Papa Francesco e i migranti: che cosa dice e che cosa gli fanno dire

 Critiche infondate di Ostellino a Papa Francesco, La Nuova Bussola Quotidiana, 21 agosto 2015

In nome di un’”etica della responsabilità”, che nulla avrebbe a che vedere con l’etica cristiana, di recente  la “dottrina dell’accoglienza” di Papa Francesco è stata posta sotto accusa. In particolare si è molto parlato con esecrazione del fatto che il Papa avrebbe detto tout court che la mancata accoglienza dei migranti che attraversano il Mediterraneo su imbarcazioni precarie diretti verso l’Unione Europea è un atto di guerra, anzi un omicidio.

Purtroppo, come anche questo episodio conferma, all’odierna grande facilità di accesso alle fonti delle notizie molto spesso corrisponde una grande incompetenza o malafede di chi poi le diffonde. Il risultato finale finisce quindi per assai peggiore di quanto fosse quando le fonti erano molto meno numerose e molto meno facilmente raggiungibili. In primo luogo dunque ricostruiamo i fatti. Tutto comincia lo scorso 7 agosto quando il Papa incontra a Roma nell’Aula Paolo VI (o Sala Nervi) i partecipanti al congresso del Movimento Eucaristico Giovanile, MEG. Alcuni tra loro gli pongono delle domande. Tra questi un giovane indonesiano di nome Gregorius che gli pone il problema del significato dei conflitti e del come affrontarli. Non riprendiamo qui per esteso né la domanda di Gregorius né la risposta del Papa, l’una e l’altra  accessibili a chiunque sul sito Internet della Santa Sede www.vatican.va. Citiamo qui solo il passaggio, poche righe in una trascrizione lunga diverse pagine, su cui è stata montata la polemica. “In una società come la tua”, dice fra le altre cose Francesco a Gregorius, “che ha una cultura con tante culture diverse dentro, si deve cercare l’unità ma nel rispetto di ciascuna identità. Il confitto si risolve con il rispetto delle identità. Noi vediamo, quando guardiamo la tv o sui giornali, conflitti che non si sanno risolvere, e finiscono in guerre: una cultura non tollera l’altra. Pensiamo a quei fratelli nostri Rohingja: sono stati cacciati via da un Paese e da un altro e da un altro, e vanno per mare… Quando arrivano in un porto o su una spiaggia, danno loro un po’ d’acqua o un po’ da mangiare e li cacciano via sul mare. Questo è un conflitto non risolto, e questa è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere.” A questo sarà utile a molti spiegare chi siano i Rohingja. Si tratta di una minoranza etnica particolarmente discriminata che vive a cavallo dei confini tra Bangladesh e Myanmar (Birmania). Negli ultimi anni, in cerca di un futuro migliore, venendo tutto ciò che hanno molti di loro si mettono in mare su imbarcazioni di fortuna con la speranza di approdare e trovare accoglienza in Thailandia, o in Malesia o in Indonesia. I governi di questi Paesi invece impediscono loro di approdare e, dopo averli talvolta riforniti di acqua e di viveri, impongono che si dirigano affrontando l’oceano verso le lontane isole Andamane, che sono sotto la sovranità dell’India. In questo girovagare buona parte di questi infelici muore di fame e di stenti.

Al di là del fatto che in entrambi i casi si tratta di migrazioni spontanee via mare, i due episodi sono del tutto diversi. Altro è il contesto, altro è l’atteggiamento dei governi dei Paesi verso cui i migranti si dirigono, altra è l’organizzazione creata sia in mare che in terra ferma per gestire il fenomeno. E innanzitutto il Papa parlava a un giovane indonesiano con riguardo a un problema dell’Indonesia. Prendere perciò di peso le sue parole per applicarle meccanicamente al caso del Mediterraneo è un’operazione del tutto scorretta. Sul caso delle attuali migrazioni dal Nordafrica verso l’Unione Europea Francesco ha già parlato più volte. Se non altro per correttezza professionale è perciò a quanto ha detto in proposito che ci si deve attenere. Se allora si vanno a rileggere le sue parole al riguardo ci si accorge che ribadisce il dovere del soccorso e dell’ospitalità, ma non entra affatto  nel merito di che cosa l’autorità civile dovrebbe fare per dare soluzione stabile al bisogno di sicurezza e di lavoro di queste persone. E’ dunque solo ignorando i fatti e parlando per sentito dire che si può giungere a conclusioni come quelle cui ad esempio giunge Piero Ostellino nel suo corsivo “Il Papa predica un mondo che non c’è” (Il Giornale, 17 agosto 2015, accessibile via Internet sul sito del quotidiano).” Ciò che separa la predicazione pontificia della «dottrina dell’accoglienza» (degli immigrati) dalle istituzioni pubbliche italiane, apparentemente sorde a tale dottrina”, scrive Ostellino, “si chiama etica della responsabilità. È, cioè, il calcolo dei costi economici e sociali che le istituzioni fanno dell’adesione alla dottrina dell’accoglienza e, al tempo stesso, la constatazione dell’indifferenza del Papa per tali costi. Papa Francesco se ne frega dei costi perché proietta apparentemente la remunerazione morale dell’adesione alla dottrina in quella entità metafisica che chiamiamo Paradiso. Le istituzioni pubbliche non possono fregarsene perché a fondamento della politica c’è, appunto, l’etica della responsabilità, il laico e realistico calcolo delle conseguenze delle proprie azioni”. C’è qualcosa quasi di patetico nell’accusa di mancanza di senso di responsabilità rivolta a un soggetto, la Chiesa, che esiste da oltre duemila anni. Al di là di questo sta poi la confusione tra il dovere del pronto soccorso e dell’ospitalità, su cui speriamo che anche Ostellino sia d’accordo, e la soluzione stabile di cui si diceva, la quale compete all’autorità civile e che non  passa affatto necessariamente per l’insediamento definitivo delle persone soccorse sul territorio del Paese dei soccorritori; né il Papa l’ha mai preteso. Può anche essere  così, ma non lo è di diritto. Altrimenti, come aveva avuto modo di scrivere il compianto cardinale Biffi, il diritto all’invasione prenderebbe il posto del dovere dell’accoglienza. Se lo capiamo noi che essendo gente di fede siamo perciò un po’ tonti come mai non  lo capisce un intellettuale di profonda cultura illuministica, dunque ipso facto un asso in quanto a uso della ragione? E’ che purtroppo è questo il grande limite dell’illuminismo: è un pensiero così acuto che  spesso attraversa in un lampo la realtà e poi ne casca fuori  nel vuoto senza accorgersi di ciò che ha attraversato.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Papa Francesco e i migranti: che cosa dice e che cosa gli fanno dire

