In base ad accordi dietro le quinte sulla scena internazionale qualcosa sta cambiando. A quale prezzo per l’Europa? Non lo sappiamo ancora, ma lo sapremo presto.

Immigrazione, qualcosa sta cambiando in Europa, La Nuova Bussola Quotidiana, 15 marzo 2016

Evidentemente in base a nuovi accordi (segreti o comunque non scritti) tra le maggiori potenze qualcosa sta cambiando sulla scena internazionale. Quel che i capi di governo e i loro portavoce non dicono apertamente emerge però dalla nuova “linea” che stanno assumendo i media più influenti, le grandi catene televisive multinazionali e le maggiori agenzie di notizie, che come si sa sono tutte a controllo governativo. Sulla situazione in Siria e nell’Iraq del nord i riflettori sono stati spenti; e si è vistosamente ridotta la quantità di immagini commoventi, relative alle vicissitudini dei profughi in cammino verso l’Unione Europea, che raggiungono i nostri teleschermi. E’ chiaro, se ne vedono ancora, ma sono un’inezia rispetto a qualche settimana fa.  Il vuoto che ne deriva viene in questi casi colmato, come si vede, con dosi massicce di cronaca nera.

Sono interessanti anche i commenti al risultato delle elezioni regionali di domenica in Germania. Alternative für  Deutschland, AfD, il partito contrario alla politica dell’immigrazione di Angela Merkel, ha avuto un grosso risultato, ma in nessuno dei tre Länder ove si votava il partito della cancelliera ha subito un vero e proprio tracollo. E’ andata molto peggio ai suoi alleati socialdemocratici. Eppure sui giornali di ieri si sprecavano titoli come “Schiaffo dei tedeschi alla Merkel” o “Trionfa la destra anti-immigrati”. Questo significa che al vertice del potere reale, che sempre meno coincide con la sfera del potere formale, il giudizio sul fenomeno delle migrazioni incontrollate verso l’Europa sta cambiando. Prima i migranti avevano sempre ragione e chi li voleva fermare o anche soltanto filtrare era sempre e comunque senza cuore (il premier ungherese Orban era stato per questo accusato di essere quasi un nuovo Hitler). Adesso invece stanno facendo diventare i buoni anche un po’ cattivi, e i cattivi anche un po’ buoni.

Essendo ormai tutti i maggiori media sotto il diretto o indiretto controllo dei governi delle grandi potenze, i mutamenti di scena sulla ribalta massmediatica sono un sicuro preannuncio di analoghe svolte  in sede di politica internazionale. In tale prospettiva merita attenzione  un incontro avvenuto l’altro ieri a Parigi tra il segretario di Stato americano John Kerry e i ministri degli Esteri dei maggiori Paesi europei, Italia compresa, nella prospettiva dei colloqui per la pace in Siria, iniziati ieri a Ginevra, ma non solo. Nella circostanza si è parlato infatti non solo di Siria ma anche della crisi israelo-palestinese, della situazione in Libia, della guerra civile nello Yemen e della crisi ucraina. Essendo oggi i vertici fra capi di governo divenuti eventi in cui le esigenze mediatiche sono spesso più importanti delle questioni all’ordine del giorno, il fatto che l’incontro di Parigi fosse a livello di ministri degli Esteri e che non si sia concluso con grandi dichiarazioni alla stampa induce a bene sperare. D’altra parte la tregua proclamata in Siria quindici giorni fa sta sostanzialmente tenendo. Che qualcosa sia stato segretamente concordato ha trovato conferma ieri nella sorprendente notizia secondo cui oggi la Russia ritirerà “il grosso delle sue forze”, per lo più aerei da bombardamento, schierate in Siria a fianco del governo di Assad. E’ stato però precisato che ciò non implica il disarmo e la chiusura né della base navale, né della base aerea di cui la Russia dispone in territorio siriano. Quindi più che di ritiro potrebbe trattarsi di una  sospensione delle missioni di bombardamento.

Promossi sotto l’ègida delle Nazioni Unite, i colloqui iniziati ieri a Ginevra sono il primo serio tentativo di dare una soluzione alla crisi da quando nello scorso settembre i bombardieri russi entrarono in scena in appoggio delle forze del regime di Assad.  Una via d’uscita dalla  crisi siriana, nonché dal problema costituito dal controllo dell’Isis o Daesh sull’Iraq nord-occidentale, vale non solo in sé ma anche con riguardo alle migrazioni non controllate dal Levante verso l’Unione Europea.  Piaccia o non piaccia (e a noi per esempio non piace affatto) molte delle chiavi di entrambi i problemi sono nelle mani della Turchia.  Le regioni turche ai confini con la Siria e con l’Iraq sono oggi un grande serbatoio di profughi e di migranti irregolari pronti a riversarsi in Europa, che il governo di Ankara apre o chiude in base ai suoi interessi e al suo progetto politico. La triste condizione di queste persone e le gravi circostanze che le hanno spinte a un esodo spesso disperato e sempre penoso non deve  farci chiudere gli occhi di fronte al fatto che rifugiandosi in Turchia esse si sono consegnate nelle mani del governo di Ankara che cinicamente le usa come strumenti della sua politica. Con i suoi soli mezzi e al di fuori di una rete logistica organizzata,  nella condizione moderna nessuno può allontanarsi con vecchi e bambini da dove viveva per più di 30-50 chilometri (2-300 chilometri se dispone di un’auto), e nessuno può nutrirsi per più di 5-6 giorni.  Ogni ulteriore spostamento e vettovagliamento dipende soltanto dalla volontà o meno di chi ha il governo del territorio. Nel caso in questione dipende dal governo turco. Se dunque attualmente il flusso dei migranti si sta fermando ciò dipende non dai migranti stessi ma dai governi che ne gestiscono gli spostamenti, tra cui in primo luogo quello turco. Che cosa è stato promesso al governo di Ankara in cambio dell’interruzione di tale flusso? Solo qualche miliardo di euro o anche qualcos’altro? Che cosa è stato promesso a Putin in cambio della sospensione delle missioni di bombardamento degli aerei russi stanziati in Siria? Di fronte a un’Unione Europea incapace di prendere nel Mediterraneo tutto il posto che gli Stati Uniti stanno lasciando ci si deve preparare all’idea che occorra dare spazio non solo alla Russia ma anche alla Turchia? Il futuro ci dirà presto se gli attuali leader (si fa per dire) europei ci stanno per fare anche questo regalo.

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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