Trump o Hillary Clinton sono uno peggio dell’altra, ma la vera questione è che gli Usa si stanno ritirando dal mondo

Con Trump o la Clinton gli Usa si ritireranno da mondo, La Nuova Bussola Quotidiana, 10 giugno 2016

A leggere il grosso della stampa italiana che conta, quella che si profila alle elezioni presidenziali del prossimo novembre negli Usa sembra una guerra tra la luce e le tenebre: con Donald Trump in veste di Lucifero e Hillary Clinton nella veste di una specie di arcangelo Gabriele “transgender” (peraltro in linea con il suo sfegatato  impegno a favore di ogni possibile “muovo diritto”).  In tale prospettiva il costante successo di Trump in  campo repubblicano viene raccontato come se fosse un susseguirsi di colpi di mano quando, piaccia o non piaccia, è semplicemente l’esito a lui favorevole di elezioni primarie del tutto democratiche. E’ l’eterna regola non scritta del progressismo “illuminato”: il popolo è un campione di virtù democratiche quando fa e vota come lor signori desiderano, mentre se invece si schiera su altre posizioni allora diventa una massa di stupidi, di ignoranti o di corrotti. Trump dice anche cose che non stanno né in cielo né in terra, ma lo stesso vale per Hillary Clinton. In quanto poi a “scheletri nell’armadio” la palma del primo posto va al candidato democratico. Se in Italia di lei ci giungono soltanto rosee notizie ciò si deve all’incondizionata mobilitazione a suo favore della quasi totalità dei corrispondenti italiani negli Stati Uniti, che sono di regola dei veri e propri tifosi “ultras” dei Democratici.

In effetti sarebbe ormai venuto il momento di rendersi conto che, vinca Trump o vinca Hillary Clinton, le prossime elezioni americane chiuderanno un’epoca. Non ci sarà comunque confronto tra chi sarà alla Casa Bianca del prossimo gennaio 2017 e coloro che lo hanno preceduto nel secolo precedente: da quando cioè al termine della prima guerra mondiale gli Usa apparvero sulla scena mondiale con un ruolo da protagonisti. Al di là di ogni possibile limite personale del nuovo presidente o presidentessa, e al di là di ogni dissennata idea che rispettivamente ciascuno dei due attuali candidati ha su questioni umane fondamentali, sta un fatto obiettivo: gli Usa non hanno più il ruolo che cominciarono ad avere dai trattati di Versailles in avanti. La superiorità militare di Washington è ancora assoluta alla scala planetaria, ma non basta più a garantire loro l’egemonia planetaria complessiva che un tempo ne derivava. A seguito dello sviluppo di altre forme di potenza pure planetaria, il mondo sta diventando multipolare ma nel frattempo è soprattutto instabile. In tale orizzonte la prima cosa di cui rendersi conto è  che la presidenza Usa in quanto tale sta cessando di aver il ruolo che aveva. Sia Trump per alcuni aspetti che Hillary Clinton per altri possono essere una aggravante del problema, ma nella sostanza la questione resta intatta.

Abituati come siamo a pensare troppo bene degli Stati Uniti, il loro tramonto non solo politico ma anche morale ci colpisce molto. Altrettanto però dovrebbe colpirci la sin qui dimostrata incapacità dell’Europa di compensarne l’eclissi, malgrado sulla carta ne abbia ad abundantiam tutte le risorse sui piani sia economico, che demografico che socio-culturale. Pur avendo in teoria tutti i mezzi che occorrono per affrontare ad esempio i drammi in atto nella regione del Mediterraneo e del Levante,  l’Unione Europea resta ancora priva  di quella consistenza politica mancando la quale è come se non li avesse. La pretesa di costruirla a prescindere dalla sua storia e dalla sua identità l’ha strozzata sul nascere. Si tratta di ricostruirla ex novo, ma finora il processo non è ancora nemmeno iniziato. Per tutto questo insieme di circostanze stiamo entrando in un’epoca in cui dalla politica non c’è più nulla di primario e di sostanziale da attendersi. Non c’è altro motore se non la persona. E’ sempre stato così, ma non è stato mai così evidente come oggi.  In tale prospettiva alla politica si deve chiede in primo luogo la libertà, la sua tutela e il suo ampliamento; cercando poi di farne uso al meglio.

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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