Bergamo: il sorprendente ritorno dei pastori

Se la città non va alla montagna. Il festival dei pastori, La Nuova Bussola Quotidiana, 21 ottobre 2015

Con la pittoresca e spettacolare transumanza di un gregge di circa 200 pecore lungo l’anello di prati che attorniano le antiche mura venete della città si inaugura a Bergamo venerdì prossimo 23 ottobre il II° Festival del Pastoralismo, ottobre/dicembre 2015 (programma in dettaglio nel sito https:// festivalpastoralismo.wordpress.com). Ritenuti da molti nell’Italia del Nord una realtà scomparsa o in via di sparizione, i pastori e la pastorizia non soltanto vi perdurano ma anzi vi stanno crescendo. E lo stesso vale per parecchie produzioni agricole storiche, spesso rinate dal 2000 circa in avanti, come emerse da una ricerca, recentemente edita, che era stata commissionata qualche anno fa dal Consiglio regionale della Lombardia (cfr. M. Corti, S. De La Pierre, S. Agostini, Cibo e identità locale, 2015).  Il fenomeno merita peraltro non solo l’attenzione di chi ama fare turismo motivato o comunque turismo gastronomico. E’ anche e soprattutto interessante per chi guarda con speranza a quel nascente mondo neo-rurale che è tra l’altro culla di un nuovo ambientalismo molto diverso da un certo tradizionale ambientalismo “verde”. Un nuovo ambientalismo che nasce non dal mito tipicamente metropolitano e un po’ suicida di un mondo silvestre senza l’uomo, bensì dall’esperienza e dalla passione di gente che sulle montagne e nelle campagne vive e lavora.

Sul tema “La montagna incontra la città” il Festival sarà occasione di momenti di dibattito, di spettacolo e di mercato il cui leit motiv è la riscoperta del mondo dei pastori, dell’allevamento ovino, della sua cultura e dei suoi prodotti. Malgrado la crescita dell’agro-industria e degli allevamenti intensivi, nel territorio di Bergamo la tradizione dell’agricoltura artigianale tipica e della pastorizia vagante non si sono mai estinte, e oggi sono in ripresa. Il Festival del Pastoralismo ha perciò trovato nella città, centro industriale e finanziario che non dimentica le proprie radici contadine, il sostegno di istituzioni pubbliche, di fondazioni bancarie, di imprese cui si sono aggiunti il patrocinio sia della Regione Lombardia che di Expo 2015.

Insieme all’agricoltura artigianale tipica, spesso biologica, anche la pastorizia rientra tra le attività che danno respiro sociale ed economico ad aree altrimenti destinate alla marginalità e allo spopolamento. In un Paese come il nostro,  che per il 72 per cento è montagna e collina, la loro importanza in termini di economia politica dovrebbe essere evidente.  Non meno rilevante è la loro importanza politica tout court in quanto alternativa autorevole alle pretese dell’estremismo “verde”. Si deve tra l’altro alle lobbies ispirate a tale estremismo il nuovo dilagare incontrollato del lupo sulle montagne e nelle campagne meno abitate dell’Europa occidentale dalla Finlandia alla Spagna, ma in particolare in Francia (dove in nove mesi, dal 1° gennaio al 30 settembre scorsi, 6430 capi di bestiame, per lo più pecore e capre, sono stati vittime dei lupi) e in Italia soprattutto in Toscana e sulle Alpi piemontesi e liguri. Per i motivi già più sopra ricordati sarebbe bene che i pastori, gli alpigiani e gli abitanti in genere delle aree minacciate non venissero lasciati soli nella mobilitazione contro questo malaugurato ritorno del lupo, che sta mettendo in pericolo la stessa sopravvivenza della pastorizia e dell’insediamento umano in quanto tale nelle aree più discoste.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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