Ogm sì, Ogm no: lasciare che a decidere sia il consumatore

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 17 luglio 2015

Credo valga la pena di tenere tempestivamente conto anche a queste latitudini che nell’Unione Europea è in atto un processo di superamento del divieto di coltivare organismi geneticamente modificati (o più brevemente Ogm). In effetti si tratta di un divieto che appunto era stato in sostanza introdotto soltanto nell’Unione Europea. Alla scala planetaria, cui oggi più che mai si pone la questione agricola e agro-alimentare, l’alternativa Ogm sì / Ogm no in effetti non si pone. Nella maggior parte delle aree modernamente coltivate del mondo si seminano e si raccolgono Ogm. Anche per questo se tali essenze fossero davvero una specie di peste della vegetazione l’epidemia di tale peste starebbe già infuriando. Ciò conferma che si può non essere favorevoli agli Ogm per ragioni di ordine politico e culturale (ed è questo ad esempio il nostro caso), ma non per una loro eventuale nocività della quale non esiste la minima prova..

In sede di Unione Europea negli ultimi 15 anni sono stati spesi 70 milioni di euro in 81 progetti di specifica ricerca che hanno portato alle conclusioni così ufficialmente riassunte in una comunicazione di Pierre Busquin, Commissario europeo per la Ricerca: “La ricerca sugli Ogm e sui prodotti da essi derivati e messi in commercio, realizzata secondo le correnti procedure di accertamento del rischio, non ha messo in luce alcun nuovo rischio per la salute umana e per l’ambiente. Inoltre l’impiego di tecnologie più accurate e una maggiore precisione dei regolamenti che li riguardano li rendono anche più sicuri delle essenze vegetali e degli alimenti tradizionali. Se poi avessero effetti imprevisti sull’ambiente – e sin qui non se ne sono verificati – i controlli di cui già gli Ogm sono oggetto li farebbero immediatamente rilevare. D’altro canto i benefici che da queste essenze vegetali e da questi prodotti vengono alla salute umana e all’ambiente divengono sempre più evidenti”.

Sulla base di tali conclusioni nello scorso gennaio è entrata in vigore una direttiva della Commissione Europea che rimanda agli Stati membri la scelta se permettere o no la coltivazione di Ogm sul loro rispettivo territorio (la loro importazione dall’esterno dell’Unione è invece da tempo un dato di fatto irrefrenabile) . Con questo si apre evidentemente un periodo di grandi scontri e anche di grande confusione che tuttavia non potrà che sfociare nell’apertura agli Ogm dell’intera Unione Europea. Essendo questa un mercato ormai completamente unificato, nessuno Stato potrà a lungo difendere la sua eventuale decisione di continuare a vietare la coltivazione degli Ogm sul proprio territorio. Lo scorso 24 aprile la Commissione Europea ha poi dato via libera all’autorizzazione di 19 Ogm ( (tre tipi di mais, cinque di soia, due di colza, sette di cotone e due fiori ornamentali recisi). L’autorizzazione vale per dieci anni e tutti i prodotti derivati  da tali  Ogm saranno sottoposti a specifiche regole di tracciabilità e di etichettatura.

Tutto questo significa che nell’Unione Europea, senza più sperare che la legge li protegga dalla concorrenza degli Ogm,  gli agricoltori artigiani di qualità, gli agricoltori biologici, i produttori di alimenti con una forte connotazione tenico-culturale  (come ad esempio i formaggi d’alpe) devono stare sul mercato facendo innanzitutto leva sui motivi che giustificano il maggior prezzo del loro prodotto e convincendo il consumatore che tale maggior prezzo merita di venire sopportato. Ciò vale analogamente anche per i Paesi per i quali l’Unione Europea è il maggiore partner economico. L’apertura generale dell’Ue alla coltivazione degli Ogm non avverrà di certo in un giorno, ma appunto è inevitabile. Conviene però usare attivamente della fase di transizione che sta iniziando per creare per tempo le condizioni necessarie perché alle essenze geneticamente non modificate e ai prodotti che ne derivano sia garantito tutto lo spazio che meritano di avere. Con riguardo ai criteri e al significato di tale operazione – osserviamo concludendo – a nostro avviso la via maestra sono le pagine che papa Francesco dedica alla questione nella sua recentissima enciclica “Laudato si’”. Al di là delle incompetenti o interessate distorsioni di cui sono state oggetto su molti media, tali pagine sono una piccola “Magna Carta” per l’affronto della questione.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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