Matteo Renzi e la riscoperta della vocazione mediterranea dell’Italia, o magari no

Taccuino Italiano,Giornale del Popolo, Lugano, 2 ottobre 2015

Memore della cultura politica di Giorgio La Pira, non soltanto suo illustre predecessore nella carica di sindaco di Firenze ma anche argomento della sua tesi di laurea, l’attuale premier italiano, Matteo Renzi, volle da subito indicare il Mediterraneo come una priorità della sua politica estera. Perciò scelse Tunisiquale meta della sua prima visita ufficiale all’estero come capo del governo di Roma ponendo fine con gesto di alto valore simbolico alla tradizione, iniziata da Alcide De Gasperi, che voleva tale meta fosse Washington. Poi alle parole e a quel gesto hanno fatto seguito ben pochi fatti, ma rispetto a tutta la precedente storia della Repubblica Italiana dal 1946 fino ad oggi il suddetto valore simbolico permane in quanto espressione se non altro di un desiderio.
Qualche giorno fa, intervenendo a New York all’assemblea generale delle Nazioni Unite, Renzi ha annunciato che l’Italia è pronta ad assumere un ruolo-guida in un eventuale intervento di pacificazione e di stabilizzazione in Libia. Chi desideri averne un’informazione diretta può raggiungere tramite Internet l’archivio tematico della web tv dell’Onu dove il discorso di Renzi, che dura circa dieci minuti, è conservato anche nella sua originale versione in italiano. Tale disponibilità era stata affermata anche in precedenza, ma il fatto che sia stata ribadita all’assemblea dell’Onu le dà ovviamente ben più peso.
Con la Libia, che fu tra l’altro una sua colonia tra il 1911 e il 1943, l’Italia ha delle relazioni tanto molto antiche quanto tuttora molto consistenti. Un gasdotto dell’Eni, posato sul fondo del mare, collega la Tripolitania con la Sicilia. Grazie ad esso l’Italia importa dalla Libia buona parte del proprio fabbisogno di gas naturale. Malgrado la situazione di sostanziale anarchia in cui la Libia è precipitata dopo la fine del regime del colonnello Gheddafi tali forniture continuano indisturbate e né i pozzi, né i gasdotti dell’Eni hanno subito attacchi e danni. Il…segreto di tale tranquillità è presto detto: è l’Eni che produce e distribuisce l’energia elettrica di cui dispongono le città libiche. Al di là di tutto ciò che le divide, le varie fazioni in lotta hanno perciò un comune interesse: quello di non restare al buio e con i condizionatori spenti.
Benché economicamente sia soprattutto legata all’Europa interna (il suo primo partner commerciale è la Germania), l’Italia è geopoliticamente un Paese mediterraneo. Con la nascita nel 1861 dello Stato unitario italiano sotto l’égida del Piemonte e della Casa di Savoia questa gravitazione naturale è stata contraddetta, ma con pessimi risultati, fra cui in primo luogo il blocco dello sviluppo del Mezzogiorno. Di un’Italia che guarda soltanto verso Nord il Mezzogiorno diventa inevitabilmente una periferia stagnante, il fondo di un vicolo cieco. Si deve invece riconoscere malgrado tutto a Mussolini il merito di aver riscoperto, beninteso a modo suo, l’importanza per l’Italia del Mediterraneo.
La vittoria alleata nella Seconda guerra mondiale segna tuttavia l’aggregazione dell’Italia democratica post-fascista a un’area “atlantica” che non è la sua né storicamente né tanto meno geograficamente. Tanto più a seguito dello scoppio della Guerra fredda si trattò beninteso di un’aggregazione ineluttabile, ma non questo priva per la vicina Repubblica di gravi svantaggi strutturali. La buona notizia è che adesso si vuole cambiar strada, ma la cattiva notizia è che fino ad oggi non è si né scelto né fatto nulla di concreto in tal senso. Il governo di Roma continua a non avere un progetto di politica estera per il Mediterraneo anche perché un progetto del genere implica in via preliminare una decisione che non è facile prendere, ossia il passaggio dal ruolo di comprimario a quello di interlocutore attivo nella materia sia degli Stati Uniti che degli altri principali Stati membri dell’Unione Europea. E’ una scelta che Renzi non sta facendo, ma che non fecero nemmeno i suoi immediati predecessori. In particolare, se Berlusconi avesse avuto il coraggio di opporsi con fermezza all’attacco della Francia di Sarkozy alla Libia di Gheddafi non ci si troverebbe nella situazione nella quale ci si trova adesso. Sulla riva sud del Mediterraneo non è comunque aperta solo la crisi della Siria. C’è pure la crisi, ancora più drammatica al momento, della Siria e del Nord Iraq. Senza coinvolgersi direttamente negli aspetti militari della questione, l’Italia di Renzi potrebbe appoggiare la proposta russa di sospendere le sanzioni economiche contro la Siria: sanzioni di cui non Assad ma il popolo siriano paga il prezzo. Se lo facesse, la sua ambizione di assumere ruoli-guida nello scacchiere mediterraneo diventerebbe positivamente più credibile.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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