Brennero: lo scandalo vero e quelli che si inventano per nasconderlo

 Brennero, il muro che non c’è e l’inerzia italica, La Nuova Bussola Quotidiana, 13 aprile 2016

Il vero scandalo non è il “muro” al Brennero, che peraltro l’Austria non sta affatto costruendo.  Il vero scandalo è che a tutt’oggi, quando ormai da anni il flusso di migranti irregolari verso l’Europa è divenuto di massa, in sede di Unione Europea non si siano ancora ridiscussi gli accordi di Schengen e di Dublino, sottoscritti rispettivamente nel 1985 e nel 1990, quando il fenomeno riguardava da poche centinaia a poche migliaia di persone all’anno. In tale quadro affermare, come ha fatto ieri al Parlamento Europeo il Commissario alle migrazioni Dimitris Avramopoulos, che la Commissione difenderà “Schengen a spada tratta” perché “se crolla la libera circolazione è la fine del progetto europeo” è una frase del tutto retorica se non semplicemente ridicola. Secondo Avramopoulos occorre che “il sistema (di Schengen) funzioni, e subito”. Così come è, tale sistema in effetti non può più funzionare. Oggi che entrano o tentano di entrare nell’Ue migliaia di persone al  giorno, è assurdo continuare a pretendere che con le loro sole forze i Paesi di primo ingresso dei migranti irregolari provvedano a fermarli, a  identificarli ed a respingere chi non ha titolo per venire accolto.  O si decide che l’Unione paghi agli Stati membri coinvolti la gestione della complessa macchina organizzativa che occorre creare allo scopo oppure soltanto due soluzioni sono possibili: quella scelta dall’Italia, che regolarmente…si lascia scappare i migranti irregolari consentendo loro di proseguire verso il Nord Europa ove sono in realtà diretti, o invece quelle dei Paesi balcanici e danubiani che semplicemente li ricacciano indietro a viva forza.

Il caso dell’Austria e della sua intenzione di creare un “filtro” al passo del Brennero altro non è che un contraccolpo del mutato atteggiamento del governo tedesco.  Finché i migranti che l’Italia lasciava passare senza né identificarli né “filtrarli” venivano accolti indiscriminatamente in Germania e in Svezia, la preoccupazione del governo austriaco era una sola: farli procedere alla svelta verso il confine austro-tedesco.  Adesso invece con il rischio che colà giunti si ammassino a ridosso della frontiera senza poter andare oltre, si può capire che un piccolo Paese come l’Austria attuale,  8 milioni e mezzo di abitanti, voglia prendere delle precauzioni.

Osserviamo per inciso che la fine del Brennero come frontiera aperta può provocare delicati contraccolpi che vanno pure oltre il caso specifico. Come ha osservato il presidente dell’Alto Adige – SüdTirol, Arno Kompatscher,  “Schengen è una pietra miliare non solo da un punto di vista economico. Per i territori del Tirolo rappresenta una sorta di riunificazione storica dopo la riorganizzazione dei confini seguita alla Prima Guerra Mondiale. Oltre a questo ovviamente c’è il danno economico: alcuni studi parlano di un danno ipotetico per l’area Euro stimabile intorno a 400 miliardi. Sarebbe molto meglio, ad esempio, utilizzare parte di questi soldi per sviluppare soluzioni nei paesi d’origine dei migranti”.

Tra l’altro l’Austria, dicevamo, al Brennero non sta ad ogni modo costruendo alcun muro. Semplicemente si sta attrezzando per filtrare sul posto l’afflusso dei migranti nel caso in cui il nostro Paese non lo faccia come dovrebbe finché il trattato di Dublino resta in vigore. Prima di stracciarsi le vesti, e di farle stracciare all’unisono ai nostri grandi giornali e telegiornali (sempre più proni a chiunque sia al potere), il nostro governo dovrebbe piuttosto spiegarci in primo luogo perché non ha tempestivamente aperto una vertenza con l’Unione Europea sulla materia. Quest’anno il flusso dei migranti non ha avuto sosta nemmeno nel pieno dell’inverno. Durante il periodo delle ferie natalizie, ha detto Avramopoulos,  “fra i 3000 e i 4000 migranti sono sbarcati in Grecia ogni giorno “. Ora che l’estate si avvicina, e che Macedonia, Croazia e Ungheria hanno chiuso le frontiere, ci si deve attendere che le organizzazioni criminali di passatori che gestiscono questo flusso di disperati si volgano di nuovo verso l’Italia. In Libia sono poi in attesa di tentare il passaggio verso Lampedusa e la Sicilia anche masse crescenti di migranti irregolari di origine sub-sahariana, tra cui persone talvolta da anni immigrate in Libia e colà poi rimaste senza lavoro a seguito dello sconquasso dell’economia locale. Invece di menare il can per l’aia il nostro governo farebbe meglio da un lato a impegnarsi seriamente a Bruxelles e dall’altro a preparare il Paese all’emergenza alla quale si sta andando incontro.

 

 

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Brennero: lo scandalo vero e quelli che si inventano per nasconderlo

  1. Opinioni Triestine ha detto:

    Il muro adesso si sta costruendo adesso, perché fra poco in Austria ci sono le elezioni, ed ogni voto conta, e vedere una ruspa e dei lavoratori che sollevano un muro anche per 250m porterà moltissimi voti.

  2. recarlos79@gmail.com ha detto:

    l’unione europea dovrebbe servire, anzi esistere, proprio con questo scopo: una sovrastruttura che aiuti le nazioni nei compiti che da soli non possono assolvere, come ad esempio una serie di centri di identificazione in tutti i paesi finanziati dalla commissione e non come superstato che legifera si tutto, annullando i governi nazionali. poi però i socialdemocratici europei e i preti italiani dovrebbero mettersi in testa che è anche legittimo rimandare indietro chi non ha titolo per rimanere. spero che il presidente della provincia di bolzano, che ha fatto il militare negli alpini, veda la libera circolazione tra nord e sud tirolo come un ponte di pace in cui anche gli italiani possano vivere da italiani liberi. l’ideologia di balcanizzare l’italia dei sinistri e degli autonomisti senza guardare all’unità del paese porta solo rancori e diffidenza tra chi ci vive in questo paese. ronza non confondiamo l’autonomia con la secessione.

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