Vertice di Malta: perché servirà a ben poco, anzi a nulla

 Immigrazione: solita musica al vertice di Malta. Ma l’Italia ha bisogno di pace, non di altri miliardi, La Nuova Bussola Quotidiama, 12 novembre 2015

Si conclude oggi a Malta il vertice euro-africano convocato per affrontare la crisi delle migrazioni “non programmate” dall’Africa e dall’Asia verso l’Unione Europea. Sotto l’ègida dell’Unione Europea circa 60 capi di stato e di governo si sono riuniti nell’isola per delineare finalmente una comune politica al riguardo. Anche se nelle ultime settimane ha fatto più notizia l’esodo dei siriani in fuga dalla guerra, il grosso di questi migranti proviene dall’Africa, come tra l’altro viene bene messo in luce da Anna Bono nel suo Migrazioni, emergenza del XXI secolo, il volume-dossier, numero 2 della collana de “I libri della Bussola” che abbiamo tempestivamente pubblicato in questi giorni.

Tutto ciò che per il momento si delinea al vertice di Malta sono però degli aiuti ai governi africani interessati in cambio di un loro impegno a frenare l’esodo. La Commissione Europea parla di un suo stanziamento di 1 miliardo e 800 milioni di euro e invita i singoli Paesi membri dell’Unione ad aggiungere a questa somma ulteriori risorse. Con questi fondi da una parte i governi interessati dovrebbero avviare sul proprio territorio  iniziative di sviluppo sia dell’economia che della sicurezza tali da togliere motivo a ulteriori esodi; e dall’altra dovrebbero agevolare il reinsediamento di quei loro cittadini che, entrati in Europa affermando di avere diritto all’asilo politico, siano stati invece respinti perché giudicati  persone che migrano per motivi esclusivamente economici. Tenuto conto di qual è concretamente la situazione sul terreno, si tratta purtroppo di decisioni quanto mai astratte. Nella misura in cui verranno davvero messe in atto, tali operazioni avranno come principale effetto quello di riempire le tasche di molti politici africani nonché delle aziende e delle organizzazioni europee, e occidentali in genere, che lavorano su loro incarico. Si stanno già spendendo enormi risorse nell’assistenza ai Paesi più poveri, circa 135 miliardi di dollari nel solo anno 2014, e con i risultati che si vedono. Senza entrare ulteriormente nei dettagli, per i quali rimandiamo ai capitoli 14 e 15 del già citato Migrazioni, emergenza del XXI secolo, possiamo dire con certezza che non è certo questa la strada da percorrere. Un ulteriore segno dell’astrattezza delle decisioni che si stanno prendendo a Malta è il fatto che non è all’ordine del giorno alcun impegno nella reale soluzione di quegli attriti e di quei conflitti che, pur non essendo la causa profonda dell’esodo, ne sono il motivo immediato. Verrebbe da ridere se non fosse da piangere vedendo che a Paesi funestati da guerre civili, squassati di rivolte terroristiche quando non sprofondati in tutto o in parte nell’anarchia si chiede semplicemente di impegnarsi in programmi di miglioramento della “sicurezza”, come se dovessero semplicemente fare i conti con scippatori e borseggiatori.

Insieme agli altri soggetti forti in sede internazionale l’Unione Europea e i Paesi che ne fanno parte dovrebbero piuttosto impegnarsi in un’opera di pacificazione, in una politica di attiva soluzione dei conflitti in corso. E’ questo ciò che i governi sanno fare meglio e che possono fare soltanto loro. Per quanto concerne invece lo sviluppo economico dei Paesi di origine di questi flussi migratori, se non si vuole dare ulteriore combustibile a una macchina della corruzione che è già abbondantemente rifornita, occorre piuttosto che l’Europa si impegni in una politica volta a creare le condizioni d’insieme perché grandi e meno grandi gruppi manifatturieri e agro-industriali siano invogliati a fare rapidamente in loco degli investimenti produttivi tali a far venir meno il desiderio di fuggire via anche a costo di esodi disperati. Alla vigilia del vertice di Malta il premier Renzi ha scritto al direttore di Avvenire una lettera che il giornale ha pubblicato ieri. In forza della memoria della Firenze in cui si formò, dove era ancora vivo l’eco dell’opera e del pensiero di La Pira, quando sono in ballo il Mediterraneo e l’Africa il premier dà il meglio di sé.  Siamo mille miglia lontano dal furore tecnocratico del suo progetto di riuso dell’area su cui venne allestita l’Expo 2015, calato dall’alto come un fulmine, e dalle sue spregiudicate manovre sulla testa dei milanesi per imporre un suo proconsole come sindaco a Milano. Quando però dall’indicazione dei fini (profetici ai tempi di La Pira ma quanto mai attuali oggi) Renzi passa ai mezzi, riemerge allora a tutta forza quello statalismo che è la nefasta malattia congenita del suo progetto politico. La chiave di volta della sua proposta diventa così un Trust Fund intergovernativo che appunto, tanto più nell’attuale contesto dell’Africa subsahariana, non può che diventare un gigantesco motore di inefficienza e di corruzione.

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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