La riforma dell’Ue secondo il piano dei Cinque: un altro colpo a una democrazia già vacillante

Ecco i 5  che manovrano per un super Stato europeo, La Nuova Bussola Quotidiana, 23 giugno 2015

Sulla scena europea la vera posta in gioco non è l’eventuale bancarotta della Grecia, un temporale mascherato da tempesta di cui non a caso le Borse (a partire da quella di Atene) non si preoccupano. La vera posta in gioco è piuttosto la battaglia che sta iniziando per la riforma delle istituzioni europee. Anche se il nostro governo dà l’impressione di non accorgersene, ossequiosamente seguito dai giornali e telegiornali di maggior peso, è su questo terreno che si sta per combattere la battaglia che davvero conta. Londra intende presentare all’ormai imminente vertice dei capi di stato e di governo dell’Unione una sua proposta in merito, che in queste ultime settimane Cameron si è recato  a preannunciare in quasi tutte le capitali europee ( si veda in questo stesso sito “Da Cameron un assist all’Italia. Saprà approfittarne?”, da La Nuova Bussola Quotidiana, 21 giugno 2015).

Con tale mossa Londra ha giocato d’anticipo mettendo sul tappeto la sua proposta prima  della presentazione ufficiale in quella medesima sede del rapporto dal titolo “Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa” che, come si legge sul sito della Commissione Europea, è stato preparato da Jean-Claude Juncker  “in stretta cooperazione con Donald Tusk, Jeroen Dijsselbloem, Mario Draghi e Martin Schulz”.  In modo civettuolo i cinque si firmano soltanto con i loro nomi, ma come è noto si tratta rispettivamente dei presidenti della Commissione, del Consiglio Europeo, dell’Eurogruppo, della Banca  Centrale Europea e infine  del Parlamento Europeo.  Tutto centrato sull’euro come motore di una marcia a tappe forzate verso un super-Stato europeo, il rapporto, già noto come “Documento dei cinque presidenti”,  punta in una direzione ben diversa da quella  che propone la Gran Bretagna, che tra l’altro non solo non fa parte della zona dell’euro ma ha anche firmato i trattati europei con una clausola di riserva in forza della quale si è esclusa a priori dall’eventualità di entrarci.  L’iniziativa dei cinque presidenti la dice lunga sulla sin qui irrefrenabile deriva tecnocratica (per non dire neo-autoritaria) delle istituzioni europee così come sono adesso.  L’ambito più adeguato per avviare il dibattito su un documento del genere, che è tipicamente politico, sarebbe il Parlamento Europeo, che è l’unica istituzione europea  legittimata dal suffragio diretto dei cittadini. E resta anche da domandarsi se un gruppo autonominato di grandi notabili, come sono i suoi firmatari,  avrebbe titolo di presentarlo.  I cinque invece, uno dei quali è per di più il presidente del Parlamento Europeo, non hanno esitato un attimo a rivolgersi direttamente al Consiglio dei capi di stato e di governo. D’altra parte già la semplice lettura del  sommario del rapporto la dice lunga sulla filosofia politica dei suoi autori. Dei cinque punti in cui il rapporto si articola  quello relativo alla “Responsabilità democratica, legittimità e rafforzamento istituzionale” è l’ultimo. I temi degli altri quattro sono nell’ordine:

  1. Caratteristiche di un’Unione economica e monetaria approfondita, autentica ed equa;
  2. Verso l’Unione economica: convergenza, prosperità e coesione sociale;
  3. Verso l’Unione finanziaria: un sistema finanziario integrato per un’economia integrata;
  4. Verso l’Unione dei bilanci: un quadro per delle politiche di bilancio sane e integrate.

Per chi voglia saperne di più il rapporto è accessibile in francese, inglese e tedesco sul sito della Commissione. Sin dalla sequenza degli argomenti, dalla scelta dei termini e dall’uso delle maiuscole il sommario dà già ad ogni modo il sentore dell’ispirazione del progetto.  La lettura del documento conferma che, a quanto pare inconsapevoli della  cause sia immediate che profonde della crisi dell’Unione Europea, i suoi autori insistono a proporre come via d’uscita il traguardo della sua trasformazione in un  super-Stato con scarsa se non nulla legittimazione democratica e con gli Stati membri ridotti a  prefetture di Bruxelles (o più esattamente di Berlino).  Forse sarebbe il caso di  preoccuparsene.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a La riforma dell’Ue secondo il piano dei Cinque: un altro colpo a una democrazia già vacillante

  1. francesco taddei ha detto:

    la scelta di tre lingue la dice lunga sul peso dell’italia membro fondatore. nel nostro paese siamo ubriachi dell’idea che un superstato possa essere il bene assoluto: presidente napolitano, tutti i partiti e giornalisti di sinistra. nella sua ignoranza è proprio la lega che più si avvicina alle proposte inglesi. ma la nostra voglia di esterofilia ormai ci ammorba tutti, abbiamo rinunciato alla battaglia per la difesa dell’italiano nelle istituzioni europee, lo cancelliamo nell’uso quotidiano perché ci ricorda le nostre troppo umili origini contadine, gli altri paesi esportano la loro lingua all’estero noi la svalutiamo con l’esterofilia. è la stessa ragione per cui gli italiani sbavano per il superstato: gli altri devono lavorare al posto nostro. i meridionali vogliono che lo stato pensi a loro, i padani vogliono più autonomia. il mondo è quello che è: sistema i conti e investi (anche in armi) e sarai ascoltato di più. per oi la colpa è sempre degli altri ma un’esame di coscienza e un’assunzione di responsabilità mai.

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