Trump e l’Europa: una scossa che può essere salutare

Trump dice  che il re (europeo) è nudo, La Nuova Bussola Quotidiana, 17 gennaio 2016

Continuando a confermare con i fatti di non essere affatto il pasticcione senza arte né parte, che la stampa “illuminata” di tutto il mondo pretende che sia, il presidente eletto americano Donald Trump sta preannunciando il suo programma di governo con un’accurata sequenza di eventi. A una prima conferenza stampa, convocata nella Trump Tower, la sua residenza di New York, a nove giorni dall’insediamento e rivolta soprattutto agli americani, ha fatto seguito l’altro ieri il “manifesto” della sua politica nei confronti dell’Europa.

A tal fine ha scelto la forma dell’intervista concessa simultaneamente, anche in questo caso nella Trump Tower, al Times di Londra e alla Bild Zeitung, il più popolare e diffuso giornale della Germania. Quale che sia il giudizio che si vuol dare del suo programma, a Trump si deve riconoscere il merito di parlare chiaro: una virtù quanto mai rara oggi in politica. Ha detto tra l’altro che la Nato è obsoleta e non serve a nulla per quanto concerne la grande minaccia del momento ossia il terrorismo; e che inoltre solo cinque dei suoi 28 membri ne pagano le spese in modo adeguato, e ciò deve finire. Ha aggiunto che l’Unione Europea è uno strumento della Germania,  quindi la Gran Bretagna ha fatto benissimo a uscirne; e che dal momento che è nata per sfidare  la potenza economica degli Usa lui è ben contento che sia in crisi. Come alle auto prodotte in Messico da industrie americane, così ha promesso dazi d’ingresso del 35% nel mercato Usa alle auto ivi prodotte da industrie europee. Di Angela Merkel ha detto che ha fatto un errore “catastrofico” permettendo l’accoglienza definitiva in Germania di oltre un milione di migranti irregolari. Ha pure affermato di voler giungere in tempi brevi, subito dopo il suo insediamento, a un trattato commerciale tra Usa e Gran Bretagna. Alla notizia ha fatto seguito la patetica reazione dell’Unione Europea secondo cui “ fino al 2019, quando avrà lasciato l’Ue, il Regno Unito non sarà autorizzato ad avviare negoziati ufficiali relativi a un accordo commerciale con gli Usa”. Un divieto che non si capisce quando e come Bruxelles potrà mai imporre a Londra.

Tutto ciò conferma come con l’uscita di scena di Obama si sia chiusa l’epoca in cui gli Stati Uniti avevano un così forte interesse strategico per un rapporto privilegiato con l’Europa da esser pronti a farsi carico senza fiatare di tutte le spese conseguenti. Oggi questo è cambiato per due concomitanti motivi: da una parte perché gli Stati Uniti non hanno più molto bisogno di tenere a bada la Russia, e dall’altra perché  non hanno più bisogno di importare petrolio dal Vicino e Medio Oriente, essendone anzi essi stessi divenuti esportatori.

Oggi sullo scacchiere internazionale l’’Europa conta se si fa carico di se stessa, e non perché Washington ne ha comunque bisogno. Beninteso, non può prescinderne completamente, ma non a qualsiasi costo. In effetti l’Unione Europea, seconda economia del mondo e terza in quanto a numero di abitanti dopo Cina e India, avrebbe tutto ciò che occorre per assumere un ruolo di primo piano sulla scena mondiale; e quindi per definire con i nuovi Stati Uniti di Trump una ripartizione più equilibrata delle rispettive responsabilità. Nella realtà invece si è purtroppo mille miglia lontani da una tale prospettiva per motivi  che attengono non a elementi materiali bensì piuttosto ad elementi culturali e morali.

C’è qualcosa di paradossale ma anche in fondo di provvidenziale nel fatto che, l’Europa, la parte del mondo ove sono nate tutte le filosofie secolariste della modernità dall’illuminismo del secolo XVIII fino al relativismo volgare di oggi, costituisca oggi la più e ingente clamorosa dimostrazione storica degli effetti auto-distruttivi di tali filosofie. Non importa essere più di 500 milioni di persone, non importa essere la metropoli della scienza e della tecnica, non importa disporre di infrastrutture, di capacità organizzative e anche militari inarrivabili: nonostante tutto questo si resta dei nani politici e un gregge alla mercé di chiunque mai riuscisse a mettere insieme la forza necessaria non solo per causare danni relativamente esigui (come è il caso dell’attuale terrorismo islamista), ma anche per conquistarci.

Se però avendo chiaro tale stato di cose andiamo a vedere quale può essere la risposta della politica europea a queste urgenze c’è da rabbrividire. Solo la Germania ha un leader, Angela Merkel con un progetto, ma purtroppo è un progetto sempre più germano-centrico, molto ripiegato su se stesso, lontano dalle urgenze planetarie del nostro tempo, e perciò contrario agli interessi di lungo periodo  dell’Europa, Germania compresa. Tutti gli altri, a partire dal nostro Paese, non hanno nulla. Le interviste agli attuali due massimi leader italiani, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, pubblicate l’altro ieri rispettivamente da la Repubblica e dal Corriere della Sera, fanno cadere le braccia. Sia nell’un caso che nell’altro la reticenza e la mancanza di visione erano la regola. Non si andava oltre l’arzigogolo delle elezioni prossime venture e di come e con chi vincerle. Vincere le elezioni ma per fare che cosa? Su questo sia l’uno che l’altro non hanno detto praticamente nulla. Sulla base delle loro visioni del mondo entrambe secolari, anche se di opposto orientamento, si dimostrano incapaci sia di cogliere la gravità della situazione, e sia di farsi idee precise su come venirne fuori. Però, dobbiamo purtroppo riconoscere, non viene fuori nulla nemmeno dall’area cattolica che, malgrado la sua consistenza, è del tutto muta. Si dichiara cattolico il 71 per cento degli italiani (circa 40 milioni), e praticante il 25,4 per cento (circa 10 milioni). Eppure a questa ingente presenza nella società non corrisponde praticamente più nulla di autentico e di incisivo né nel mondo della cultura, né in quello della politica. E’ il caso di cominciare a domandarsi come mai; e come fare per ricomparire in scena.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Trump e l’Europa: una scossa che può essere salutare

  1. Alberto Maria Farina ha detto:

    Non so se dopo il penoso e inquietante discorso di insediamento lei è ancora della stessa opinione

    • Robi Ronza ha detto:

      La linea politica che emerge da tale discorso conferma, mi pare, la mia tesi, ovvero che l’età “atlantica” è finita e l’Europa deve imparare a stare sulle proprie gambe e a farsi carico delle sue responsabilità.

      RR

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