Basta con le sanzioni contro la Siria, di cui fa le spese la gente comune, non i signori della guerra

Fermare le sanzioni in Siria, La Nuova Bussola Quotidiana, 22 maggio 2016

Mentre non incidono minimamente sulla bilancia dei rapporti di forza sul terreno, le sanzioni contro il governo di Damasco gravano duramente sulle spalle dei siriani, della gente comune ridotta in miseria da una guerra senza senso che nessuno può vincere. In proroga dal 2011, le sanzioni scadranno il prossimo primo giugno. All’avvicinarsi del vertice europeo in cui si dovrà deciderne l’eventuale rinnovo si sono perciò moltiplicati gli appelli alla loro sospensione, tra cui già un mese fa il nostro su La Nuova Bussola Quotidiana  (cfr. “E’ giunta l’ora di rimuovere le sanzioni alla Siria”, 28/4/2016, reperibile anche in questo sito).

Da qualche giorno a questa ondata di appelli si è aggiunta l’autorevole petizione “Basta con le sanzioni alla Siria e ai siriani” i cui primi firmatari sono il vicario apostolico latino di Aleppo, mons. Georges Abou Khazen, il Custode emerito di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa e altri presuli della Chiesa Cattolica del Vicino Oriente. Migliaia di firme si stanno aggiungendo in calce alla petizione a quelle dei primi firmatari; e giunge la notizia che al Parlamento italiano verranno depositate domani due mozioni in proposito, sottoscritte l’una da parlamentari della Lega Nord e l’altra da parlamentari dei 5 Stelle. Per uno di quei paradossi di cui la politica italiana non è avara, non si ha invece finora notizia di analoghe iniziative da parte di parlamentari di altri partiti, compresi quelli che pretendono di essere naturalmente più sensibili al riguardo dei leghisti e dei pentastellati. Inevitabilmente parlamentari di partiti d’opposizione colgono la circostanza per presentare documenti di complessiva critica alla politica del governo nella materia, mentre una mozione che avesse avuto a tema soltanto la sospensione delle sanzioni avrebbe potuto raccogliere più vasto consenso. Di ciò tuttavia non si può fare carico innanzitutto a loro bensì a chi altro non ha preso iniziativa pur avendo in mano tutti gli elementi per farlo.

Tornando alla petizione di cui si diceva, raggiungibile su change.org , ribadiamo essere importante che in questi giorni raccolga il maggior numero possibile di firme. Ci auguriamo perciò che i lettori de La Nuova Bussola Quotidiana la sottoscrivano e propongano di fare lo stesso ad amici e conoscenti.

Come si ricorda nel documento, nel 2011 l’Unione Europea, varò delle sanzioni contro la Siria, presentandole come «sanzioni a personaggi del regime»”. Venne perciò  imposto al Paese l’embargo del petrolio, il blocco di ogni transazione finanziaria e il divieto di commerciare moltissimi beni e prodotti: misure che in realtà hanno colpito ben poco chi si diceva di voler colpire. Viceversa, denunciano i firmatari della petizione,“ In questi cinque anni le sanzioni alla Siria hanno contribuito a distruggere la società siriana condannandola alla fame, alle epidemie, alla miseria, favorendo l’attivismo delle milizie combattenti integraliste e terroriste che oggi colpiscono anche in Europa. E si aggiungono a una guerra, che ha già comportato 250.000 morti e sei milioni di profughi.”

“La situazione in Siria è disperata. Carenza di generi alimentari, disoccupazione generalizzata, impossibilità di cure mediche, razionamento di acqua potabile, di elettricità. Non solo, l’embargo rende anche impossibile per i siriani stabilitisi all’estero già prima della guerra di spedire denaro ai loro parenti o familiari rimasti in patria. Anche le organizzazioni non governative impegnate in programmi di assistenza sono impossibilitate a spedire denaro ai loro operatori in Siria. Aziende, centrali elettriche, acquedotti, reparti ospedalieri sono costretti a chiudere per l’impossibilità di procurarsi un qualche pezzo di ricambio o benzina.

Oggi i siriani vedono la possibilità di un futuro vivibile per le loro famiglie solo scappando dalla loro terra. Ma, come si vede, anche questa soluzione incontra non poche difficoltà e causa accese controversie all’interno dell’Unione europea. Né può essere la fuga l’unica soluzione che la comunità internazionale sa proporre a questa povera gente. (…)

la retorica sui profughi che scappano dalla guerra siriana appare ipocrita se nello stesso tempo si continua ad affamare, impedire le cure, negare l’acqua potabile, il lavoro, la sicurezza, la dignità a chi rimane in Siria.

Così ci rivolgiamo ai parlamentari e ai sindaci di ogni Paese affinché l’iniquità delle sanzioni alla Siria sia resa nota ai cittadini dell’Unione Europea (oggi assolutamente ignari) e diventi, finalmente,  oggetto di un serio dibattito e di conseguenti deliberazioni. “

In   calce al documento ai nomi di presuli, tra cui  quelli già citati, si aggiungono poi subito tra l’altro le Suore della Congregazione di San Giuseppe dell’Apparizione dell’Ospedale “Saint Louis” di Aleppo e la Comunità delle Monache Trappiste in Siria.

Il dovere e l’urgenza di condividere questo appello sono evidenti. Auguriamoci  che, al di là di qualsiasi calcolo politico immediato, si formi per l’occasione nel Parlamento italiano una grande maggioranza una tantum attorno a questo gesto di solidarietà e di aiuto che i cristiani della Siria chiedono non solo per se stessi ma per tutta la gente della Siria che sta facendo con lacrime e sangue le spese di questa guerra dissennata.

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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