Dopo la vittoria di Norbert Hofer alle elezioni presidenziali in Austria: invece di strapparsi le vesti cercare di capirne i perché

Elezioni presidenziali in Austria, Giornale del Popolo, Lugano, sintesi di due diversi articoli  pubblicati rispettivamente il 23 e il 24 aprile 2016

Mentre i sondaggi della vigilia davano quasi alla pari il “verde” Alexander van der Bellen e  Norbert Hofer, candidato  del Partito liberale o della Libertà, Fpö, ma con il primo in lieve vantaggio sul secondo, le votazioni presidenziali in Austria si sono concluse ieri con la vittoria con ampio margine di Hofer. Ancora una volta le società specializzate nei sondaggi  si sono lasciate prendere per il naso dal proverbiale “uomo della strada”, il quale sotto sotto le considera  qualcosa che appartiene a un ambiente cui la gente di destra non piace. Se non  vota a sinistra spesso cerca quindi di non farglielo sapere; o comunque di sembrare meno di destra di quanto in effetti sia. Anche questo è peraltro sintomo dell’ormai diffusa “reazione di rigetto” del progressismo astratto che caratterizza  l’ordine costituito politico-mediatico europeo.

Per meglio capire il peso della vicenda sulla situazione in Europa occorre tenere presente che l’Austria non è solo un vicino di casa e un Paese alpino, ma anche e soprattutto un Paese danubiano con forti legami con l’Est europeo. Malgrado le sue attuali dimensioni (quasi la stessa popolazione della Svizzera ma una superficie più che doppia di quella elvetica), resta all’Austria del suo passato una grande capitale, Vienna, oggi tra l’altro sede dell’Opec e di importanti organismi dell’Onu, che continua fino ad oggi a essere la metropoli culturale e anche in certo modo il crocevia diplomatico e finanziario della Mitteleuropa: un ruolo che ha ripreso ulteriore forza da quando nel 1991 crollò la “Cortina di ferro” e con essa l’isolamento in cui l’Europa centrorientale era venuta a trovarsi all’epoca della Guerra fredda. A questo si aggiunga che l’Austria è uno Stato neutrale e uno dei sei membri dell’Unione Europea che non fanno parte della Nato (nota anche con il nome di Alleanza Atlantica). Ha dunque un ruolo internazionale maggiore di quanto ci si potrebbe attendere.

La questione dei migranti è stata al centro della campagna elettorale, con Van der Bellen a favore della loro accoglienza senza troppi controlli, e invece su opposte posizioni Hofer, il cui Fpö è un partito di destra liberale che al Parlamento di Strasburgo siede accanto al Front National francese di Marine Le Pen e alla Lega Nord di Matteo Salvini; e in sede europea aderisce insieme ad essi al Movimento per un’Europa delle Nazioni e della Libertà. Il prossimo 22 maggio gli elettori saranno richiamati alle urne per scegliere il nuovo presidente con un voto di ballottaggio  tra Hofer e Van der Bellen, i due candidati che hanno raccolto più voti al primo turno. Se quel giorno tutti gli elettori che non hanno votato per Hofer tornassero alle urne e votassero in massa per Van der Mellen l’esito del primo turno potrebbe venire rovesciato. Si tratta però evidentemente di un’ipotesi remota. Di fronte a un fenomeno che evidentemente i governi non riescono a gestire in modo efficace cresce ogni giorno il numero di coloro che non ne vogliono più sapere delle migrazioni di massa non programmate e dei problemi che ne derivano. L’ampia vittoria di Norbert Hofer alle votazioni presidenziali in Austria altro non è che un puntuale e democratico riflesso di questo mutamento del comune sentire.

Invece che auto-assolversi bollando l’ Fpö, il suo partito, come forza di “estrema destra, populista, anti-immigrati” sarebbe meglio cominciare a domandarsi perché mai oltre un elettore austriaco su tre ha votato per Hofer benché tutta la stampa, tutte le radio e tutte le tv che contano fossero schierate contro di lui. In tale prospettiva occorre tra l’altro evitare di far proprio il metodo dell’ “agitazione” di antica matrice marx-leninista, cui invece in vario modo indulgono (speriamo in modo inconsapevole)  molti ambienti del volontariato. Il metodo che in forza del quale il problema dei migranti viene portato alla ribalta non allo scopo di affrontarlo e possibilmente di risolverlo ma solo per usarlo politicamente. Rientra in tale orizzonte la manifestazione inscenata domenica scorsa 24 aprile al valico del Brennero dagli “antagonisti” italiani. A gente come loro la sorte delle persone dei  migranti interessa poco o nulla. Ai loro occhi  i flussi immigratori indiscriminati e incontrollati vanno sostenuti e possibilmente incentivati semplicemente in quanto utili per sgretolare la società europea e la sua identità culturale aprendola così a una nuova stagione rivoluzionaria dopo quella che tragicamente fallì nel secolo scorso.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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