Renzi, Roma e l’Italia dei prefetti

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 5 novembre 2015

Procedendo nel progetto di generale riaccentramento nelle sue mani del potere in Italia il premier Renzi è recentemente riuscito a mettere la stessa amministrazione comunale di Roma sotto il proprio controllo. A suo tempo vincitore delle “primarie” (ossia delle votazioni interne con cui il PD aveva scelto il proprio candidato a sindaco di Roma) contro il candidato di fiducia di Renzi, l’attuale ministro degli Esteri Paolo Gentiloni,  Ignazio Marino era comunque stato eletto dal popolo. Non c’è dubbio, anche a nostro avviso, che si trattasse di un personaggio pittoresco e molto probabilmente non all’altezza di tale carica, ma era stato eletto democraticamente. Quindi, se necessario, è con procedure democratiche che avrebbe dovuto venire congedato. Per ordine di Renzi  lo scorso 30 ottobre Marino è stato invece fatto decadere da sindaco senza alcun dibattito e senza alcun voto utilizzando una norma della legislazione italiana in forza della quale se un certo numero di consiglieri comunali si dimette il sindaco decade per conseguenza. Nel caso specifico se ne sono dimessi 26, per lo più eletti nelle liste del Pd ma non solo.

In casi del genere in Italia la prefettura competente per territorio deve poi nominare un suo “commissario” che amministra provvisoriamente il comune in attesa di nuove votazioni. Il commissario, perciò chiamato “commissario prefettizio”, è di regola un funzionario della prefettura competente per territorio, e perciò gerarchicamente sottoposto a chi l’ha nominato. In questo caso invece al prefetto di Roma, Franco Gabrielli,  Renzi ha ordinato di nominare un suo collega e pari grado, Francesco Tronca, fino a quel momento prefetto di Milano, creando le premesse per attriti fra i due che gli frutteranno ulteriori spazi di diretto intervento negli affari di Roma.

Prima di procedere è però forse utile spiegare in sintesi chi sono e che ruolo hanno i prefetti nella pubblica amministrazione italiana. Come in Francia i prefetti sono alti funzionari statali distaccati sul territorio, con competenza su circoscrizioni finora coincidenti con le Province. Sovraintendono a tutti gli uffici e a tutte le strutture statali civili e militari esistenti nel territorio di loro competenza, e hanno poteri anche sui Comuni. Tra l’altro provvedono perciò alla nomina appunto di “commissari prefettizi” in sostituzione dei sindaci decaduti e all’organizzazione delle conseguenti nuove votazioni. Essendo però già in calendario in Italia nella primavera dell’anno prossimo (forse a maggio) votazioni per la scelta del nuovo sindaco a Milano e in altre grandi città italiane, Renzi punta a far votare per Roma in quella medesima circostanza sperando di trasformare di fatto tali votazioni in una specie di voto di conferma del suo governo. Una sfida audace, anzi forse temeraria, considerando che in nessuno di questi casi, più che mai a Roma ma non solo, egli sembra finora disporre di candidati davvero in grado di raccogliere vasti consensi. Il centrodestra però sta anche peggio e il disagio se non il disgusto degli elettori nei riguardi dei vecchi partiti  è tale che sia il centrosinistra che il centrodestra sono alla ricerca di candidati esterni, come è tipicamente il caso a Milano del direttore generale di Expo 2015, Giuseppe Sala, un manager  proveniente dall’industria, cui sia gli uni che gli altri stanno offrendo la poltrona di sindaco della città.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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