Presenza musulmana alle messe in memoria di p. Jacques Hamel: un fatto comunque positivo

A differenza delle moschee, e anche delle sinagoghe, cui in linea generale si può accedere soltanto se invitati, le nostre chiese sono aperte a tutti, credenti e non credenti, santi e peccatori. A buon motivo e per costante tradizione qualunque presenza, purché rispettosa, è lecita e anzi gradita in ogni momento, compreso quello in cui si celebra la messa. Ritengo che l’affermazione e la tutela di questo fondamentale principio sia più importante di tutti i limiti che spesso  hanno caratterizzato la presenza formalizzata di musulmani a un certo numero di  messe in un certo numero di chiese in Francia, in Italia (e non so se anche altrove in Europa), a titolo di partecipazione al lutto per l’assassinio di padre Jacques Hamel ucciso lo scorso 26 luglio da due giovani assassini islamisti mentre celebrava la messa nella sua chiesa di St. Etienne-du-Rouvray (Bassa Normandia, Francia).

La presenza la scorsa domenica 31 luglio in alcune chiese di musulmani intesa come gesto di condanna dell’assassinio di padre Jacques Hamel e di presa di distanza dal terrorismo islamista è stata oggettivamente significativa. Piuttosto sarà  interessante vedere  se e come verrà pubblicamente commentata nel mondo musulmano (Vi abbiamo poi visto echi ampi e positivi sui siti a noi accessibili, perché redatti in inglese o in francese, di diversi importanti quotidiani arabi: Nda).

Tutto ciò premesso, e a mio avviso solo a valle di tale valutazione positiva, ci si può poi legittimamente soffermare sulle molte confusioni e i molti equivoci che nella circostanza si sono dovuti registrare. Il gesto sarebbe stato ineccepibile se gli imam si fossero recati a presentare le loro condoglianze e a manifestare il loro sdegno per l’accaduto a vescovi e sacerdoti presso le loro residenze e poi si fossero recati in chiesa ad assistere in silenzio alla liturgia. Invece, come si sa, in diversi casi i musulmani presenti nelle chiese sono stati in certo modo coinvolti nella celebrazione, e degli imam sono stati persino invitati a parlare ai fedeli dall’ambone a fianco del sacerdote. Tutto questo conferma l’inadeguatezza ormai non più scusabile di una certa parte della Chiesa in Europa di fronte al problema del rapporto con l’Islam. Ciò fermo restando, ribadisco avviandomi a concludere, non  si può né si deve cedere alla tentazione di chiudere le porte delle chiese. Non solo; anche  non accogliere in modo ospitale questi particolari visitatori  non sarebbe stato giusto e opportuno.  Se è vero come è vero che è urgente incoraggiare chi in ambiente islamico è pronto a prendere le distanze dal terrorismo islamista non si può poi gridare “al lupo, al lupo!” se qualcuno comunque lo fa.

31 luglio 2016

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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