Riforma costituzionale Renzi-Boschi: perché no

 Referendum, dibattito inquinato dal caso Renzi, La Nuova Bussola Quotidiana, 11 ottobre 2016

La crescente confusione, che sempre più caratterizza il dibattito sul referendum del 4 dicembre prossimo, non può che preoccupare chiunque abbia a cuore la causa della libertà e della democrazia nel nostro Paese. Una volta tanto la posta in gioco è chiara e inequivocabile: si tratta di dire “sì” oppure “no” a un testo di legge a questo punto immodificabile. Siamo dunque, almeno in questo caso, al riparo dalle nebbie e dalle paludi che purtroppo costituiscono il paesaggio più normale della nostra vita pubblica. Ciononostante un ceto politico, che ha l’ambiguità nel sangue,  sta facendo di tutto per farci ripiombare nell’equivoco.

Riforma costituzionale Renzi-Boschi: perché no, il nuovo “libro della Bussola” uscito in questi giorni, si propone come antidoto molto semplice, ma speriamo anche molto efficace, a tale stato di cose. Sin dal titolo il libro (cfr. http://www.lanuovabq.it) sposa con chiarezza la tesi del “no”, ma ne spiega i motivi. Inoltre contiene il testo integrale sia della riforma che della vigente Costituzione dando così modo al lettore di farsi poi, leggendoli, un’idea sua.

La confusione, anzi l’inquinamento del dibattito di cui si diceva procede in due direzioni. Da un lato Renzi e i suoi  si mettono al riparo dal rischio di dover discutere sui contenuti della riforma trincerandosi dietro slogan senza alcun significato. Dall’altro dalle più diverse parti si  pretende di trasformare il referendum in un voto pro o contro il governo in carica. Tipico del primo di questi inquinamenti è la tesi secondo cui il referendum sarebbe un epico duello tra chi vuole una “nuova  Italia” e chi invece sarebbe arroccato in difesa di un’Italia vecchia e superata. Veniamo insomma messi di fronte a due pacchetti ben chiusi del cui contenuto non si sa niente se non che nell’uno, quello con scritto “sì”, c’è qualcosa di giovane e bello; e nell’altro, quello con scritto “no”, c’è invece qualcosa di vecchio e brutto. Spiegata così la questione è risolta a priori. Se è questa la situazione, chi non sceglierebbe per il “sì”? Fatto sta che invece  la situazione non è questa. Rientra nella medesima categoria anche la tesi secondo cui, siccome la Costituzione va riformata, allora non si può perdere questa occasione per riformarla. Ma chi l’ha detto? Una riforma non è buona in sé. Si tratta di vedere se migliora la Costituzione vigente o se invece la peggiora. Se ho l’auto in panne non è vero che qualsiasi intervento sul suo motore, anche una bella martellata, sia meglio che niente.

L’altro tipo di inquinamento è quello che  consiste anche qui nel non occuparsi del contenuto della riforma,  ma nel guardare al referendum del 4 dicembre prossimo come se fosse una specie di voto popolare di fiducia pro o contro il governo Renzi. Va detto che il primo a fare questo errore fu Renzi quando proclamò che in caso di vittoria del “no” si sarebbe dimesso e si sarebbe ritirato a vita privata. Poi lo stesso presidente della Repubblica lo ha sollecitato a tenere distinta la sorte sua e del suo governo dall’esito del referendum, ma con scarso successo. Non soltanto perché forse era ormai troppo tardi, ma anche perché non passa quasi settimana senza che lo stesso Renzi in un modo o nell’altro non riaccrediti tale tesi.  Sulla stessa strada si sono messi però anche il grosso delle forze politiche di opposizione senza rendersi conto che così facendo si danno la tappa sui piedi. Molti elettori contrari alla riforma oggi non vedono però nell’area dell’opposizione alcuna decente alternativa a Renzi. L’eventualità che la vittoria del “no” provochi automaticamente la caduta di Renzi potrebbe spingerli o a votare “sì” o più probabilmente a non andare a votare.

