Dopo l’apoteosi di Beppe Grillo a Palermo. Attenti al clown. Dietro di lui non c’è solo Rousseau, c’è anche Mussolini

Beppe Grillo e il  centralismo democratico di Rousseau, La Nuova Bussola Quotidiana, 26 settembre 2016

“Il vento del cambiamento ha iniziato a soffiare. E spinge i palloncini colorati tutti nella stessa direzione. Quei palloncini siamo noi. Siete voi”: questa frase del testo di apertura del sito web di Italia Cinque Stelle — la manifestazione nazionale del Movimento svoltasi a Palermo il 24 -25 settembre, nel fine settimana appena trascorso — merita di venire considerata attentamente. Esprime infatti molto bene e in poche parole il carattere neo-autoritario del progetto di Beppe Grillo e dei suoi. Il vento del cambiamento che ha cominciato a soffiare sono evidentemente i 5 Stelle. I palloncini colorati, cui non resta invece che lasciarsi spingere in gaio sciame da tale vento impetuoso, è la gente, il popolo:  siamo insomma tutti noi. Richiamandosi poi idealmente al tipico utopismo rivoluzionario delle ideologie del secolo XIX  il testo si conclude con il grido “Siamo partiti dal futuro e andiamo verso la realtà!”.

Essendo  “il governo dei cittadini” il tema del grande incontro, la soluzione del problema veniva indicata in “Rousseau, il nostro sistema operativo unico al mondo” grazie al quale “gli iscritti potranno partecipare alla scrittura di leggi, votare per la scelta delle liste elettorali e dirimere posizioni all’interno del M5S”.  L’evento-chiave della manifestazione è stato però il ritorno in scena del fondatore, Beppe Grillo, nel ruolo di autorità suprema del Movimento. Si è insomma di nuovo dimostrato che, se la democrazia rappresentativa è in crisi, per ora non si trova niente di meglio con cui sostituirla. In questo quadro diventa perciò sempre più preoccupante il fatto che sulla scena politica italiana non sia ancora comparso niente e nessuno in grado di fare efficacemente alternativa a Grillo e al suo movimento.  Dalle giornate di Palermo è emerso con chiarezza, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno,  che Grillo punta a vincere le elezioni politiche nazionali del 2018 avendo come obiettivo intermedio la vittoria alle elezioni regionali siciliane dell’anno prossimo. Nel  caso in cui la riforma Renzi-Boschi venisse poi confermata dall’ormai imminente referendum,  il fondatore del Movimento 5 Stelle si troverebbe così ad avere nelle mani uno Stato centralizzato al massimo grado, in sostanza molto simile a quello che nei primi anni ’20 del secolo scorso cadde nelle mani di Mussolini. Uno strumento  su misura per il suo progetto politico: un programma di ammodernamento autoritario del Paese paragonabile a quello che a suo tempo caratterizzò il fascismo. Ancora eredi dell’indiscriminata condanna generale del ventennio fascista, che caratterizzò i primi decenni della Repubblica, siamo ancora troppo abituati a pensare che tutto ciò che Mussolini fece sia stato disastroso. Non è così: il disastro consistette nella negazione della libertà politica, nel regime di polizia e in una filosofia politica che avrebbe fatalmente spinto il Paese nella guerra.  Ciò fermo restando, fino allo scoppio della guerra il fascismo fece per quei tempi una politica ampia e complessivamente efficace di sviluppo e di crescita dei servizi di sicurezza sociale. Una politica di efficiente ammodernamento, tutta basata sull’assoluta centralizzazione del potere,  paragonabile a quella che i pentastellati promettono.

Nel caso dei 5 Stelle, come già fu in quello del fascismo, un progetto preciso c’è, ma non viene affatto offerto al pubblico dibattito. Durante le due giornate di Palermo di esso non  si è parlato né discusso.  “Siamo uniti” (il che è forse più un auspicio che una realtà di fatto), “siamo onesti” e “siamo fuori dal cerchio del vecchio ordine costituito”: per due giorni Grillo e i suoi non hanno detto altro. Fosse anche tutto vero, resta ancora da sapere al  servizio di quale progetto politico si vuole mettere tanta unità, tanta onestà e tanta indipendenza. Se poste infatti  al servizio di un progetto nefasto, tali virtù diventano solo un mezzo di amplificazione e quindi di aggravamento di una prospettiva disastrosa. Un’invettiva senza tregua dei mali del presente di per sé non basta ad assicurarci della bontà di quel che invece i 5 Stelle vorrebbero fare. Il richiamo a J.J. Rousseau, che  dà il nome al famoso sistema operativo, e la lettura dei documenti programmatici pubblicati sui siti del Movimento, inducono piuttosto a pensare il peggio. Quello che sognano i leader dei 5 Stelle è un mondo di individui isolati i quali intrattengono rapporti virtuali su un’arena telematica virtuale. I  giudizi e le opinioni raccolti su questa grande arena  vengono poi da qualcuno, si tratti di “Rousseau” o di Grillo, impastati a porte chiuse fino a diventare una roussoniana indiscutibile “volontà generale”.  E’ vero che guardando alla scena della vita pubblica italiana c’è ben poco da stare allegri: il centro-sinistra è in mano a  un imbonitore mentre il centro-destra non cessa di essere teatro di una noiosa e sconfortante battaglia dei topi e delle rane. Proprio per questo però è urgente costruire una vera alternativa a Beppe Grillo prima che sia troppo tardi.

 

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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