Virginia Raggi e il problema (sin qui) insolubile di Roma

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 14 settembre 2016

Con tutte le riserve che si possono avere per il Movimento 5 Stelle — la cui prossimità alla cultura e al progetto politico del primo fascismo (quello cosiddetto “sansepolcrista”) è senza dubbio preoccupante — quanto sta accadendo a Roma a Virginia Raggi, sindaco o sindaca della città, allunga ombre oscure sulla democrazia italiana. Candidata appunto dal Movimento 5 Stelle, il 19 giugno scorso Virginia Raggi  venne eletta sindaco della città con 770 564 voti (67,15%), battendo nettamente il candidato del Partito Democratico, Roberto Giachetti. I candidati di centro-destra erano già usciti di scena dopo il primo turno delle votazioni.

Nata nel 1978, Virginia Raggi divenne perciò il più giovane sindaco di Roma della storia, e la prima donna a ricoprire tale carica. E’ una persona giovane, non molto esperta e un po’  improbabile come sindaco di Roma, ma è evidente che il popolo l’ha scelta proprio per questo: per fare un gesto di rottura nei confronti del  blocco di potenti interessi costituiti che prospera attorno al Comune di Roma.  E’ un blocco di interessi che, come il governo Renzi, aveva tra l’altro puntato molto sulla candidatura di Roma quale sede delle Olimpiadi del 2024, contro cui i 5 Stelle e Virginia Raggi si erano invece apertamente schierati già in campagna elettorale. Una presa di posizione che evidentemente il popolo aveva apprezzato ma che non fa il gioco interessi costituiti di cui si diceva.

Perciò tale blocco di interessi si è mobilitato con ogni mezzo per impedire alla nuova giunta  di governare con l’obiettivo di provocarne la crisi e perciò nuove votazioni. Insediata dallo scorso 7 luglio, Virginia Raggi non è finora riuscita a nominare né l’assessore al Bilancio, né il suo capo di gabinetto.  I designati vengono puntualmente abbattuti grazie all’immediata comparsa di “dossier” non di rado evanescenti, mentre non passa giorno che potenziali candidati a tali incarichi si mettano in salvo prendendone subito le distanze.

Il Comune di Roma o Roma Capitale è un ente in dissesto con un deficit di oltre 13,6 miliardi di euro, pari cioè al doppio del suo bilancio annuale. E tutto questo benché da sempre lo Stato gli dia una grande quantità di crediti speciali tenendo per buono che sia un problema quello che invece è la sua risorsa maggiore, ossia il fatto di essere la capitale di  uno Stato centralizzato con tutto la concentrazione di uffici e di risorse che ne consegue. Col nome  di Roma Capitale dal 2010 la città è divenuta un ente a statuto speciale, dotato di particolare autonomia. Con i suoi oltre 1285 chilometri quadri di superficie il territorio della città di Roma è già solo per questo un caso a sé  tra i comuni italiani. Tanto per fare un esempio è più esteso dell’intera provincia di Varese (1198 chilometri quadri) e ha una superficie pari a  circa sette volte quella della città di Milano (181,67 chilometri quadri).  In forza della sua particolare autonomia ha ora competenze di cui nessun altro comune italiano dispone in materia di: valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali; sviluppo e sociale della città con particolare riferimento al settore produttivo e turistico; sviluppo urbano e pianificazione territoriale; edilizia pubblica e privata; organizzazione e funzionamento dei servizi urbani e di collegamento con i comuni limitrofi, con particolare riferimento al trasporto pubblico e alla mobilità. Tenuto conto della forza di attrazione alla scala planetaria che ha per i suoi straordinari monumenti e per il fatto di essere sede del Papato, facendo buon uso di questa particolare autonomia Roma potrebbe diventare un grande motore di sviluppo dell’intera Italia peninsulare. Invece vive consumando risorse ( attinte dallo Stato per lo più dall’Italia del Nord) che altrimenti potrebbero venire investite in modo produttivo. Non è certo detto che un sindaco e una giunta del Movimento 5 Stelle bastino a farle cambiare strada, ma l’entità della resistenza “subacquea” che sta incontrando Virginia Raggi solo perché ha l’aria di voler fare sul serio, anche al di là del fatto che sia in grado o meno di riuscirci, la dice lunga sulla gravità della situazione.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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