Casale San Nicola, ovvero quando il problema non sono i profughi ma un governo che non sa governare e una pubblica amministrazione che non sa gestire le emergenze

La  mala gestione e non il razzismo è nemica dei profughi, La Nuova Bussola Quotidiana, 18 luglio 2015

Gli incidenti di ieri a Casale San Nicola, quartiere della periferia nord di Roma, dove gli scontri fra polizia e abitanti del luogo sono sfociati in veri e propri episodi di guerriglia urbana, sono e saranno sempre più spunto, come è di rigore in circostanze del genere, per un’abbuffata di luoghi comuni “politically correct”. Se invece i grandi media non fossero, come invece si sono ridotti a essere, la coda scodinzolante dell’ordine politico costituito, allora dovrebbero impegnarsi a capire e  a spiegare al loro pubblico come mai si stia arrivando a episodi di esasperazione popolare di questo genere. E se l’impegno a capire fosse autentico non faticherebbero molto a rendersi conto che i primi responsabili di tali eventi non sono i rivoltosi bensì un governo che non sa governare nonché un’amministrazione statale che non sa amministrare.

Nel nostro Paese gli immigrati stranieri sono circa l’8 per cento della popolazione. In Svizzera, tanto per fare l’esempio di un Paese vicino a noi,  sono invece circa il 25 per cento (il che significa che in parecchi comuni costituiscono la maggioranza della popolazione). Come mai allora da noi, che amiamo credere di essere tanto buoni, succedono cose come quelle accadute ieri a Casale San Nicola, mentre in Svizzera, che secondo certi abusati luoghi comuni sarebbe un mondo chiuso, incidenti del genere sono semplicemente inimmaginabili. La risposta non sta solo nel fatto che ancora una volta i luoghi comuni non corrispondono affatto alla realtà, ma anche appunto nella capacità o meno di governare e di amministrare. Un governo e una pubblica amministrazione incapaci rendono un popolo peggiore di quello che sarebbe, e viceversa un governo e una pubblica amministrazione capaci lo rendono migliore. Già basta a capirlo il confronto con l’analogo episodio avvenuto a Quinto di Treviso, dove le autorità locali sono riuscite a concordare il trasferimento pacifico degli immigrati in una caserma inutilizzata non lontana dalla loro prima destinazione. La protesta era cominciata quando a Quinto di Treviso (un comune di meno di 10 mila abitanti ) sono giunti 101 profughi africani, scortati dalle forze dell’ordine, che per ordine del prefetto avrebbero dovuto essere sistemati in uno stabile composto di circa 50 appartamenti, in  alloggi sfitti requisiti per l’occasione. Non si può non dare ragione al presidente del Veneto, Luca Zaia, il quale, giunto sul posto, ha sollecitato il loro trasferimento osservando tra l’altro che non è ragionevole “mettere un centinaio di persone immigrate -che non sanno nulla del Veneto e delle quali non sappiamo nulla — in un condominio accanto a famiglie con bambini piccoli”. E’ poi comprensibile che gli abitanti dello stabile temano il possibile crollo del valore delle loro case, e i problemi di ordine pubblico e sicurezza che gli inattesi vicini possono causare anche loro malgrado. La responsabilità di tutto ciò – lo ribadiamo – è innanzitutto non degli spaventati condomini ma di chi ha organizzato questa maldestra operazione, alla quale per iniziativa del sindaco del luogo e del presidente veneto sembra si stia riuscendo a rimediare. Altrettanto maldestra era l’operazione avviata a Casale San Nicola in Roma dove 250 famiglie, circa 400 persone, si potrebbero trovare con circa 100 profughi alloggiati in quella che era la scuola, oggi chiusa, del piccolo quartiere.  Diversamente che nel Veneto a Roma è mancata (e non ci se ne sorprende) la mediazione delle autorità locali, e quindi si è arrivati allo scontro diretto tra abitanti e forze dell’ordine.

Preferiamo credere che tutto ciò stia accadendo per incapacità ma in buona fede. Altrimenti dovremmo pensare di essere di fronte non a operazioni maldestre bensì al piano machiavellico di qualcuno che deliberatamente sta lavorando per provocare reazioni xenofobe e poi strumentalizzarle per fini inconfessati. Dare un tetto a immigrati irregolari in fase di verifica del loro diritto all’asilo senza che ciò inneschi reazioni ostili negli abitanti delle zone interessate non è qualcosa di impossibile. Si tratta però di un’operazione complessa che va preparata attentamente e che va poi gestita con attenzione. Nel nostro Paese invece è tutta una girandola di rimpalli da un livello di governo all’altro, di scontri fra istituzioni, di echi mediatici inesperti e casuali. Ed è soprattutto tutta una girandola di irresponsabilità e di improvvisazione di cui rivolte locali come quella di Casale San Nicola sono un esito così prevedibile che c’è appunto da domandarsi se non sia voluto.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Casale San Nicola, ovvero quando il problema non sono i profughi ma un governo che non sa governare e una pubblica amministrazione che non sa gestire le emergenze

  1. Non si può non concordare. Del resto l’improvvisazione delle soluzioni è un dato permanente dei governi italici e dell’amministrazione, sempre e comunque impreparata di fronte ad eventi ormai assolutamente prevedibili e strutturali come l’emigrazione dalle coste africane. Non dovrebbe essere un’impresa titanica organizzare nei vari territori di destinazione strutture di accoglienza e passaggio dignitose individuate e allestite in accordo con le autorità locali e non imposte manu militari.

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