Matteo Renzi al Meeting di Rimini: le parole, i silenzi e i fatti

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 26 agosto 2015

Concluse le sue vacanze estive, il capo del governo italiano, Matteo Renzi, si è riaffacciato ieri alla ribalta della vita pubblica visitando in rapida successione Rimini, dove è stato ospite del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, quindi Pesaro dove ha parlato nel locale teatro Rossini, e infine L’Aquila. Qui però il programma della visita è stato sconvolto da manifestazioni di protesta indette da gruppi neo-anarchici contrari ai modi della ricostruzione post-terremoto della città, alla ricerca di giacimenti di petrolio al largo delle coste abruzzesi nonché alla costruzione di un nuovo gasdotto attraverso il territorio della regione. L’incontro con le autorità locali nella sede del Comune è stato annullato essendo l’edificio stretto d’assedio dai manifestanti. Ha poi avuto luogo al Gran Sasso Science Institute per liberare l’accesso al quale le forze di polizia hanno effettuato delle “cariche di alleggerimento”. A Pesaro Renzi ha in pratica completato il discorso programmatico che aveva iniziato a Rimini, mentre per ovvi motivi non si hanno dettagliate notizie di quando ha detto all’Aquila, dove era andato ad annunciare che il suo governo ha stanziato 5 miliardi di euro per il restauro del centro storico colpito dal terremoto del 2009 e tuttora mezzo in rovina.
Cordialmente accolto e ascoltato da una folla di circa 5 mila persone, a Rimini il capo del governo italiano ha preso la parola sul tema “L’Italia e la sfida del mondo”. L’argomento propostogli, in ogni caso importante e di ampio respiro, era stato forse anche scelto diplomaticamente per consentirgli di non toccare la questione del “gender” e delle “unioni civili” tra omosessuali, materia nella quale la posizione sua e del suo governo contrastano con quella della Chiesa e quindi del movimento ecclesiale che promuove il Meeting. Renzi era chiamato a rispondere alle seguenti quattro domande postegli dal presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini:1) il suo governo è disposto, facendo riferimento all’ideale personalista, a rilanciare l’Italia puntando in primo luogo alla valorizzazione delle energie e delle risorse della società e investendo sull’educazione?; 2) L’Italia ha molto da dare all’Europa: il governo Renzi è disposto a impegnarsi in tal senso andando oltre la passività in materia dei governi che l’hanno preceduto?; 3) Il Sud dell’Italia è il Nord del Mediterraneo e potrebbe diventarne un motore di sviluppo: il governo è interessato a cogliere tale occasione anche come modo adeguato per garantire così lo sviluppo del Mezzogiorno?; 4) L’Italia viene spesso criticata per la sua politica estera e mediterranea in particolare, che viene giudicata ambigua mentre in effetti è semplicemente una politica volta alla pace e alla conciliazione: che cosa ne pensa Renzi al riguardo? Dopo aver ricordato le prossimità ideali e le amicizie personali che lo legano all’ambiente da cui nasce il Meeting al di là di ogni altra differenza e distanza in tema di scelte politiche, il capo del governo italiano ha colto l’occasione per delineare non solo il progetto di politica estera del suo governo ma anche il suo programma generale di riforma dello Stato italiano. Il suo punto di partenza è l’idea che nei vent’anni precedenti alla sua entrata in carica il ceto politico italiano si sia esaurito nel braccio di ferro tra berlusconismo e anti-berlusconismo dimenticando i veri problemi del Paese. Perciò tra l’altro l’Italia è rimasta muta e passiva in sede europea mentre l’Unione cresceva e cambiava. Occorre adesso, afferma Renzi, far ricuperare all’Italia i vent’anni così perduti. Una conseguenza particolarmente grave dell’eclissi italiana dalla scena europea è stata lo spostamento incondizionato del suo baricentro verso nord e verso nordest. Si sono così trascurati il Mediterraneo e i Balcani, e si è lasciato crescere un attrito con la Russia che, fermo restando il fermo riferimento agli Stati Uniti (che Renzi definisce la sua “stella polare”), all’Europa non conviene affatto. E ciò non solo e non tanto per motivi economici immediati ma per ragioni di prossimità storica e geo-politica. Renzi guarda poi anche all’Africa come a un continente ricco di futuro cui l’Italia deve prestare maggiore attenzione. “L’Italia può però cambiare l’Europa soltanto se cambia se stessa”, ha continuato il capo del governo italiano, affermando che nella vicina Repubblica, grazie alle riforme cui egli sta mettendo mano, la pressione fiscale diminuirà in modo vistoso e la creatività dal basso della società italiana verrà liberata dal peso dell’eccesso di leggi e di gravami burocratici nonché facilitata da un radicale miglioramento della scuola. A chi vive in Italia un così luminoso orizzonte ancora non appare, ma c’è davvero da augurarsi di venire al più presto smentiti dai fatti.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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