Padre Cavalcoli, la prudenza, e quei chierici che meditano più su “L’Espresso” che sul breviario

 Cultura dominante: la Chiesa e i pesci rossi nell’acquario, La Nuova Bussola Quotidiana, 7 novembre 2016

Un recente episodio di cronaca è venuto in questi giorni a documentare, se ancora ce ne fosse bisogno, i buoni motivi dell’ondata di risentimento anti-giacobino di cui recentemente dicevamo ( cfr. “Solo populismo? No, risentimento anti-giacobino”, La Nuova Bussola Quotidiana, 5 novembre 2016, reperibile anche in questo sito). Ci riferiamo al linciaggio morale di cui è vittima il conduttore di una trasmissione su Radio Maria, padre Giovanni Cavalcoli, accusato di aver detto che il terremoto di queste settimane nell’Appennino umbro-laziale-marchigiano sarebbe un “castigo divino” per l’introduzione in Italia delle unioni civili tra omosessuali. Qualcosa che egli non ha affatto detto, come chiunque può verificare con le proprie orecchie riascoltando la trasmissione, reperibile in Internet anche se non più nell’archivio telematico dell’emittente.

A padre Cavalcoli non si può rimproverare nulla di sostanziale. La causa ultima del male e di ogni singolo male, compresi gli effetti catastrofici dei movimenti sismici, è il disordine entrato nel mondo con il peccato dell’uomo: affermare tutto questo, come padre Cavalcoli ha affermato, equivale a ribadire un pilastro della fede cristiana (condiviso, anche se in modi diversi, dalla fede ebraica). Ciò detto, resta impregiudicato ogni altro ulteriore aspetto della questione, comprese le eventuali responsabilità dei costruttori e dei pubblici amministratori,  la compassione per le vittime e la loro innocenza.

Tenuto conto della situazione, al padre Cavalcoli si può tuttavia imputare di esser stato imprudente. Imprudenza che è giunta al massimo quando egli ha poi ingenuamente accettato di esporsi alle domande faziose e disoneste dei due conduttori della trasmissione Rai “La Zanzara”, gonfi come sempre della loro presunzione di essere giudici infallibili di tutto il resto del mondo (anche qui qualcosa che chiunque può verificare di persona andandosi a riascoltare l’intervista in Internet, tra l’altro anche nel sito dell’agenzia Ansa, www.ansa.it). Uno non può tuttavia entrare in una polveriera facendosi luce con una fiaccola accesa, e poi restare serenamente convinto di non avere colpa alcuna se la polveriera salta in aria. Padre  Cavalcoli è stato imprudente; e la prudenza è una delle virtù cardinali. Non è cosa da poco, ma è tutto qui.

Fa invece cascare le braccia il vedere quanto in alto e quanto frettolosamente ci si sia precipitati a criticarlo duramente sulla base non dei fatti, che chiunque poteva verificare con pochi “clic” sul proprio computer, bensì sulla base della versione che ne ha dato L’Espresso poi seguito da vari altri organi di stampa. Come si fa a partire lancia in resta senza ulteriori verifiche sulla scorta di quanto scrive L’Espresso? Senza tener conto del suo orientamento, della sua cultura graniticamente post-illuminista e del suo ruolo di nave ammiraglia del blocco di forze che mira a spazzar via la presenza cristiana della vita pubblica del nostro Paese? Si potrebbe poi anche citare, ma sarebbe forse impietoso, il richiamo evangelico a criticare in pubblico il fratello soltanto dopo averlo senza esito criticato prima riservatamente di persona e poi insieme ad altri ma sempre in forma  riservata.

L’episodio dimostra ancora una volta quanto forte sia l’influsso della cultura dominante, ossia appunto della cultura post-illuministica, anche dentro la comunità cristiana, anche dentro la  Chiesa. Troppo spesso si prendono purtroppo per buoni gli orizzonti e le priorità definiti da tale cultura, accontentandosi poi di guizzarci dentro fieramente ma in realtà tanto liberi quanto il pesciolino rosso nell’acquario.

E’ interessante notare, ancora una volta, come nei suoi giudizi la gente comune si dimostri spesso più libera delle élites. Infatti non è a partire dalle élites che si sta generando l’ondata di risentimento anti-giacobino di cui si diceva. E’ la gente comune che comincia a non poterne più. Chi è più in alto avrebbe perciò ottimi motivi per prestare attenzione a queste tendenze, che hanno poi bisogno di diventare da un lato più consapevoli e compiute e dall’altro più libere da antiche scorie. Non è però giustificato né opportuno ignorare la carica di novità positiva di questo movimento solo perché non è privo di limiti. Le persone inginocchiate in preghiera la mattina dopo il sisma davanti alla statua di San Benedetto, nella piazza di Norcia cosparsa di macerie, sono una risposta più chiara al mistero del male di tanti commenti puramente “orizzontali” venuti in quei giorni anche da chi avrebbe dovuto aiutare la gente ad alzare lo sguardo. Così analogamente un’affermazione maldestra ma autentica nella sostanza va corretta e completata; non sommersa sotto il peso indiscriminato di una condanna che altri hanno voluto non per amore ma per odio della presenza cristiana nella vita del nostro Paese.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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7 risposte a Padre Cavalcoli, la prudenza, e quei chierici che meditano più su “L’Espresso” che sul breviario