  1. Carlo Martinelli ha detto:

    Egregio esperto in tuttologia, lei mi sembra proprio un “aficionado” del moroteo pensiero, riassumibile nel famoso aforisma delle “convergenze parallele”. Le concedo tutto quel che vuole sulla disamina dell’articolo di Ostellino, compresa soprattutto la manipolazione delle parole del santo Padre sull’emigrazione via mare dell’infelice popolo dei Rohingja per attribuirle scorrettamente a quella del nord Africa, ma cercare la “quadratura del cerchio” tra la posizione di Papa Francesco sull’esodo impressionante dalle coste nordafricane con quella tenuta dal compianto card. Biffi mi sembra davvero un esercizio di equilibrismo al di là delle più spericolate capacità umane. Il distinguo sottilissimo che lei fa tra “la pretesa” e “il diritto” è veramente un capolavoro di “democristianismo”. Chapeau! Tentare di convincere chi la legge che possa esserci una concrdanza tra i due alti esponenti della Chiesa Cattolica, perché l’attuale non ha mai detto esplicitamente che i migranti devono essere collocati nel territorio del paese soccorritore, per evidenziare, ergo, una sostanziale concordanza con l’illustre secondo, che ha sempre visto con chiarezza e in abbondante anticipo il pericolo dell’invasione, prima ancora che si verificasse, come ora si sta verificando, è di una spregiudicatezza intellettuale veramente sopraffina. Ancora sinceri complimenti, la prego di credermi. Voi “ciellini” siete davvero forti! Lei in particolare. Lo dico con convinzione e con una punta di invidia. Perché non sarei mai capace di tanto ardimento. La realtà è che a questo Papa non frega niente delle conseguenze dei suoi pronunciamenti e dei suoi comportamenti mediatici sull’immigrazione. Non si pone minimamente il problema di dove vada a collocarsi stabilmente questa interminabile marea umana. Francesco è “un bulldozer” o “una ruspa” (altro che Salvini!), che non si cura minimamente di cosa o di chi deve travolgere per affermare i suoi obiettivi. A questo, come ai suoi pretoriani, non frega nulla di stracciare il CCC, il Catechismo della Chiesa Cattolica, l’art. 2241 per la precisione, che declina il problema “immigrazione” in modo assolutamente opposto a come Francesco e ai suoi seguaci lo predicano, come del resto lei sa benissimo, ma non può dire per non diventare un altro giornalista ostracizzato, come è già avvenuto. E non solo con gente della stampa. Nel Catechismo si fa esplicito riferimento a un’accoglienza “nella misura del possibile”, di “un bene comune” (dei migranti e degli italiani, quindi), “di cui i politici devon esser responsabili” (sic!), “delle diverse condizioni giuridiche a cui è subordinata l’accoglienza” (non a tutti indistintamente, perciò), “del rispetto, della riconoscenza, dell’osservanza delle leggi del Paese ospitante e del contributo ai suoi oneri da parte di chi è accolto”. Francesco e i suoi accoliti non han mai detto una parola su tutto ciò, mutilando così la Dottrina Cattolica a loro piacimento, e quindi tradendola. Dimenticandosi completamente di tutti quei numerosi italiani e italiane che avevan diritto ad esser compresi, consolati e difesi per tutti quei torti subiti da una canea di forsennati delinquenti d’oltremare. Basta leggere la cronaca quotidiana per documentarsi. Si vede che in Vaticano non si leggono giornali dozzinali che riportano i grevi fatti di tutti i giorni. Mi vien da ridere – per non piangere – perché a seguito di un eclatante recidiva malefatta di un noto extracomunitario cittadino, il card. Betori di Firenze si è pronunciato per il ristabilimento della dignità e della sicurezza dei luoghi. A novembre, infatti, la città sarà visitata dal santo Padre. E una parolina sui continui precedenti reati, no? Speriamo che Francesco faccia la trottola almeno nelle più importanti città d’Italia. Sto diventando un assiduo devoto di san Vincenzo di Lérins che coniò questa massima audace: “Alcuni papi Dio li dona, altri li tollera, altri ancora li infligge”. Se l’umanità ha senz’altro tradito la Chiesa, ora è la Chiesa di Francesco che sta tradendo l’umanità. Si conservi e sia cauto, mi raccomando.

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