Cinque Stelle a Torino: quali primi segnali

Svolta Appendino: Torino è tra capre e cavoli, La Nuova Bussola Quotidiana,  21 giugno 2016

Ma questi sanno dove si trovano, in quale tempo vivono, e insomma in che cosa consistono le urgenze  della città che sono stati chiamati ad amministrare? La domanda è di rigorealla vista dei primi provvedimenti presi a Torino dalla nuova giunta targata 5 Stelle.  Abbandonata dalla Fiat, a sua volta divenuta semplicemente uno dei tanti marchi di una multinazionale dell’automobile con sede nei Paesi Bassi e direzione strategica negli Usa, la grande città piemontese vive un momento di crisi e di declino che per gravità è paragonabile soltanto a quello che per molti anni attraversò dal 1865 in avanti, quando cessò di essere la capitale del nuovo Stato italiano.

Alle recenti elezioni comunali, di fronte all’inerzia delle forze politiche “storiche”, i torinesi giocano allora la carta del nuovo per il nuovo. Sulla piazza il nuovo per il nuovo sono i 5 Stelle, e vada per i 5 Stelle. Il loro candidato sindaco Chiara Appendino perciò travolge l’impegnato ma mesto sindaco uscente Piero Fassino. L’immaginazione – si potrebbe dire riusando un antico slogan del ’68 – viene mandata al potere, e la città si dispone a raccogliere i frutti della sua scelta di rottura.

Buoni, onesti e intelligenti come hanno continuato a dire di essere, chissà quale meraviglia di progetto di rilancio di Torino avranno in tasca i pentastellati. Venuto però il momento dei provvedimenti-bandiera, di  quelle prime decisioni che dicono la “filosofia” di un’amministrazione, le grandi novità sono: da un lato la trasformazione dell’assessorato alla Famiglia in assessorato alle Famiglie con acclusa nomina ad assessore in materia del presidente dell’Arcigay torinese Marco Alessandro Giusta, e dall’altro l’avvio di un programma di promozione della dieta vegana e vegetariana sul territorio comunale. Il programma è nelle mani dell’assessore Stefania Giannuzzi, a capo di un assessorato che, non a caso, non è più soltanto all’Ambiente bensì all’Ambiente e alla Tutela degli animali.

Di fronte insomma ai problemi giganteschi di una metropoli orfana della grande realtà industriale attorno a cui la sua economia e la sua società hanno vissuto per oltre un secolo, e che ora deve  letteralmente reinventarsi, questi pretendono di prendere le mosse da questioni, ripescate dall’agenda dei radicali e rispettivamente dei “verdi”, che sono non soltanto distruttive di quel che resta dalla cultura popolare torinese ma anche lontanissime dalle sensibilità e dai legittimi interessi delle masse urbane senza futuro  che la Fiat ha lasciato dietro di sé nelle vaste periferie della città.  Al di là di ogni altra e più pregnante considerazione, l’assessorato alle Famiglie è semplicemente fuori legge. A norma dell’art. 35 della Costituzione c’è una sola famiglia, quella costituita secondo natura. Tanto e vero che per poter far entrare le unioni civili nell’ordinamento italiano la legge Cirinnà ha dovuto spacciarle per “formazioni sociali” a norma dell’art.3. Quindi per un Comune dotarsi di un assessorato alle Famiglie è solo una perdita di tempo.

Non si fatica poi a immaginare che cosa nelle periferie di Torino si stia pensando della volontà della nuova Giunta di impegnare l’amministrazione comunale a “promuove la  cultura vegana e il rispetto degli animali”; intendendo per “rispetto” l’idea di considerarli come se fossero degli uomini (beninteso, degli uomini già nati e in buona salute perché se si trattasse di feti o di malati in coma irreversibile il discorso potrebbe anche cambiare…).

Bontà sua, l’assessore Stefania Giannuzzi ha precisato  che la nuova Giunta non vuole “imporre a nessuno una dieta vegana o vegetariana».  Intende però promuoverla come «atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente, la salute e gli animali attraverso interventi di sensibilizzazione sul territorio». Come dire che un torinese, se se la sentirà di essere perciò un  fondamentale nemico dell’ambiente, un sabotatore della salute e un assassino di animali, potrà anche continuare a mangiare carne e uova. L’assessore pensa inoltre, sul modello delle domeniche ecologiche, a giornate in cui si inviteranno i cittadini “a non consumare carne spiegando le ragioni di questa scelta ma chiarendo anche che si tratta di una partecipazione assolutamente volontaria e che nulla sarà imposto».  Essendo evidentemente capace come nessun altro di salvare tutte le capre e tutti i cavoli, la giunta Appendino si propone poi di promuovere «diete alimentari ambientalmente sostenibili» ma senza penalizzare gli allevatori. Punta infine “alla realizzazione di colombaie in alcune aree verdi per fornire alimentazione adeguata ai colombi e ridurne il numero in modo incruento”.

L’esperienza non cessa insomma di insegnare quale sia la sostanza della proposta politica dei 5 Stelle al di là della grande abilità politica e della grande capacità di comunicazione di cui sanno dare prova. C’è da augurarsi che i loro attuali e potenziali elettori se ne rendano  conto per tempo.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Cinque Stelle a Torino: quali primi segnali

  1. Roberto ha detto:

    Sono torinese, ed ero esterrefatto dal modo di votare dei miei concittadini. Conosco cattolici-oscurantisti che per punire il “comunista” Fassino hanno votato l’Appendino così si sono beccati l'”Assessorato alle famiglie” …. oppure gente in grave difficoltà economica che per esprimere il disagio ha votato chi propone la dieta vegana….
    Fassino non è un granchè, è un andreottiano nel senso più meschino del termine (Si è visto come era anti-renzi quando renzi era in minoranza per poi passare rapidemente sul carro del vincitore) Culturalmente scarso è un furbacchione. Ma nel suo pragmatismo è riuscito a fare cose decenti.
    In assenza di meglio valeva la pena votarlo.

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