Unione Europea e Mediterraneo: il ruolo cruciale cui l’Italia non può più sottrarsi

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 15 dicembre 2015

La sempre più complicata e complessa situazione del Vicino e Medio Oriente — dove l’Unione Europea si dimostra finora incapace di colmare il vuoto che il crescente disimpegno degli Stati Uniti dalla regione mediterranea lascia dietro di sé –  sta creando specifiche difficoltà all’ Italia sul piano sia economico che politico. Sia il Vicino e Medio Oriente che la Russia sono tradizionalmente mercati importanti per le esportazioni italiane di prodotti alimentari, di macchine utensili e di manufatti. E’ quindi soprattutto l’Italia a pagare il conto delle sanzioni dell’Ue contro la Russia e contro la Siria, le cui conseguenze in vario modo si estendono anche ai Paesi loro limitrofi.  Gigante economico ma nano politico, l’Unione Europea non riesce finora a darsi una politica estera  positivamente adeguata alla sua complessità geopolitica.

E’ pur vero che giungere a una politica estera comune o quantomeno coordinata dell’Unione Europea è una difficile impresa. L’Europa non è una sola ma solo almeno tre, ciascuna con una propria e diversa linea di gravitazione: l’Europa atlantica, l’Europa baltica e l’Europa danubiana-mediterranea, rispettivamente rivolte verso le Americhe, verso l’Asia continentale attraverso la Russia, e verso l’Asia marittima attraverso il Vicino e Medio Oriente (in una parola il Levante).  Fra i membri del G 7 e fra i maggiori Paesi dell’Ue l’Italia è l’unico ad essere bagnato soltanto dal Mediterraneo. Tutti gli altri sono bagnati esclusivamente o prevalentemente dagli oceani. Da tale stato di cose, cui si aggiungono poi anche altre specificità, deriverebbe all’Italia in sede europea un ruolo impegnativo e importante che sin qui Roma non è  riuscita a svolgere. Si può discutere se non ci sia riuscita per colpa sua o per colpa di altri. Fatto sta che da ciò sono derivati alla sua politica estera delle esitazioni e degli ondeggiamenti le cui conseguenze negative stanno ricadendo non più soltanto sull’Italia ma sull’intera Europa. Sia a suo tempo nel caso dell’Iraq che in quelli più recenti della Libia e della Siria l’Italia non era affatto entusiasta di interventi militari miranti a spazzare via dei regimi, che al momento erano comunque il meglio del peggio, senza poi aver pronta alcuna efficace alternativa ad essi. Non ha però voluto o saputo opporsi con fermezza a tali avventure che, a quanto oggi si vede, sarebbe proprio stato meglio evitare. Così pure si è opposta alle sanzioni contro la Russia, ma anche qui l’ha fatto troppo in sordina. Nella misura in cui sapesse dare voce in sede di Unione Europea anche ai Paesi membri mitteleuropei ed est-europei, nonché alle aree non-atlantiche dei Paesi atlantici ( dalle regioni mediterranee della Spagna e della Francia al sud della Germania), l’Italia potrebbe arrivare ad aggregare tutto il peso necessario per dare all’Ue un baricentro più naturale di quello troppo nordatlantico che ha adesso. Con vantaggio non soltanto suo ma dell’intera area euro-mediterranea.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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