Ignazio Marino: le molte responsabilità e l’unica colpa

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 9 ottobre 2015

Ignazio Marino, il sindaco di Roma costretto alle dimissioni, è quello che è, ma le ragioni per cui ha (per ora) dovuto arrendersi sono in fondo una sola: era (o è) l’unico ostacolo di rilievo che ancora resta sulla strada che Renzi sta percorrendo a grandi passi. Le parole messe qui più sopra tra parentesi sono di rigore perché l’uomo ha davanti a sé due settimane prima che a norma di legge le sue dimissioni diventino effettive; e ha chiaramente minacciato di farne buon uso dal suo punto di vista.

Per capire bene Marino e prima ancora tutta la vicenda dell’amministrazione comunale di Roma, oggi un ente di governo locale sui generis chiamato Roma Capitale, bisogna tenere conto che la grande città laziale, 2 milioni e 867 mila abitanti, da un punto di vista politico-sociale assomiglia assai  più a una megalopoli latinoamericana che a una metropoli europea. Il suo territorio si estende su 1285 chilometri quadri (Milano, 181,76 chilometri quadri) e al di fuori del centro monumentale consiste di una vasta area cosparsa di quartieri e villaggi circondati da terra  per lo più mal coltivata se non abbandonata. Il centro della città ha la magnificenza monumentale e artistica e lo straordinario valore simbolico che tutti conosciamo, ma appena se ne esce ci si ritrova in situazioni che richiamano alla memoria talvolta la periferia di Caracas se non certi quartieri di Teheran. E’ una città che più che produrre consuma e quindi non irradia sviluppo attorno a sé. Chi non partecipa del circuito del consumo della rendita politica vive dello scambio di servizi di modesto livello e di mestieri al confine tra la legalità e l’illegalità. A chi intenda farsi un’idea di prima mano del divario tra il centro di Roma e la sua periferia consigliamo di guardare attentamente dal treno che collega la città all’aeroporto di Fiumicino località come ad esempio Ponte Galeria: in pochi chilometri si passa dal caput mundi al Terzo mondo.

Amministrare una realtà del genere in nome del bene comune fra le pressioni del potere politico da un lato e quelle di consorterie da Terzo mondo dall’altro è un’impresa nella quale Ignazio Marino ha fallito non meno dei suoi predecessori. Le sue generose cene al ristorante e la sua Panda parcheggiata in sosta vietata sono il proverbiale men de la cavagna. I problemi di Roma sono ben altri. Non è che siano inaffrontabili, ma per farlo occorrono un progetto adeguato e una mobilitazione di energie politiche e sociali di cui sin qui non c’è traccia. La città ha un tale valore monumentale e simbolico che se fosse ben amministrata diventerebbe una miniera d’oro onestamente guadagnato per tutti i suoi abitanti e non solo. Invece ha un bilancio in dissesto ed è alla costante ricerca di aiuti dallo Stato italiano, che troppo spesso le vengono concessi il che la sprofonda sempre più nel gorgo dello spreco delle sue straordinarie risorse. Basti pensare al caso dell’imminente Giubileo, che qualunque altra città a vocazione turistica vedrebbe come una manna. Roma invece lo vede quasi come una disgrazia per sopravvivere alla quale si è già messa a chiedere altri soldi allo Stato italiano. In questo quadro, ovvero finché la questione non viene affrontata radicalmente, un leader con un progetto riformista sostanzialmente autoritario come Matteo Renzi non si può permettere che il sindaco di Roma non sia un suo uomo. Marino è invece il maggiore tra i frutti imprevisti e incontrollabili delle elezioni primarie del Pd che dopo esser servite a Renzi per scalare il Partito aggirando la “vecchia guardia” hanno poi cominciato a giocare contro di lui. Perciò  il premier e segretario del Pd ha fatto, ha fatto fare e farà di tutto per liberarsene.

Ripetiamolo ancora una volta, Marino è quello  che è, ma ha ragione quando dice che se non fossero riusciti a prenderlo in  castagna con i conti del ristorante gli avrebbero messo in tasca delle bustine di cocaina.  Siccome questo è ormai evidente a tutti,  il Pd di Renzi esce malissimo da questa vicenda; quindi ha molto da temere dalle elezioni per un nuovo sindaco di Roma.  La vicenda ha fatto ulteriormente salire le quotazioni del Movimento Cinque Stelle, né si deve escludere che Marino, il quale resta comunque in carica fino ai primi giorni di novembre, possa tirare fuori qualche coniglio dal suo cappello o magari dal cappello di Beppe Grillo. Stiamo a vedere.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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