Italia: perché è in grado di reggere la sfida del terrorismo islamista meglio di altri Stati europei

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 26 novembre 2015

Dal 2004 a quest’anno gravi attentati terroristici di matrice islamista hanno successivamente funestato Madrid, Londra e Parigi; e anche altrove in Spagna, Gran Bretagna e Francia si sono più volte registrati episodi analoghi, seppur non con un paragonabile tributo di sangue. Né la Germania, né l’Italia, gli altri due maggiori Paesi europei, hanno invece, almeno fino ad oggi, subito attacchi del genere. Augurandosi innanzitutto che continuino a restarne immuni diventa ad ogni modo interessante domandarsi come hanno saputo sfuggire a tale offensiva. Per ovvi motivi di prossimità, e anche per fedeltà al tema di questa rubrica, ci soffermiamo qui sul caso dell’Italia. Unico tra i membri del G 7 ad essere esclusivamente mediterraneo, l’Italia ha anche una capitale, Roma, condivisa con la Santa Sede. Sia per l’un motivo  che per l’altro sembrerebbe a prima vista particolarmente esposta al rischio di aggressioni terroristiche di matrice islamista. Di fatto invece non è così per un insieme di motivi dei quali anche gli strateghi del terrorismo islamista devono tener conto. Da un lato l’Italia è il grande Paese europeo relativamente più popolare nel mondo arabo: una popolarità che nemmeno il dominio coloniale italiano sulla Libia, durato dal 1911 al 1943 non senza periodi di dura repressione, ha potuto scalfire sensibilmente. Gli italiani vengono considerati come gli occidentali con i quali meglio si può discutere e ci si può accordare sul piano sia politico che economico. Molto di quel che c’è di apparato industriale nel mondo arabo trova un fornitore principale nell’industria italiana delle macchine utensili, seconda nel mondo solo a quella tedesca e ritenuta più di essa capace di adattare i macchinari che produce alla situazione di economie e di società come quelle arabe. L’arte e il modo di vivere italiano godono di diffusa simpatia.

L’Italia gode inoltre per riflesso del grande rispetto che nel mondo circonda il Papato, forte e in costante crescita grazie alle personalità tutte assai carismatiche, pur se così diverse tra loro, degli ultimi Papi fino all’attuale. In sede internazionale, paesi musulmani compresi, Italia e Santa Sede da vari punti di vista vengono considerate come le due facce della medesima medaglia. E ciò gioca a favore dell’Italia anche se di rado le élites neo-illuministe che dominano il mondo della cultura e della stampa italiane se ne rendono conto, o comunque sono disposte ad ammettere, Si deve poi considerare che a istituzioni politiche e a una pubblica amministrazione di un livello qualitativo deplorevolmente basso corrisponde in Italia una grande capacità di adattamento e di apertura della società, della gente comune.  Non si registra perciò, come ad esempio in Francia e in Gran Bretagna, la miscela tonante costituita da un’ampia integrazione de jure degli immigrati arabi e dei loro discendenti cui però corrisponde una sostanziale segregazione sociale de facto. A tutto questo si aggiunge infine un elemento di forza: per unanime riconoscimento degli alleati della Nato, nei Paesi arabi i servizi segreti italiani sanno muoversi particolarmente bene, e in diverse situazioni dalla presenza dell’Eni derivano legami economici così stabili e così diffusi che non conviene a nessuno metterli in crisi con atti ostili. Si tratta nell’insieme di un equilibrio certamente fragile ma non instabile, che fino ad oggi l’Italia è tuttavia riuscita a mantenere, e che ci si deve augurare sappia mantenere anche nel futuro.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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