Il preteso nesso tra monoteismo e violenza: una sciocchezza da prendere sul serio

 Monoteismo e violenza, altri strumenti per capire, La Nuova Bussola Quotidiana, 15 luglio 2016

“Tutti sappiamo che il monoteismo in quanto tale intrattiene un oscuro rapporto con la violenza”, ha recentemente scritto sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia. In realtà tutti dovremmo sapere che questa affermazione è una sciocchezza. Si tratta di una tesi che non regge alla prova non solo della logica ma in primo luogo della storia. La violenza omicida come strumento di dominio appartiene tutta quanta al mistero del male, e i fatti dimostrano  che in quanto a pretesti non ha preferenze di campo. Tra l’altro poi, dal Terrore giacobino a Stalin passando per Hitler , la vicenda europea degli ultimi secoli indurrebbe piuttosto a credere  che in quanto a “oscuro rapporto con la violenza”  la cultura laica della modernità non sia seconda a nessuno. E’ un peccato che la peregrina affermazione si ritrovi un articolo in cui Galli della Loggia  ha avuto il merito di porre la questione dell’Islam con una notevole indipendenza di giudizio rispetto al “politically correct” che è altrimenti di rigore sul giornale su cui scrive, ma così è.

D’altra parte il preteso nesso preferenziale tra monoteismo e violenza è una di quelle sciocchezze che è meglio non prendere sotto gamba. Si tratta infatti di uno dei pilastri di una risorgente cultura neo-pagana che oggi si pone non solo come opposta ma anche come ostile all’esperienza cristiana.  Per paradossale infatti che ciò possa apparire con i tempi che corrono — e tanto più tenendo conto che il principio di laicità, base necessaria del principio di libertà  civile, è entrato nella storia con Cristo —  anche quando si parte dall’Islam alla fine l’obiettivo finale è il cristianesimo.

Un documento recente al riguardo è  Il disagio dei monoteismi. Sentieri teorici e autobiografici, un saggio appena pubblicato dalla Morcelliana, storica casa editrice cattolica oggi spesso incline a forme di masochismo culturale. L’autore, Jan Assmann, sostiene che i tre grandi monoteismi sono da sempre motori di sanguinosi conflitti per mettersi definitivamente al riparo dai quali occorre tornare a quella che l’Illuminismo tedesco definiva “religio duplex”. Una religione in cui le fedi di ogni tradizione possono magari sussistere, ma all’ombra di una «religione del genere umano» universale verso la quale tutte quante dovrebbero convergere. Non è una grande trovata; già nel 1900 nel suo  L’Anticristo Vladimir Soloviev l’aveva prevista. La vera novità, anzi un segno dei tempi, è il fatto che adesso se ne trovi eco pure in un libro edito dalla Morcelliana.

La questione è ad ogni modo tanto seria da aver giustificato uno studio ad hoc che la Santa Sede aveva pubblicato il 6 dicembre 2013. “Dio Trinità, unità degli uomini / Il monoteismo cristiano contro la violenza” è il titolo del documento, redatto dalla Commissione Teologica Internazionale della Congregazione per la Dottrina della Fede. Per tre anni la Commissione aveva lavorato sulla questione “confrontandosi in particolare con la tesi secondo la quale esisterebbe un rapporto necessario fra il monoteismo e la violenza”.  Senza voler riassumere qui un ampio testo in cinque capitoli  riprendiamo alcuni passaggi della sua nota di presentazione:

“L’occasione immediata di questa chiarificazione”, si legge nella nota, “ è la teoria, diversamente argomentata, secondo la quale esiste un rapporto necessario fra il monoteismo e le guerre di religione.(….)

La nostra riflessione intende proporsi in chiave di argomentata testimonianza, non di contrapposizione apologetica. La fede cristiana, in effetti, riconosce nell’eccitazione alla violenza in nome di Dio, la massima corruzione della religione. Il cristianesimo attinge questa convinzione dalla rivelazione dell’intimità stessa di Dio, che ci raggiunge mediante Gesù Cristo. La Chiesa dei credenti è consapevole del fatto che la testimonianza di questa fede chiede di essere onorata da un atteggiamento di conversione permanente: che implica anche la “parresia” (ossia la coraggiosa franchezza) della necessaria autocritica.

(…) ci siamo proposti di chiarire il tema del “monoteismo” religioso nell’accezione che esso riceve in alcuni orientamenti dell’odierna filosofia politica. Siamo coscienti del fatto che tale evoluzione presenta oggi uno spettro molto differenziato di posizioni teoriche, che vanno dal classico sfondo dell’ateismo cosiddetto umanistico, fino alle forme più recenti dell’agnosticismo religioso e del laicismo politico. La nostra riflessione vorrebbe anzitutto precisare che la nozione di monoteismo, non priva di significato per la storia della nostra cultura, rimane ancora troppo generica quando sia usata come cifra di equivalenza delle religioni storiche che confessano l’unicità di Dio (identificate come Ebraismo, Islam, Cristianesimo). In secondo luogo, formuliamo la nostra riserva critica nei confronti di una semplificazione culturale che riduce l’alternativa alla scelta fra un monoteismo necessariamente violento e un politeismo presuntivamente tollerante. (…)”

Senza ulteriori citazioni rimandiamo alla lettura del documento, che è alla portata di qualsiasi lettore attento e interessato. Nel fiume di un sistema massmediatico per lo più ostile o disinformato riguardo all’ esperienza e alla cultura cristiane cercare di nuotare contro corrente non basta. Occorre anche e in primo luogo avvalersi di altre fonti.  Questo è un esempio.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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