Expo 2015: ci sono più stelle in cielo che nella filosofia dei suoi organizzatori

 

“Il giardino che Dio ci ha donato”, l’Expo contro i luoghi comuni, La Nuova Bussola Quotidiana, 2 maggio 2015

Insieme all’ assenza del presidente della Repubblica e all’allestimento minimalista e un po’approssimativo della cerimonia, il modesto discorso del premier Renzi ha contribuito a rendere quanto mai feriale la festa di inaugurazione dell’Expo 2015, che ha avuto luogo ieri  sotto un cielo rannuvolato e piovoso che spegneva i colori altrimenti vivaci delle bandiere e dei padiglioni. Più che alla platea internazionale delle delegazioni dei Paesi partecipanti, convenute da ogni parte del mondo, per tono e per argomenti il discorso del premier sarebbe stato adatto a una grande tavolata di tecnici e di maestranze del cantiere della grande area espositiva riuniti per celebrare con un bel pranzo la fine dei lavori del cantiere. Si stava inaugurando un’Esposizione Universale, ma sembrava quasi che Renzi non se ne ricordasse. Dopo aver ringraziato confidenzialmente il suo amico “Beppe” (Nota per i non addetti ai lavori: il direttore generale dell’Expo Giuseppe Sala), il premier si è profuso in via esclusiva in un discorso di lode di chi ha costruito il sito espositivo nonché degli italiani, dell’Italia e della sua cultura, non solo patrimonio del passato ma anche risorsa del futuro e dunque garanzia delle nostre magnifiche sorti e progressive. In precedenza due cori, uno di coristi attempati e canuti e l’altro di scolaretti in grembiule bianco, avevano cantato “Fratelli d’Italia”, il nostro infelice inno nazionale. Sfortunatamente la sua lugubre conclusione (“Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”) fa però a pugni col tema dell’Expo. Allora i registi della cerimonia, se da un lato hanno lasciato intonsa la versione affidata al coro degli anziani — evidentemente ormai ritenuti dei vuoti a perdere – agli scolaretti hanno fatto concludere il canto con un bel “Siam pronti alla vita, l’Italia chiamò”, su cui poi Renzi ha opportunamente ricamato. C’è da domandarsi che cosa avranno potuto capire e quale idea si saranno fatte della politica italiana le delegazioni del Turkmenistan o delle isole Vanuatu, tanto per fare qualche esempio.

Di tutt’altro livello e di tutt’altra ampiezza di orizzonti è stato invece il messaggio di Papa Francesco, videotrasmesso alle 12,30, in apertura della cerimonia. Indicando nell’Esposizione Universale “un’occasione propizia per globalizzare la solidarietà” il Papa ha incentrato il suo intervento sulla centralità della persona. Il tema dell’Esposizione, ha sottolineato, è astratto se non passa attraverso lo sguardo rivolto non all’umanità in generale bensì ai “volti” delle persone. I milioni di persone che ancora patiscono la fame o sono malnutrite non sono numeri ma volti. Occorre impegnarsi tutti in un progetto di solidarietà ispirato al “rispetto per ogni uomo” evitando di abusare della terra che è “il giardino che Dio ci ha affidato”. E’ questo uno dei punti-chiave del messaggio che di certo verrà ampiamente censurato. Si scontra infatti frontalmente con l’idea, tipica dell’ideologia “verde”, dell’uomo come intruso nella natura, come elemento perturbatore che squilibra, che lascia “impronte”, e che quindi farebbe bene possibilmente a sparire, ma in ogni caso a muoversi nel mondo in punta di piedi. Ha concluso poi che è dall’amore di Dio che viene la vera “energia per la vita”: un’altra affermazione che possiamo essere certi verrà ripresa da pochi.

In tale prospettiva il padiglione della Santa Sede, allestito a cura del cardinale Gian Franco Ravasi, è a mio avviso una tappa di rigore per chi vorrà visitare l’Expo senza…lasciarsi trascinare dalla corrente. “Non di solo Pane. Alla tavola di Dio con gli uomini” è  infatti il tema del padiglione, ispirato al passo evangelico “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Nel testo ufficiale che ne illustra il contenuto si spiega che è da questa frase del Vangelo “che si sviluppa il messaggio che la Santa Sede vuole trasmettere attraverso la sua partecipazione a Expo Milano 2015. Il cibo come valore primario nella vita degli uomini, (…) strumento per conoscere la propria identità e costruire relazioni con il mondo, il creato, il tempo e la storia. (…) Il cibo si raffigura quindi non solo come nutrimento per il corpo, ma come gesto del nutrire che diventa pasto e convivium, momento di incontro e di comunione, di educazione e di crescita”.

Nel padiglione verranno tra l’altro esposte due opere di grandi maestri: all’inizio l'”Ultima cena” del Tintoretto proveniente dalla chiesa veneziana di San Trovaso e in seguito un arazzo fiammingo su disegno di Rubens proveniente dal Museo diocesano di Ancona. In netta contrapposizione con la “cultura dello scarto” ma anche senza nulla concedere a letture neo-marxiste del problema della giustizia e della pace, “la Santa Sede vuole offrire ai visitatori uno spazio di riflessione attorno alle problematiche che ancora oggi sono connesse all’alimentazione e all’accesso al cibo, mettendo in luce come l’operazione antropologica del nutrire sia al cuore dell’esperienza cristiana e della riflessione culturale e spirituale che ha generato dentro la storia”.  La presenza ufficiale della Chiesa all’Esposizione viene poi completata da uno spazio specifico della Caritas che aiuta a ricordare un dato di fatto: nessuno è tanto impegnato al mondo nella lotta contro la fame quanto i cristiani.  D’altra parte Chi ha ammonito che “Non di solo pane vive l’uomo…” è lo stesso che per sfamare la folla che lo seguiva miracolosamente moltiplicò pani e pesci.

Senza dubbio ci sono più stelle in cielo che nella filosofia degli organizzatori dell’Esposizione. Perciò si può essere certi che molto di quanto verrà presentato all’Esposizione andrà anche oltre quei limiti. E in ogni caso non trovano comunque la minima giustificazione le proteste violente di anarchici che ieri pomeriggio a Milano, devastando strade, rompendo vetrine e incendiando auto tra Porta Ticinese e Porta Genova hanno provocato centinaia di migliaia di euro di danni sia a privati cittadini che alle amministrazioni pubbliche.

Tutto il buono che c’è nell’Expo si potrà però cogliere solo a patto che la visita sia un gesto consapevole, dunque critico. Dopo aver privilegiato in tutta la misura del possibile visioni del mondo che censurano il senso religioso, la società che gestisce l’evento ha poi…scoperto in Italia le parrocchie come promettenti centri di vendita di biglietti d’ingresso all’Esposizione (il cui sito espositivo si trova peraltro non nella città da cui prende nome ma a Rho e Pero, due comuni ad essa limitrofi). Poco male in fin dei conti purché non ne derivi in coloro che si avvarranno di tale canale d’acquisto l’ingiustificato convincimento che si tratti di qualcosa di vicino alla visione del mondo cristiana. L’Expo merita insomma una visita purché però sia progettata in modo consapevole e non subalterno alla cultura corrente.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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