Quella che verrà sottoposta a referendum il 4 dicembre prossimo non è una riforma di dettaglio e nemmeno una semplice riforma del Senato. Si tratta di una modifica dell’impianto generale della Costituzione (che seppure in modo aggiornato riporta l’Italia al 1921, allo statalismo e al centralismo dell’antico Stato sabaudo): qualcosa di destinato a durare a lungo, molto più a lungo di qualsiasi governo. Legare ad essa la sorte del governo in carica non ha senso.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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4 risposte a Riforma costituzionale Renzi-Boschi: perché no

  1. rino fruttini ha detto:

    Caro Robi Ronza,
    non sono d’accordo sulla tua posizione pilatesca in materia di referendum costituzionale. Già dalla fine del 1960, con la commissione Bozzi, si parla di riformare la Costituzione. I partiti non hanno mai trovato una soluzione comune e condivisa. Con la riforma del titolo V del 2001 del Goerno Dalema si è dato alle regioni competenze anche in materia di Industria, oltre alla sanità , all’agricoltura e al turismo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: più spese (debito) e scarsi risultati di efficienza nei servizi e nelle quote di mercato della competizione italiana , da attribuire alla politica industriale regionale.
    Con lo scenario delle elezioni del 2013 il presidente Napolitano dichiarò, sollecitato da tutti i partiti a rinnovare il suo mandato presidenziale, come fosse indispensabile una riforma della Costituzione , in linea con le costituzioni più evolute dei partners europei.
    Renzi, dopo i fallimenti di Bersani e Letta a formare ed a consolidare governi credibili, ebbe un viatico preciso: realizzare la riforma.
    Ora la riforma votata dal Parlamento c’è. Ed è una valida riforma che raggiunge i seguenti obiettivi:
    1) Governabilità : insieme alla legge elettorale proposta dal premier, consente la maggioranza al partito più votato, secondo una presentazione dei candidati in lista che è un mix fra legittima e democratica designazione di partiti (i cosidetti”nominati”) e scelta degli elettori (preferenza unica).
    2) Snellimeto del processo burocratico della formazione delle leggi, grazie ad un Parlamento a camera unica.
    3)Senato delle autonomie che consente di armonizzare le esigenze delle istanze locali, nell’ambito delle rispettive autonomie e competenze, anche verso la CE.
    4) Riduzione dei costi della politica superflua e inconcludente, anche con la soppressione del Cnel.
    5) Miglioramento democratico dei contrappesi Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale,Governo, Parlamento.
    Il discorso su Renzi è molto semplice. La battaglia sulla riforma, voluta e introdotta dal suo governo, è di per se stessa personalizzata. E come tale è iniziata e continua ad esserlo.
    Il quarto potere, come quello che compete anche a te, caro Robi, ancora una volta non sa fare la scelta giusta. Ed ancora una volta rischia di dare benzina alla macchina del dissenso, che produce anarchia, scetticismo e disaffezione dei cittadini, per riverberarsi nell’astensione elettorale.
    Cordiali saluti
    Rino Fruttini

    • Robi Ronza ha detto:

      Sin dal titolo mi pare che di tutto mi si possa accusare meno che di essere pilatesco. Per il resto rimando a quanto ho scritto, compreso il libro della Bussola appena uscito sull’argomento.

      RR

  2. Roberto ha detto:

    Ho scritto qui un commento su cosa ne penso (tramite Alessandro Manzoni) della riforma costituzionale
    https://t.co/Npen2z0XuM
    Comunque gli ultimi miei post sul mio piccolo blog sono sul tema e sostanzialmente condivido tutte le perplessità.

  3. recarlos79 ha detto:

    Forse un paese cosi’ bloccato in tutto a voi giornalisti fa comodo. Non vedo altre ragioni convenienti per tenercelo cosi’. Pilatesco e’ tutto l’ ordine dei giornalisti. Ammantati dell’ aurea di servizio pubblico, quando il servizio che fanno e’ solo auto celebrativo e auto conservativo.

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