Parisi e Sala al ballottaggio a Milano: è vero che si somigliano, ma non sono affatto la stessa cosa

Sala e Parisi, quasi gemelli. Ma con una differenza…, La Nuova Bussola Quotidiana, 16 giugno 2016

Una novità positiva della campagna elettorale per le elezioni comunali di ballottaggio di questa domenica è che finalmente i candidati sindaci sono stati spinti a dire che cosa vogliono fare se verranno eletti. E non a discutere di tutt’altro, da quel che capita nei loro partiti a quel che capita o non capita nel governo. Tale fatto nuovo è comunque un lampo di luce nella notte.  Non solo nelle grandi città, di cui le catene televisive nazionali hanno costretto tutti ad occuparsi, ma anche nelle più piccole un’altra novità positiva è costituita dal fatto che, analizzando le coalizioni di liste nel loro complesso, ci si avvede che in genere i ballottaggi di domenica avranno un rispettabile peso politico nel senso proprio del termine. Tale è oggi il discredito della politica come professione che i candidati fanno a gara nel non sembrare affatto politici, ma tutt’altro: dirigenti industriali, imprenditori, signore-bene, alti funzionari, belle ragazze, signori di mezza età però molto sportivi. Di tutto insomma, ma politici no. In realtà sono politici eccome, e la loro stessa capacità di accreditarsi come presunti non-politici lo conferma.

Tutto questo è molto positivo. Molta negativa invece è la totale irrilevanza nell’insieme della presenza di cristiani espliciti, consapevoli e motivati. In un Paese come il nostro tale irrilevanza non è naturale: significa che una parte consistente della società civile italiana resta fuori del livello istituzionale. Che ci siano forze che tendono a metterci fuori è non solo evidente ma anche ovvio.  Proprio per questo dobbiamo però domandarci che cosa si sta facendo (o non facendo) tra i cristiani in Italia per ricostruire tale presenza; per far rinascere un ceto politico l’eclissi del quale non fa bene a nessuno, nemmeno alla Chiesa e alle varie realtà ecclesiali talvolta perciò tentate di assumere un ruolo politico in quanto tali; tentate insomma da un clericalismo nuovo, ma tanto nefasto quanto quello vecchio.

E’ in questo quadro che si pone, per chi domenica dovrà andare a votare, il problema della scelta tra i candidati in campo. In nessun caso siamo, mi pare, di fronte a scelte facili. In nessun caso si tratta di scegliere tra la luce e le tenebre. Pur entro i limiti della situazione va tuttavia tenuto per fermo un grande principio di fondo: quello della difesa e dell’affermazione prioritaria della libertà della persona e delle comunità. Ancora una volta la libertas Ecclesiae e la libertà in generale vanno di pari passo. Perciò domenica si tratterà ogni volta di scegliere per il più liberale ovvero per il meno statalista dei due candidati e dunque delle rispettive  coalizioni.

Non risiedo in un comune dove si voterà, ma in quanto lombardo ho una prossimità e un interesse specifici per la città di Milano dove si confrontano Giuseppe Sala, sostenuto da una coalizione di centro-sinistra, e Stefano Parisi, sostenuto da una coalizione di centrodestra. A titolo di esempio faccio quella che per me è un’esercitazione provando a immaginarmi per chi mi risolverei a  votare se votassi a Milano.

Si è parlato molto della somiglianza tra i due candidati, entrambi ex-segretari generali del Comune di Milano. Giuseppe (Beppe) Sala, 58 anni, è un dirigente industriale formatosi alla Pneumatici Pirelli e passato poi nel 2003 a Telecom. Nel 2009 il nuovo sindaco di Milano Letizia Moratti, eletto da una maggioranza di centrodestra, lo nomina segretario generale del Comune e poi nel 2010 lo indica con successo alla carica di amministratore delegato della società incaricata di realizzare l’Esposizione Universale di Milano 2015. Da quel momento si sposta verso il centrosinistra e dai successivi governi Monti e Letta viene nominato commissario governativo unico per l’Expo, che in tale veste finisce di costruire e gestisce.

Stefano Parisi, 59 anni, alto funzionario ministeriale, approda a Milano nel 1997 quando il sindaco Gabriele Albertini, eletto egli pure da una maggioranza di centro-destra, lo vuole come suo  segretario generale (City manager). Dal 1992 fino a quel momento aveva lavorato a Roma a palazzo Chigi come capo dei consiglieri economici di cinque diversi successivi presidenti del Consiglio: Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi. Tra il 2000 e il 2004 è stato quindi direttore generale della Confindustria, e poi amministratore delegato di Fastweb fino al 2010. Per chi pensa alla politica come  riflesso di una presenza di popolo la prima reazione alla lettura di questi profili è in entrambi i  casi: no comment.

Sono poi entrambi dei “laici” senza alcun manifesto interesse per il fatto cristiano e per le culture anche politiche che ne derivano. Sala appartiene a un ambiente per il quale i cattolici non dovrebbero più esistere e d’istinto non li sopporta. Grazie però a una forte capacità di autocontrollo riesce a farlo vedere il meno possibile. Parisi, che è romano, sembra avere la stima che spesso a Roma un certo ceto dirigente nutre per la Chiesa in quanto istituzione capace di imporsi e di persistere attraverso i secoli. Un riconoscimento di fatto senza ulteriori curiosità ed emozioni.

Sin qui non c’è motivo di tifare per l’uno o per l’altro. Nei limiti di tale quadro ciò che fa la differenza è la concezione che  rispettivamente i due e le coalizioni che li sostengono hanno del potere.  Sala è uno statalista convinto e incrollabile; Parisi tende nella medesima direzione, ma è anche disposto a mettere in discussione il suo statalismo tendenziale. Perciò, con tanti auguri ai milanesi, concludo che se fossi residente a Milano voterei Parisi. Con la viva speranza che nella sua maggioranza ci sia poi gente capace di dimostrargli quanto sarebbe per lui utile e vantaggioso dare spazio anche a chi pensa ci siano più stelle in cielo che nella sua filosofia.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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