema di ben più ampio respiro del padiglione della Santa Sede, ispirato al passo evangelico “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. ”E’ da questa frase del Vangelo”, viene infatti spiegato nel testo che ne illustra il significato, “che si sviluppa il messaggio che la Santa Sede vuole trasmettere attraverso la sua partecipazione a Expo Milano 2015. Il cibo come valore primario nella vita degli uomini, da sempre oggetto di riti, simboli, racconti, calendari e regole ma anche strumento per conoscere la propria identità e costruire relazioni con il mondo, il creato, il tempo e la storia. La Santa Sede vuole concentrare l’attenzione dei visitatori sulla forte rilevanza simbolica dell’operazione del nutrire e sulle potenzialità di sviluppo antropologico che essa racchiude. Potenzialità che sono profondamente sociali e collettive e di cui spesso purtroppo dobbiamo prendere atto per via negativa, come denuncia di inadempienze e di ingiustizie. Il cibo si raffigura quindi non solo come nutrimento per il corpo, ma come gesto del nutrire che diventa pasto e convivium, momento di incontro e di comunione, di educazione e di crescita”. Siamo insomma molte spanne più in alto di quella larga parte dell’Expo che si risolverà in pratica in una semplice fiera internazionale dell’alimentazione per di più stranamente riferita a un pianeta soltanto piano e soltanto vegetale: insomma un pianeta che non c’è. Tra i grandi vari padiglioni tematici che la caratterizzeranno uno è dedicato in via esclusiva al caffè, ma manca quello sull’allevamento;  un altro al clima desertico e un altro alle isole, ma non si è pensato di dedicarne uno alla montagna.

Il padiglione della Santa Sede è un edificio molto lineare di dimensioni relativamente modeste (circa 300 metri quadri di superficie calpestabile interna su un’area di complessivi 747 metri quadri) sulle cui pareti esterne ricorre in latino e nelle più diffuse lingue moderne il passo del Padre Nostro “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Vi verranno tra l’altro esposte due opere di grandi maestri:  l'”Ultima cena” del Tintoretto proveniente dalla chiesa veneziana di San Trovaso e un arazzo fiammingo su disegno di Rubens proveniente dal Museo diocesano di Ancona.

Presentandolo ieri a Roma il cardinale Ravasi ha definito il padiglione “una presenza di eccezione, (…) ‘essenziale’ rispetto alle migliaia di metri quadri dei padiglioni di altri Stati”. E’ costato tre milioni di euro, stanziati in parti uguali dalla Santa Sede, dalla Conferenza Episcopale Italiana, Cei, e dall’arcidiocesi di Milano. In netta contrapposizione con la “cultura dello scarto” ma anche senza nulla concedere a letture neo-marxiste del problema della giustizia e della pace, con la sua presenza all’ExpoMilano2015 “la Santa Sede vuole offrire ai visitatori uno spazio di riflessione attorno alle problematiche che ancora oggi sono connesse all’alimentazione e all’accesso al cibo, mettendo in luce come l’operazione antropologica del nutrire sia al cuore dell’esperienza cristiana e della riflessione culturale e spirituale che ha generato dentro la storia”. Speriamo che anche da altre presenze vengano, seppur da punti di vista diversi, risposte di analogo livello.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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