Matteo Salvini, il logos e la ruspa

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 26 giugno 2015

Nel lentissimo travaglio che caratterizza l’ormai pluridecennale crisi del sistema politico italiano alcune novità di rilievo stanno maturando nell’area di centro-destra. L’esito delle recenti elezioni regionali e comunali, non felice per il PD di Matteo Renzi, è stato invece di qualche conforto per  Matteo Salvini, impegnato nella spregiudicata  trasformazione della Lega Nord in un partito nazionale, anzi neo-nazionalista, largamente ispirato al modello francese del Front National di Marine Le Pen. Che cosa tutto ciò abbia a che vedere con l’originario progetto politico della Lega Nord resta un mistero, almeno per un osservatore esterno. Non però per il suo elettorato storico, rimastogli in larga misura fedele, mentre nuovi consensi le pervengono da elettori che sin qui votavano altrimenti. Fatto sta che dai sondaggi risulta che alla scala nazionale nelle intenzioni di voto la Lega segue attualmente a breve distanza Forza Italia, la prima essendo in ascesa e la seconda invece in declino. Non è detto tuttavia che le cose continuino ancora a lungo al medesimo passo. Può darsi che la Lega abbia già raccolto tutti i consensi possibili per un partito del genere, e che analogamente Forza Italia abbia ormai perso tutti i consensi che poteva perdere. In tale ipotesi sia all’una che all’altra può convenire un’alleanza politica alla scala nazionale secondo una formula che ha dato buoni esiti in sede regionale. Lunedì scorso Salvini e Berlusconi si sono incontrati a porte chiuse. Nel corso del colloquio, durato tre ore, sembra abbiano cominciato a definire una possibile piattaforma programmatica comune. Secondo Salvini, intervistato poi da Il Giornale, tra Lega e Forza Italia “c’è l’accordo su come affrontare Europa, immigrazione, tasse, lavoro”; e così pure sulla necessità di “ridiscutere i trattati: Schengen, Maastricht, Dublino. Ora la Lega non è più sola a combattere contro un’Europa sbagliata e una moneta sbagliata”. C’è accordo anche sull’idea di stabilire per le imprese un’imposta fissa (flat tax). “Berlusconi”, ha aggiunto Salvini, “dice di fissarla a 20 per cento, noi al 15, ma sono dettagli”.

Mentre tutto si sa di Berlusconi, diventa a questo punto utile sapere qualcosa di più di Salvini. Nato a Milano nel 1973, diploma liceale e poi studi universitari presto interrotti, Matteo Salvini, cronista del quotidiano La Padania, consigliere comunale e quindi europarlamentare, è un politico di professione. Diventa leader della Lega Nord nel 2013, quando il partito fondato da Umberto Bossi sembrava irreparabilmente sulla via del declino, e riesce a farlo riprendere. L’uomo è quello che in dialetto lombardo si direbbe un “ganassa”, con un desiderio di autoaffermazione evidente e smisurato. Sarebbe però un errore, oltre che un pericoloso equivoco, credere che sia una testa vuota. Chi ha successo in politica, dove tutti corrono per arrivare primi, può avere ogni altro difetto (anche grave) ma non è mai uno stupido. Con abilità e senza scrupoli Salvini punta a raccogliere il consenso dell’elettorato che fa al caso suo; e per questo non gli importa nulla di scandalizzare il resto del mondo. Un suo tipico argomento  è la ruspa, che secondo i casi egli indica come lo strumento più adatto per liberare le città italiane dai campi dei rom oppure per liberare l’Italia da Matteo Renzi. Alcuni suoi sostenitori si sono precipitati a far fare delle magliette su cui campeggia una ruspa, che nei comizi di Salvini vanno a ruba. Rendendosi però conto che brandendo la ruspa si raccolgono i consensi di un certo elettorato ma poi si rischia di  non andare oltre, Salvini si è di recente dotato anche di un “think tank” e di una rivista di riflessione politica che sin dal suo nome,  Logos, segna una forte distanza da quella filosofia della ruspa di cui si diceva. Il “think tank”, composto di professori universitari e di altri autorevoli esperti, è affidato al coordinamento di Giuseppe Valditara, ordinario di diritto romano all’università di Torino. Milanese, 54 anni, già senatore e già vicino a Gianfranco Fini, Valditara, studioso tra l’altro del pensiero di Gianfranco Miglio, aveva avuto una prossimità con la Lega Nord delle origini. Con Valditara in un certo senso la Lega di Salvini ritrova insomma anche qualche legame con quella di Umberto Bossi. Resta poi da vedere quanto spazio nella sua futura azione politica Matteo Salvini darà al Logos e quanto alla ruspa. Nella misura in cui l’uomo è destinato a restare da protagonista sulla scena politica della vicina Repubblica, ci si deve augurare che la seconda lasci il posto al primo, se non sempre almeno il più spesso possibile.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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