Roma, 30 gennaio: un evento destinato ad avere eco anche ben al di là dei confini italiani

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 21 gennaio 2016

Il dibattito attualmente in corso  in Italia attorno al disegno di legge Cirinnà, istitutivo di un vero e proprio matrimonio omosessuale mascherato da unione civile, merita per diversi motivi di venire seguito con grande  attenzione.  Il governo Renzi lo stava portando avanti a tutta forza — e a patto di alcune pur importanti modifiche gli stessi vertici della Conferenza episcopale italiana, CEI, sembravano disposti ad accettarlo – quando contro il progetto, e più in genere contro qualsiasi tipo di normalizzazione legale delle unioni omosessuali, si è schierato  toto corde un nuovo e sorprendente soggetto: un movimento prettamente laicale, formatosi al di fuori di ogni aggregazione politica, sociale o anche ecclesiale preesistente. Si tratta dello stesso movimento che con sorprendente e clamoroso successo aveva promosso lo scorso 20 giugno una manifestazione nazionale di protesta contro l’introduzione nelle scuole statali di seminari e altre iniziative sul “gender”. Da ogni parte d’Italia circa un milione di persone  era allora convenuto a Roma  spontaneamente e a proprie spese riempiendo piazza San Giovanni e i grandi viali adiacenti fin al massimo della capienza. L’appuntamento, fissato  questa volta per il prossimo sabato 30 gennaio,  è di nuovo a Roma ma al Circo Massimo, una spazio ritenuto più adeguato al previsto grandissimo numero di partecipanti. Colto di sorpresa dall’entità dell’opposizione popolare che il disegno di legge sta suscitando, e che trova crescente eco in Parlamento pure nelle file della maggioranza, il premier Renzi ha fatto marcia indietro. I suoi consiglieri stanno lavorando a modifiche nel disegno di legge in questione, noto come “ddl Cirinnà” dal cognome della parlamentare che ne è la prima firmataria.

Solo il futuro ci dirà quanti e quali effetti avrà infine l’iniziativa del movimento di cui diceva, sin qui conosciuto come “Difendiamo i nostri figli” del titolo della manifestazione che segnò lo scorso 20 giugno la sua comparsa in scena. Già sin d’ora la sua originalità e il suo rilievo sono però un dato di fatto su cui chinarsi attentamente. Si tratta di una realtà di chiara anche se non esclusiva matrice cattolica, ma i suoi leader più noti — dal suo portavoce Massimo Gandolfini a Mario Adinolfi, a Costanza Miriano, a Gianfranco Amato — non sono affatto dei tipici notabili del mondo cattolico.  Non si può poi di certo dire che la CEI abbia avuto immediata simpatia  per le sue iniziative,  anche se nel caso della manifestazione del prossimo 30 gennaio  l’incoraggiamento del cardinale Bagnasco, che la presiede, è ormai evidente. Pure nel mondo dei movimenti ecclesiali, anch’essi colti di sorpresa, il giudizio su questa nuova realtà non è unanime. Stando così le cose, saranno l’esito e i risultati delle sue iniziative a dirci in quale misura questo inatteso e imponente fenomeno sia provvidenziale o meno ai fini del bene comune sia in Italia che altrove.

Va poi sottolineato che è questa una vicenda  il cui rilievo va più che mai ben oltre i confini italiani. Per l’ampio schieramento internazionale mobilitato a favore della parificazione ex lege fra matrimonio secondo natura e convivenze omosessuali, che nel diritto italiano entri una qualche forma di istituzionalizzazione di tali convivenze  sarebbe un fatto  di enorme importanza. Il cuore della Chiesa è in Italia, a Roma. E la Chiesa, vedendo in essa la prima e decisiva “società naturale”,  sin dalle origini ha promosso la famiglia  con la più grande fermezza, non esitando anche per questo a scontrarsi con la mentalità corrente dell’epoca tardo  romana in cui dapprima si sviluppò. Inoltre fra i sei Stati fondatori delle istituzioni europee l’Italia, il cui influsso culturale è notevole sia nell’Europa orientale che nel Levante e nell’America Latina, è l’unico a non aver sin qui introdotto il matrimonio omosessuale (e nemmeno l’unione civile). D’altra parte il matrimonio omosessuale vige soltanto in meno di 20 degli oltre 200 Stati del mondo, e non ha “sfondato” nemmeno in Europa dove attualmente è in vigore solo in 13 Stati, ossia nei cinque Paesi nordici, in Gran Bretagna, Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Francia, Spagna e Portogallo, mentre in altri sei tra cui la Svizzera  (oltre alla Confederazione l’Austria, l’Ungheria e la Croazia) vige l’unione civile. Nulla del genere esiste e nemmeno viene invece prospettato in Russia e nell’intera Europa orientale dove anzi in un Paese, la Slovenia, nello scorso dicembre 2015 un referendum  popolare ha cancellato con una maggioranza del 63% la legge che l’aveva introdotto pochi mesi prima. In Italia come si diceva il dibattito è in corso. Nel resto del mondo la situazione è la seguente: non lo si ritrova in alcun Paese dell’Asia mentre nei restanti continenti i Paesi dove vige sono complessivamente soltanto sette: in Africa il Sudafrica; nelle Americhe gli Stati Uniti (a Washington e in 37 Stati membri su 50), il Messico (in 5 Stati membri su 31) il Brasile, l’Uruguay e l’Argentina; nell’Oceania la Nuova Zelanda. Diversamente insomma da quanto vogliono far credere gli influenti media che li sostengono, quella dell’unione civile e del matrimonio omosessuale non è affatto una marcia trionfale. Di qui l’importanza che lo scontro in corso in Italia ha rispettivamente sia per chi le sostiene che per chi vi si oppone.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Roma, 30 gennaio: un evento destinato ad avere eco anche ben al di là dei confini italiani

  1. francesco taddei ha detto:

    non sarà un divieto a far cambiare idea agli omosessuali che vogliono adottare un figlio. così come aspettare tre anni per risposarsi. se non c’è conversione del cuore non c’è divieto che tenga. da figlio di genitori divorziati e risposati ho visto e invidiato la ricchezza delle famiglie unite. ma se non c’è un prete che porti il signore tra quei due sposi in crisi mi domando che altro possa mai destare in loro la speranza. se manca un’educazione cristiana (scuola, famiglia, chiesa) è da miopi lamentarsi perché l’ateismo prospera. manifestazione per la famiglia? molto bella ma inutile, se non oggi, verrà il giorno in cui potranno davvero adottare. cominciamo da capo e restiamo uniti con tutte le associazioni per chiedere la totale parità scolastica, non il toccafondiano, ciellino ed elitario rimborso. i capi cardinali e vescovi non sono d’accordo? facciamolo lo stesso, visto che galantino il 30 voleva farci stare casa.

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