Dieci tesi sulla scuola: la lezione del Vallese

 Scuola, in Svizzera un esempio di libertà e di sussidiarietà, La Nuova Bussola Quotidiana, 29 maggio 2016

Non solo in Italia ma ovunque ancora perduri il modello napoleonico del monopolio statale della scuola pubblica (ossia: aperta a tutti) dilaga quella che ormai viene definita l’”emergenza educativa”. Da noi in particolare, a fronte di un costo enorme, la scuola statale rende pochissimo in termini di istruzione e formazione dei destinatari del servizio, ossia gli scolari e studenti. La sua prima funzione è ormai quella di dare posti di lavoro mal pagato al nuovo proletariato intellettuale che viene prodotto da un’università che, ignorando la realtà del nostro tempo, sforna troppo spesso laureati altrimenti senza futuro. Ovunque però riformare il settore è un’ardua impresa. A garanzia della persistenza di tale stato di cose montano infatti la guardia dei forti sindacati neo-corporativi.

In questo quadro diventa interessante un episodio che, al di là delle sue piccole dimensioni, è molto significativo: si tratta del dibattito che nel cantone svizzero del Vallese oppone gli insegnanti della scuola statale al ministro dell’Istruzione, Oskar Freysinger. In Svizzera la scuola è una competenza esclusiva dei Cantoni che poi negoziano tra loro in vista di una limitata armonizzazione dei rispettivi sistemi scolastici, ma senza che il governo federale possa interferire nella loro sovranità in materia. Ne consegue una varietà di modelli e di esperienze che fa della scuola elvetica un laboratorio molto interessante. Fra l’altro, secondo la loro rispettiva storia, ci sono Cantoni statalisti e Cantoni invece dove la scuola pubblica non è monopolio dello Stato. Il Vallese, il cantone dell’alta valle del Rodano e del passo del Sempione — 332 mila abitanti per circa due terzi di lingua francese, e per il resto per lo più di lingua tedesca – rientra nella prima categoria.

Senza peraltro rimettere in discussione lo status quo della scuola statale vallesana, nello scorso marzo Freysinger ha pubblicato un opuscolo, Dieci tesi sulla scuola (Dix théses sur l’école/Zehn Thesen über die Schule, DFS VS 2016), con cui ha aperto un pubblico dibattito sulla scuola e sulla sua filosofia educativa. Sia per i suoi contenuti  che per il metodo l’opuscolo-manifesto di Freysinger è giunto nel mondo della scuola del Vallese come il proverbiale sasso nella piccionaia. Senza soffermarci qui sui dibattiti e sulle polemiche che ne sono nati, spesso connessi a situazioni che i nostri lettori non possono conoscere bene, riprendiamo invece qui in estrema sintesi le dieci tesi: 1. La pedagogia è una scienza umana, non una scienza esatta; 2. Per una scuola che spinga ognuno a dare il meglio di sé; 3. Per un insegnamento basato sui contenuti; 4. La qualità della scuola dipende in primo luogo dalla qualità degli insegnanti; 5. Per un ritorno alle materie fondamentali (lingua materna, matematica, lettura di opere letterarie); 6. Per una scuola a contatto con il suo tempo ma al di sopra delle mode; 7. Internet è auspicabile e necessario, ma va subordinato al formarsi di un sapere; 8. La scuola è anche una scuola di vita (solo se si conoscono e si assimilano i valori della propria tradizione si diventa poi capaci di aprirsi ad altre visioni del mondo); 9. La scuola deve favorire la conoscenza di diverse lingue (più lingue – sia antiche che moderne — si conoscono e più il pensiero si precisa e si affina); 10. La scuola va organizzata all’insegna della sussidiarietà e del decentramento.

Nelle pagine dell’opuscolo-manifesto — raggiungibile tramite il sito ufficiale del Vallese www.vs.ch e scritto in un linguaggio lodevolmente non accademico — vengono delineati una filosofia e una proposta educativa tanto interessanti quanto largamente condivisibili: “Non esiste una pedagogia generale applicabile a tutti in modo identico. La dignità dell’essere umano consiste nel fatto che è unico e insostituibile (…) il “rapporto umano personalizzato” è ciò che più facilita l’apprendimento. “Il livellamento verso il basso è ingiusto per tutti, sia per i più forti che per i più deboli”. “Si va a scuola non solo per imparare a imparare ma anche per imparare qualcosa“. “E’ tempo di tornare allo studio a memoria che, a parte il suo valore di esercizio mentale, è anche una garanzia di autonomia. Quel che abbiamo nella nostra testa è a nostra disposizione in ogni momento e nessuno ce lo può sottrarre”. “Niente può sostituire il rapporto maestro-allievo che è antico come la civiltà”. “In un mondo in cui la forma tende a prendere il posto dei contenuti è essenziale tornare al fondo delle cose (…) e la scuola è il luogo dove meglio che in ogni altro si può procedere a tale riequilibrio”. L’opuscolo di Freysinger è ricco di osservazioni come queste, molto semplici nella forma ma molto dense nel contenuto. Vale la pena di saperne di più.

 

 

 

 

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in La Nuova Bussola Quotidiana e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...