Rapporti tra Europa e Russia: la nuova stagione e il (possibile) ruolo del nostro Paese

 Cercasi ruolo per l’Italia, nel confronto Europa-Russia, La Nuova Bussola Quotidiana,  15 febbraio 2016

Malgrado il suo nome molto ufficiale, la Conferenza per la Sicurezza di Monaco di Baviera,  teatro nei giorni scorsi di dichiarazioni e di dibattiti tra premier e ministri degli Esteri di grandi potenze, non era un “summit” bensì semplicemente il congresso annuale della fondazione omonima, la Münchner Sicherheitskonferenz Stiftung, un think tank privato istituito nel 1963 nella capitale bavarese.  Ed è proprio grazie a questo suo carattere privato che il suo congresso-convegno annuale è progressivamente divenuto un grande forum di libera discussione su temi di attualità internazionale. Di ciò è importante tener conto anche per capire il peso e le prospettive di quanto da quella sede è rimbalzato nel circuito mediatico mondiale; di solito senza alcuna notizia sullo specifico carattere dell’incontro.

La partecipazione dei premier russo Medvedev e francese Valls, nonché del segretario di Stato americano Kerry,  ha inevitabilmente portato la questione della crisi siriana al centro del convegno.  Di questi tre relatori  hanno fatto notizia soprattutto alcune frasi: “Siamo a una nuova guerra fredda” di Medvedev, “La battaglia (contro il terrorismo: Ndr) durerà a lungo, forse per un’intera generazione” di Valls; e infine le parole di Kerry il quale nel corso di un’intervista televisiva ha detto che «se Assad non terrà fede agli impegni presi e l’Iran e la Russia non lo obbligheranno a fare quanto hanno promesso”, la “comunità internazionale” interverrà anche con “ulteriori” forze di terra.

Frattanto in Siria anche grazie all’appoggio aereo russo le forze governative continuavano la loro avanzata verso Aleppo da cui masse di civili fuggono dirigendosi verso la frontiera con la Turchia. Senza dire di più sugli sviluppi della drammatica situazione sul campo, per la quale non resta al momento che fare conto sulle cronache radiotelevisive (anche se spesso sono inesperte e confuse), ci soffermiamo qui sulle variazioni di più lungo periodo di cui episodi come i recenti dibattiti di Monaco sono un sintomo.

Anche grazie al contesto importante ma tuttavia informale della Conferenza, a Monaco è emerso con chiarezza quanto i rapporti di fondo fra i grandi attori delle relazioni internazionali stiano cambiando. Un tempo Usa ed Europa, stretti nel blocco “atlantico”, stavano di fronte  alla Russia (ieri verso l’Unione Sovietica) con una sola voce, e a condurre il ballo era sempre e solo Washington. In pratica i rapporti euro-russi perciò  erano sempre, per così dire, in seconda battuta. A Monaco invece, ma non è né la prima né l’unica volta, al centro della scena era il confronto tra Europa e Russia, con gli Stati Uniti in quel ruolo del “Grande Fratello” un po’ invecchiato che peraltro a Kerry sta d’incanto.  D’altra parte, piaccia o non piaccia, di fronte al progressivo esodo americano dal Vicino e Medio Oriente, cui non corrisponde alcuna adeguata crescita della presenza europea, si è creato un vuoto che la Russia di Putin ha saputo sin qui abilmente riempire.

In questo quadro la necessità di una più forte e motivata politica estera italiana si pone. E più che mai nel caso del Mediterraneo con riguardo non solo alla Libia ma anche alla Siria.  In Libia, se è vero che tutti sono d’accordo nel riconoscerci un ruolo guida, occorre che tutti ne tirino le dovute conseguenze sia a Roma che altrove. E anche in Siria, grazie a un intreccio di storiche relazioni che vanno dal campo dell’economia manifatturiera a quello delle missioni archeologiche, avremmo delle carte da giocare che invece non stiamo giocando. Alla Farnesina se ne ricordano?  A Palazzo Chigi qualcuno l’ha fatto sapere?  E soprattutto: c’è qualcuno in grado di giocarle?

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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