I terroristi musulmani di Dacca, giovani istruiti di ricca famiglia: strano? No, ovvio

La paralisi occidentale di fronte ai massacri, La Nuova Bussola Quotidiana, 4 luglio 2016

A Dacca e a Bagdad, a un giorno di distanza l’uno dall’altro, due massacri di innocenti sono venuti tragicamente a ricordarci due problemi-chiave del mondo in cui viviamo, entrambi sottovalutati se non  censurati dall’ordine costituito della politica  e dei media. Si tratta da un lato di quella che è ormai un’emergenza planetaria, ossia la persistente incapacità dell’Islam di dare risposte ragionevoli alle sfide del nostro tempo; e dall’altro di un’ emergenza pure planetaria ma che ci riguarda più  direttamente, ossia la sempre più catastrofica incapacità dell’ Occidente “laico” contemporaneo da far fronte alla situazione.

C’è qualcosa di paradossalmente tragico nel fatto che ancora una volta, come è accaduto a Dacca sabato sera, tante persone (tra cui una decina di nostri connazionali), siano state trucidate da terroristi  che hanno risparmiato i musulmani presenti accanendosi invece contro i “crociati”.  Mentre infatti quell’ordine costituito politico-mediatico di cui si diceva fa di tutto per accreditare l’idea di una modernità post-cristiana, il terrorismo islamista coglie purtroppo con  grande chiarezza le radici cristiane del successo economico-culturale della modernità, di cui l’Occidente è il motore principale; e nel suo odio nutrito di invidia e di rancore si regola di conseguenza. Come già era accaduto ad esempio in Siria, anche a Dacca sabato scorso con  l’accusa di essere dei “crociati”  sono state trucidate delle persone che non erano di certo andate nel Bangladesh a fare i “crociati”; e di sicuro erano inconsapevoli che la loro semplice presenza fosse in certo senso una testimonianza cristiana. Invece è proprio così: visto per così dire “da fuori”,  anche il più laico degli occidentali appare suo malgrado molto cristiano. Visto “da fuori” tutto ciò che abbiamo di meglio, — dalla capacità tecnica a quella organizzativa, dal rapporto  creativo con la materia alla cultura del lavoro, dalla speranza nel futuro alla stessa  convivialità – appare, come infatti è, un’eredità cristiana. E, come di nuovo si è verificato a Dacca, per questa testimonianza inconsapevole si può anche morire.

Un terribile disagio sta dilagando tra le giovani generazioni musulmane, sia in terra musulmana che nella diaspora, di fronte a quel fallimento dell’Islam di cui si diceva: un disagio, soprattutto avvertito dai più colti e dai più ricchi, che in molti di loro giunge appunto sino alla pazzia furiosa del terrorismo. Benché comprensibilmente noi si sia più commossi dalle stragi che avvengono in Europa, o quando comunque le vittime sono europee, resta pur vero un fatto: la massima parte delle vittime del terrorismo islamista è costituito da musulmani. La strage avvenuta ieri in un quartiere sciita di Bagdad, dove almeno 125 persone sono morte dilaniate da una bomba  fatta esplodere in un mercato affollato per gli acquisti  delle cene della fine del Ramadan, è venuta di nuovo a ricordarcelo. E’ in corso nel mondo musulmano una grande “guerra civile” tra sunniti e sciiti che, dalla Siria alla Turchia e all’Iraq (ma non solo), in questi ultimi anni ha causato migliaia di vittime innocenti. E’ un conflitto che gli Stati Uniti, e quindi obiettivamente anche i loro stabili alleati, Italia compresa, non hanno esitato a sfruttare sin da quando nel 1980 l’Iraq a dominazione sunnita di Saddam Hussein, a tale scopo  armato da Washington, venne spinto allo scontro contro l’Iran, principale paese sciita.

Venne così aperto un vaso di Pandora che ancora oggi non si riesce a chiudere. Solo chi ha avuto la forza di aprirlo, ossia l’Occidente, ha anche la forza di chiuderlo, eppure non ci riesce. Quali sono le cause di questo smarrimento che lo rendono così debole malgrado la sua assoluta superiorità tecnica, economica e militare? Uno smarrimento generale, che inizia a Washington, ma al quale nel suo piccolo il nostro governo dà il suo contributo, per esempio con le sue banali reazioni alla strage di Dacca?  Sarebbe bene cominciare a domandarselo.  La risposta è complessa, perciò non può essere rapida. E’ evidente tuttavia la pista lungo cui procedere per ricercarla: è quella della riemersione di ciò che da troppo tempo si è cercato di soffocare, ossia quella grande eredità  occidentale di esperienze, di pensiero e di valori vissuti che inevitabilmente rimanda alle radici cristiane, anche se non soltanto. Senza una rinascita del genere non si esce dalla crisi epocale che stiamo vivendo; e nemmeno si aiuta l’Islam a venirne fuori, per il bene sia suo che del resto del mondo.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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