Non è una crisi dell’economia, è una crisi della speranza. Perciò a venirne fuori la Chiesa ci può aiutare molto più dei politici e dei banchieri

 La malattia italiana si chiama: crisi della speranza, La Nuova Bussola Quotidiana, 12 settembre 2016

Quella in cui il nostro Paese si trova non è una crisi dell’economia. E’ innanzitutto una crisi della speranza. E’ insomma una crisi morale: qualcosa dunque di fronte a cui i politici, i capitani d’industria e i grandi banchieri sono inermi. Occorre piuttosto l’intervento di un’autorità morale. Chi però ha l’autorità morale che è necessaria per intervenire? Non la politica, non l’alta finanza e nemmeno l’intellighenzija. C’è nel nostro Paese un’autorità morale largamente riconosciuta, anche se troppo spesso dormiente: si tratta della Chiesa.

In piena contraddizione con la cultura “ufficiale” dei mezzi di comunicazione di massa, sondaggi recenti confermano che il 49% della gente in Italia si definisce cattolico praticante e il 65% dichiara di avere molta o moltissima fiducia  nella Chiesa (cfr. Renato Mannheimer, Demoskoppiati?, Jaca Book, 2016). Stando così le cose, non tanto un comunicato della Cei quanto una lettera pastorale collettiva dei vescovi italiani sul tema della speranza, e sul tema della famiglia e della fecondità come motori di sviluppo, sarebbe un provvidenziale fulmine a ciel sereno. Solo la Chiesa ha l’autorità morale necessaria per toccare questi argomenti a un livello che li metta al riparo da strumentalizzazioni politiche di corto respiro. E nessuno più della Chiesa può ottenere ascolto al riguardo. Poi la politica vedrà se e quanto tenerne conto, ma a mio avviso è importante che in un caso del genere la Chiesa si rivolga direttamente alla coscienza del popolo, e non al potere dei politici.

Mai nel nostro Paese la politica nel suo insieme, da destra a sinistra, è stata tanto squalificata come oggi. Il 72% degli italiani la vede come qualcosa di negativo. Renzi dà più di altri l’impressione di rendersene conto, ma non per questo riesce a rompere l’incantesimo. Questo benché per la maggior parte del suo tempo sia alla ribalta, impegnato senza tregua a promuovere se stesso e il proprio governo. Con un uomo  come lui e con un governo come il suo  l’uscita dalla  crisi — ci continua a ripetere — è ormai a portata di mano. I fatti non smettono però di confermare che la situazione non  migliora affatto. Anzi, rispetto ai Paesi con cui dobbiamo in primo luogo confrontarci, sta peggiorando. E’ molto significativo che in Italia gli investimenti delle imprese continuino a essere in diminuzione, mentre nel frattempo in Germania e in Francia sono tornati ai livelli precedenti al 2008, quando cioè iniziò la crisi. E tutto questo benché da due anni i tassi di interesse siano vicini allo zero e ci sia abbondanza di capitali disponibili grazie alla liquidità che la Banca Centrale Europea distribuisce anche alle nostre banche a piene mani. Le ragioni immediate e specifiche di questa mancata  crescita degli investimenti sono diverse,  ma in ultima analisi si riassumono tutte nell’insufficienza di una risorsa che nessuna banca può erogare, ossia appunto la speranza per sé e per la propria famiglia, che poi si amplia a comprendere la speranza per la propria terra e il proprio Paese. Rientra nella medesima prospettiva anche l’altissimo tasso di abbandono degli studi universitari (il 45% degli iscritti abbandona senza conseguire alcun titolo), e il fatto che il numero dei laureati tra le persone comprese tra i 25 e 34 anni (24%, già basso rispetto alla media europea) ha smesso di crescere. Si potrebbero poi citare anche altri dati, tra cui in primo luogo la crisi demografica, che comunque non ha solo le cause socio-economiche di solito addotte per giustificarla; altrimenti, diciamo tanto per fare un esempio, tra il 1941 e il 1944 non sarebbe dovuto nascere quasi nessuno.