  1. Giovanni Gulino ha detto:

    Gent.mo Dottor Ronza, come al solito sono d’accordo con lei: Padre Cavalcoli e’ stato imprudente e anche sprovveduto con i giornalisti (?) de La Zanzara ma il comunicato del Vaticano non le sembra assurdo? Non hanno minimamente pensato alla confusione, al disorientamento, alla tristezza generata ai cattolici italiani e non solo: ci si tratta così da fratelli nell’Unico Cristo?
    Ammiro profondamente Papà Francesco, però è andato tra i Luterani a cercare l’unità e nel frattempo ha creato divisioni e scompiglio nella Chiesa!!!!

  2. Alberto ha detto:

    Padre Cavalcoli ha fatto un’enorme confusione fra le conseguenze del peccato originale e quelle dei peccati “attuali”. Bene ha fatto dunque chi lo ha rimproverato perché attraverso le sue affermazioni ha stravolto l’immagine di Dio, così come essa ci è consegnato nell’economia complessiva dei due Testamenti. Esaminiamo le sue affermazioni:
    1) A Radio Maria: “Dal punto di vista teologico questi disastri sono le conseguenze del peccato originale e quindi si possono considerare veramente come castighi del peccato originale. (…) Arrivo al dunque: si ha l’impressione che queste offese che si recano alla leggi divine, pensate alla dignità della famiglia, alla dignità del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale, al limite, vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti a, chiamiamolo, castigo divino, e certamente un richiamo molto forte, della provvidenza, non tanto nel senso affettivo, nel senso di richiamo alle coscienze per ritrovare i principi della legge naturale”.
    La prima frase è chiaramente la classica lettura del magistero sulle conseguenze del peccato originale. Ma dopo Cavalcoli fa riferimento ai peccati attuali, descritti con chiarezza, che generano un castigo “educativo”, chiaramente messo in relazione al quel “qui siamo davanti”. E quel “qui” fa riferimento al terremoto, visto che di questo si parlava nell’intervista.
    2) A Repubblica: “Tutte le sventure, le ostilità sono castighi divini”. Domanda: “Quindi è il peccato a generare il terremoto?” Risposta: “Sì, la bibbia dice che la morte, tutto quello che è ostile all’uomo è conseguenza del peccato”. Domanda: “Gli omosessuali sono i più colpevoli di tutti quanti?” Risposta: “Eh, sì, eh, questo dovrebbe essere evidente. E’ un peccato contro natura e quindi merita il castigo, il delitto merita la punizione”.
    Le prime due espressioni sono anche qui chiaramente accettabili, se riferite al peccato originale (anche se non è chiarissimo questo). Ma la risposta sull’omosessualità mischia di nuovo i piani, perché è evidente che si intende che è il medesimo castigo di cui si parla nelle frasi precedenti.
    3) A La Zanzara: “Si può pensare che il terremoto sia un castigo per i peccati degli uomini”. Domanda: “Per lei quindi le unioni gay sarebbero dei peccati” Risposta: “beh questo si capisce, è chiaro”. Domanda: “Quindi se l’uomo istituzionalizza il matrimonio (tra due gay) questo è un peccato e riceve una punizione da parte di Dio, come per esempio attraverso il terremoto”. Risposta: “Questo può capitare”.
    Anche qui la prima frase potrebbe essere sensata se riferita al peccato originale. Ma poi, soprattutto l‘ultima frase, connette chiaramente un peccato attuale al terremoto come castigo per quel peccato.
    Qunidi i pesciolini rossi e le elites non c’entrano proprio niente. E’ in questione piuttosto la preparazione di sedicenti teologi a cui mancano i fondamentali…

  3. Mario Fossi ha detto:

    Faccio notare che il catechismo della Chiesa cattolica attualmente vigente e varato dal Giovanni Paolo II con l’assenso dell’allora cardinale Ratzinger, al numero 310 non attribuisce le imperfezioni e le distruzioni della natura al peccato di origine o a quelli attuali, ma ad uno stato “in fieri” della natura stessa. Ciò in contrasto con l’interpretazione tradizionale. Noto che tra i credenti c’è molta disinformazione su questo.

  4. Giovanni Oggioni ha detto:

    ” la Zanzara” non è trasmissione RAI, ma Sole 24ore radio 24. Particolare non di poco conto! confindustria farebbe bene a darsi una regolatina dato il linguaggio che utilizzano, come del resto il teologo confusionario.
    saluti
    GO

  5. Alberto ha detto:

    Ma allora sto Cavalcoli per lei è stato solo imprudente o ha detto cose teologicamente insostenibili?

    • Robi Ronza ha detto:

      Non è questo il punto. Riguardo a ciò che pensa padre Cavalcoli si rivolga direttamente a lui. Ciò che a me premeva era mettere in luce e denunciare l’agguato mediatico che gli è stato teso e la gogna mediatica cui è stato sottoposto.

      R.Ronza

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