ddl Cirinnà: il suo contenuto più preoccupante è quello di cui nessuno parla

 Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 19 febbraio 2016

Che cosa sta accadendo in Italia attorno al caso del ddl Cirinnà, la nuova legge proposta dalla sen. Monica Cirinnà e altri con cui si intende introdurre nel diritto italiano l’ “unione civile” tra omosessuali? L’altro ieri in Senato, dopo giorni di convulso dibattito, l’inizio delle votazioni sul provvedimento è stato sospeso e poi rinviato a mercoledì 24 prossimo. Cogliamo allora l’occasione per chiarire con calma la questione in tutti i suoi aspetti.

In tale quadro va osservato in primo luogo che la proposta di legge Cirinnà  ha finito di essere al centro di due diversi conflitti. C’è infatti chi la sostiene o vi si oppone per il suo contenuto, e chi invece la sostiene o vi si oppone per difendere o rispettivamente per indebolire il governo Renzi. Il secondo dei due casi riguarda gruppi di parlamentari, tra cui innanzitutto i senatori del Movimento 5 Stelle fondato da Beppe Grillo, che pur condividendone il contenuto sono schierati contro alla proposta di legge Cirinnà solo perché intendono dare un colpo a Renzi e al suo governo. La prima fonte della confusione e delle ambiguità che caratterizzano la vicenda è dunque l’intrecciarsi di questi due diversi scontri, le cui dinamiche sono per natura loro assai diverse.

Per motivi difficili da comprendere, e su cui comunque non abbiamo spazio per soffermarci qui, il premier Renzi ha deciso di fare propria la proposta di legge Cirinnà benché fosse (come si dice tecnicamente) “di iniziativa parlamentare”, e non di iniziativa del governo; e nemmeno rientrasse nel suo programma. Con questo ha pure sfidato l’opinione pubblica italiana che, come risulta da tutti i sondaggi, mentre è favorevole a una legalizzazione delle unioni civili tra omosessuali, risulta fortemente contraria sia al “matrimonio” omosessuale che all’apertura di tale “matrimonio” all’adozione. Senonché leggendo il testo della proposta di legge Cirinnà anche il proverbiale non addetto ai lavori si accorge subito che da un lato si tratta non di un’unione civile registrata bensì di un matrimonio mascherato, e dall’altro che il provvedimento apre la via all’adozione, compresa quella di bambini nati tramite il cosiddetto “utero in affitto”.  A norma dell’art. 29 la Costituzione Italiana, “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio (…). Perciò ha irritato molti la gherminella con cui la sen. Cirinnà e gli altri promotori della nuova legge hanno cercato di aggirare tale norma costituzionale: pretendendo cioè che l’unione civile para-matrimoniale prevista nella nuova legge sia una “formazione sociale” di tipo di quelle di cui si parla all’art.2 della Costituzione  (« La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…”). Siccome le “formazioni sociali” di cui qui si parla sono i sindacati, le associazioni, i “corpi intermedi” cari a Giorgio La Pira, che dell’art.2  fu il principale estensore, la pretesa di classificare come formazioni sociali delle coppie è sembrata, come è, un tentativo di menare la gente per  il naso. Si aggiunga poi che, fatto molto trascurato dalle cronache di questi giorni, la proposta di legge Cirinnà non riguarda soltanto le unioni omosessuali. Il suo testo si articola in due parti: il Capo I, “Delle unioni civili” e il Capo II, “Della disciplina della convivenza”. Quest’ultimo dà forma giuridica alla convivenza di fatto creando così un’ulteriore istituzione di tipo matrimoniale. Dal momento che in Italia, come dappertutto in Occidente, ci sono sia il matrimonio civile che il divorzio non si vede perché si debba poi dare un riconoscimento de jure a convivenze che liberamente è stato deciso fossero de facto. A meno che a ciò si punti più che altro con l’obiettivo di mettere in ombra l’unicità del matrimonio.

Inaspettatamente questo insieme di eventi  è stato poi all’origine di un grande movimento popolare spontaneo sfociato lo scorso 30 gennaio in una gigantesca assemblea di massa a Roma nel vastissimo spazio erboso dell’antico Circo Massimo. Un fatto tanto più sorprendente se si considera quel “Family Day” non godeva del patrocinio e del sostegno non solo di alcuna forza politica ma nemmeno della Conferenza Episcopale Italiana.  Incurante del pasticcio in cui si stava mettendo, Renzi è però andato a avanti a testa bassa anche a costo di forzature delle norme democratiche. Ha ottenuto innanzitutto che la proposta di legge Cirinnà giungesse al dibattito in aula senza venire sottoposta al previo esame di una commissione senatoriale ove temeva di non avere la maggioranza, violando così una norma costituzionale. E stava ottenendo dal presidente del Senato, Piero Grasso, una concessione anch’essa di dubbia democraticità, il cosiddetto  “canguro”. Per “canguro” s’intende un emendamento nel cui simbolico marsupio vengono raccolti d’autorità anche centinaia se non migliaia di singoli emendamenti che la presidenza del Senato decide siano di analogo contenuto. Votando sì o no al “canguro” si decide la sorte di tutti gli emendamenti  che stanno nel suo “marsupio”. La Lega Nord, che ne aveva presentati a migliaia (grazie a un programma telematico, un software, a quanto pare appositamente commissionato dal sen. Calderoli), era disposta a conservarne solo 500, ma a patto che venissero votati ad uno ad uno. Renzi però ha fatto sapere che non avrebbe comunque rinunciato al “canguro”. A questo punto il Movimento 5 Stelle, che si pone apertamente come forza alternativa al suo governo e al suo partito, ha preso l’occasione al volo per metterlo in grave difficoltà. I suoi senatori hanno deciso di votare contro al “canguro”, che così non sarebbe passato. Renzi ha dovuto allora rinunciarvi e il voto è stato rimandato al mercoledì prossimo. Questo è il punto cui si è giunti alla fine di questa settimana. Stiamo adesso a vedere che cosa il futuro ci riserverà.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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