Per la gioia dei telegiornali, Renzi sa scegliere con mano sicura gli sfondi su cui collocarsi. L’altro ieri è stata la volta di un antico tempio greco di Agrigento, ma è ancora fresca la memoria della conferenza stampa sulla porta-elicotteri “Garibaldi” sullo sfondo dell’isola di Ventotene; e poco dopo l’incontro bilaterale con la cancelliera Merkel sullo sfondo degli stabilimenti della Ferrari a Maranello. Gli sfondi sono lì a parlare del nostro glorioso passato, di lotte per la libertà e la democrazia e di moderni primati della nostra industria, ma poi all’ombra di tante e tali  eccellenze Renzi si trova costretto ad ammettere che “il nostro PIL sta ripartendo troppo piano”: una frase che gli consente di aggiungere alla corona di campione nella scelta degli sfondi anche quella di campione nella scelta degli eufemismi. Magari è meglio di quanto sembra, ma da quanto sembra Renzi dà l’aria di essere la tipica persona dalla quale non ti fideresti a comprare un’auto usata. Siamo insomma agli antipodi di quell’autorità morale del cui intervento c’è urgente  bisogno. Perciò, ribadiamo ancora una volta, un intervento a voce alta della Chiesa sarebbe provvidenziale.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Non è una crisi dell’economia, è una crisi della speranza. Perciò a venirne fuori la Chiesa ci può aiutare molto più dei politici e dei banchieri

  1. rino fruttini ha detto:

    Caro Robi Ronza, La prego di leggere quanto ho inviato ora all’amico Vittorio Feltri.

    Caro Vittorio,
    leggo stamane il tuo articolo “Preti e Uccelli di rovo” , con l’occhiello esplicativo “ Inchiesta sulla vita agra dei sacerdoti” . Anche senza l’ausilio del sommario, rilevo l’imprinting di un altro intervento che l’amico Robi Ronza ha la bontà di inviarmi via “e mail”. “Non è una crisi dell’economia, è una crisi della speranza. Perciò a venirne fuori la Chiesa ci può aiutare molto più dei politici e dei banchieri”. Ronza sembra essersi accordato con te nel proseguire le tue argomentazioni sulla crisi esistenziale del sacerdozio e della società , dopo l’interessante articolo di Socci dell’altro giorno sulla logica teologico -fideistica dell’attuale organigramma organizzativo-funzionale della Chiesa : Papa emerito e Papa operativo.
    Senza scomodare o invocare la Divina Provvidenza, a me pare che il sentiment di una speranza nell’avvenire, per un futuro meno banale della paura di invasioni di immigrati, di crollo dei redditi, di insicurezza civile e sociale , sia tutto compreso in questo passaggio dell’articolo di Ronza: “In piena contraddizione con la cultura ufficiale dei mezzi di comunicazione di massa, sondaggi recenti confermano che il 49% della gente in Italia si definisce cattolico praticante e il 65% dichiara di avere molta o moltissima fiducia nella Chiesa (cfr. Renato Mannheimer, Demoskoppiati?, Jaca Book, 2016). Stando così le cose, non tanto un comunicato della Cei quanto una lettera pastorale collettiva dei vescovi italiani sul tema della speranza, e sul tema della famiglia e della fecondità come motori di sviluppo, sarebbe un provvidenziale fulmine a ciel sereno. Solo la Chiesa ha l’autorità morale necessaria per toccare questi argomenti a un livello che li metta al riparo da strumentalizzazioni politiche di corto respiro”.Ma il ragionamento, circostanziato dalla testimonianza statistica di Mannheimer , deve poi avere un riscontro nella realtà di un Magistero di neofiti catecumeni verso un cammino di vocazioni sacerdotali che riesca a superare intralci e suggestioni mondane.
    In queste domeniche estive, frequentando, come sessant’anni fa, alla messa domenicale la chiesa di campagna di Ponte Felcino e Ponte Pattoli, borghi tiberini di Perugia, noto ora come allora la presenza esclusivamente femminile di fedeli. Allora i mezzadri erano tutti allineati con i comunisti mangiapreti. Le donne di casa ottenevano il perdono di tale apostasia anche a nome del marito. Il confronto/scontro di ideologie e culture reggeva “alla grande”.
    Nelle domeniche cittadine , a Perugia, in chiesa siamo quattro gatti. Di contro, il centro storico si anima nelle ore serali e notturne , del fine settimana, che inizia fin dal giovedì, di una massa amorfa di inconsapevoli sfaccendati, di ogni età e ceto sociale.
    Ed allora mi domando, fin dove possa essere ausiliaria ed auspice di un futuro migliore la Chiesa con il suo Magistero se il popolo è inconsapevole della massima “aiutati che Dio ti aiuta” e la Chiesa soffre di vocazioni sacerdotali e di personale catecumenale?
    Cari saluti,
    Rino Fruttini

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