Il “soccorso” in alto mare dei migranti sui barconi: che cosa ci dicono che sia e che cosa è veramente

Il governo non diventi complice degli scafisti, La Nuova Bussola Quotidiana,17 aprile 2015

Riguardo all’esodo via mare di disperati dalla Libia all’Italia, se si confronta il documentato commento di Gianandrea Gaiani   pubblicato ieri in queste pagine
(cfr. “Spari ai soccorritori, l’Italia umiliata in mare”, Lanuovabq.it, 16.04.2015)  con quanto ne scrivono e ne dicono i maggiori giornali e telegiornali, si ha purtroppo ulteriore conferma di come oggi la stampa più diffusa sia divenuta in Italia un semplice ripetitore di comunicati ufficiali. Si tratta, osserviamo per inciso, di materiali che oggi possono anche avere la forma di video-riprese, peraltro facilmente riconoscibili dallo stemma della polizia che li ha diffusi ( “Carabinieri”, “Guardia Costiera”, “Guardia di Finanza” e così via) che le contrassegna in apertura.

La parola d’ordine ufficiale è “soccorso in mare”. Ed ecco che tutti la ripetono diligentemente come pappagalli bene addestrati senza osar dire ciò che peraltro è chiaro a chiunque consideri le notizie e le immagini con un minimo di attenzione. Non è un soccorso in mare bensì un trasbordo concordato da barconi che, partendo dalle coste libiche e forse anche tunisine,  portano il loro carico di disperati in zone prestabilite, e quindi avvisano via telefono la Guardia Costiera italiana di venirseli a prendere. Concluso il trasbordo o su natanti delle nostre varie polizie o su altri navi che la Guardia Costiera ha sollecitato a intervenire, alla guida dei loro scafisti i barconi tornano là da dove erano venuti. Ogni tanto però qualcosa va storto: qualche barcone naufraga con grandi perdite umane, qualche migrante cade in mare e annega durante il trasbordo, qualche scafista spara colpi di avvertimento se il comandante della nave su cui i migranti trasbordano tenta (come si dovrebbe fare) di trattenere il barcone prendendolo a rimorchio.  Dal  momento infatti che un’imbarcazione abbandonata ma ancora galleggiante costituisce un pericolo per la navigazione, se fosse vero che si tratta del soccorso degli occupanti di un natante non più governabile, potendolo il comandante della nave soccorritrice deve prendere a rimorchio il natante abbandonato oppure provocarne l’affondamento. Invece a quanto si capisce il Mediterraneo diviene talvolta anche teatro di una scena tragicomica  il cui copione il seguente: il comandante della nave soccorritrice, che crede di essere davvero impegnato in un’operazione di soccorso, tenta di prendere a rimorchio il barcone da cui ha ricuperato gli occupanti, ma gli scafisti reagiscono a mano armata.  Trasbordata la loro “merce” umana infatti, essi non intendono affatto venire…salvati ma hanno solo fretta di tornare al più presto là da dove erano venuti. C’è poi c’è l’ambiguo seguito della vicenda in Italia: qui non appena possibile i migranti raccolti in mare vengono di fatto lasciati liberi di sparire dalla scena con grande irritazione dei Paesi nordeuropei verso cui in realtà sono diretti.  Al di là di queste tragicommedie resta il fatto che in questo modo Roma finisce per farsi complice di un traffico di esseri umani organizzato con grandi profitti da grosse organizzazioni criminali.

Quando  c’è della gente in pericolo in mare la si deve ovviamente soccorrere, ma prima si può fare molto perché queste persone non vengano messe in una tale situazione. Come già avemmo modo di scrivere ( si veda in questo stesso sito inserendo nel motore di ricerca interno parole come “migranti” e/o “Libia”. Ndr),  il nostro governo dovrebbe al riguardo prendere adeguate iniziative in sede internazionale perché il traffico intercontinentale di migranti non autorizzati venga contrastato là dove inizia nonché in altri punti-chiave della lunga catena di passaggi di cui si compone. A breve termine si dovrebbe frattanto esigere che l’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati, UNHCR/ACNUR, faccia in Libia la propria parte, che adesso non fa.  L’impresa è difficile ma non impossibile. L’Eni sta continuando a importare gas dalla Libia avendo evidentemente concordato con qualcuno il presidio degli impianti e del tratto di costa libica da cui parte il suo gasdotto sottomarino. Il nostro governo e l’UNHCR/ACNUR potrebbero farsi spiegare dall’Eni come si fa.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Il “soccorso” in alto mare dei migranti sui barconi: che cosa ci dicono che sia e che cosa è veramente

  1. Martino Ghilotti ha detto:

    Segnalo questo interessante libro appena uscito che aiuta a comprendere meglio il fenomeno migratorio al di la’ delle troppe semplificazione strumentalizzazioni: Exodus.I tabù dell’immigraIone.
    Per averne un’idea:
    http://alberwandesi.blogspot.it/2015/03/un-libro-per-conoscere-al-di-la_21.html

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