“Giotto, Italia”: occasione da non perdere per riscoprire Giotto senza censure

Con il grande Giotto un impedibile giro d’Italia, La Nuova Bussola Quotidiana, 4 settembre 2015

Si deve risalire fino al 1937 per ritrovare un’altra mostra di dipinti prevalentemente su tavola di Giotto paragonabile a quella appena inaugurata al Palazzo Reale di Milano. Nella mostrain corso a Milano, aperta fino al 10 gennaio 2016, sono tuttavia riunite più opere di quelle che vennero esposte nel 1937. Mai come in questo caso insomma vale pena di dire che “Giotto, Italia” è una mostra da non perdere. Promossa in collegamento con l’Expo di Milano, “Giotto, Italia” è frutto della positiva collaborazione di molti enti e di privati. Decisivo è stato però il contributo di Pietro Petraroia, già sovrintendente e oggi dirigente di Regione Lombardia, che insieme a Serena Romano ne è uno dei curatori. Sono personalmente certo che senza il suo tenace e infaticabile impegno questa straordinaria mostra sarebbe entrata nel già lungo elenco delle occasioni perdute dell’Esposizione Universale di Milano, 2015.
Il pezzo principe della mostra è il polittico Stefaneschi, uscito per la prima volta dai Musei Vaticani, uno dei cinque che si possono così vedere riuniti a Milano: gli altri sono il polittico Baroncelli e quelli di Badia, di Bologna e di Santa Reparata. Esemplare è l’allestimento a cura di Mario Bellini, figura di primo piano dell’architettura italiana contemporanea, professionista lontano dai salotti e perciò in Italia noto al pubblico meno che nel resto del mondo. Nell’allestimento, al servizio di Giotto e non a ingombrante autocelebrazione del suo autore, si sente l’eco della National Art Gallery of Victoria di Melbourne (Australia). Opera insigne di Bellini in campo museale, essa pure notevole per il suo essere tanto imponente quanto rispettosa delle opere che vi sono esposte.
Sarebbe stato bello poter vedere in mostra, oltre al polittico di Bologna, anche l’altra grande opera su tavola di Giotto presente in Alta Italia, ossia il monumentale crocifisso che sovrasta a Rimini l’altare maggiore della cattedrale. Purtroppo la diocesi di Rimini non l’ha prestato perdendo così l’occasione di far scoprire un tesoro della città romagnola sconosciuto anche alla massima parte dei turisti che la frequentano. Una straordinaria sorpresa è la Madonna proveniente dalla sede della Compagnia del SS. Sacramento di Borgo San Lorenzo, il cui sguardo fa venire in mente quello del Cristo di Rublev oggi esposto alla Galleria Tetriakov di Mosca.
Altri più specificamente esperti potranno comunque meglio descrivere il valore artistico della mostra. A me interessa sottolineare qui qualcosa su cui invece di rado i critici e gli storici dell’arte si soffermano, ossia il senso, il significato dell’arte di Giotto non a caso concittadino e contemporaneo di Dante. Con il sommo poeta Dante e con il sommo pittore Giotto culminano una civiltà e una cultura che senza la fede cristiana non si spiegherebbero minimamente. Studiarli e raccontarli ignorando la matrice cristiana della loro arte equivale a togliere alla loro opera qualsiasi spessore, equivale a ridurli a oggetto di un’esperienza estetica senza respiro. Siccome è proprio questo che oggi troppo spesso accade, la mostra di Milano è un’occasione da non perdere per conoscere e far riconoscere il senso dell’opera di Giotto. C’è perciò da augurarsi che singole persone, famiglie, insegnanti con i loro allievi la vadano a vedere in questo spirito.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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