Crisi italiana: dietro Grillo lo spettro di Jean-Jacques Rousseau, l’inquietante antenato di Lenin e di Stalin

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano,  23 febbraio 2017

E’ finora difficile valutare quale riscontro avrà nell’elettorato del Partito Democratico la scissione che in questi giorni si è consumata a Roma ai vertici del partito. Si parla di una quota compresa fra il 10 e il 20 per cento, ma solo da delle future votazioni verremo realmente a sapere  quanti elettori si riconosceranno nella nuova forza politica che si sta formando attorno a Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e al presidente della Toscana, Enrico Rossi. Dopo esser stato un vessillifero della scissione il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ha invece sorpreso tutti decidendo all’ultimo momento di restare nel Pd dove si candida a guidare l’opposizione a Matteo Renzi.

Si completa così in Italia quel processo di frammentazione del sistema politico che già era iniziato con un’analoga diaspora dell’area di centrodestra: al di là dei dettagli di cronaca, è questo in sostanza ciò che sta accadendo. Si sono ormai frammentati entrambi i pilastri storici del sistema politico italiano, in vario modo eredi lontani ma reali l’uno del Pci e l’altro della Dc e del Psi. A venticinque anni dal suo tramonto si esaurisce così l’eredità della “Prima Repubblica”:

Come forza politica a vocazione maggioritaria resta perciò per ora sulla scena il solo Movimento 5 Stelle, e non è una bella prospettiva. Si tratta infatti di una  realtà neo-autoritaria, del tutto priva di un progetto politico adeguato alla complessità del nostro tempo. E’ questo il quadro che emerge con grande evidenza anche dai documenti fondativi del Movimento peraltro reperibili sul web: in primo luogo dal suo programma e dal suo “non-statuto”. “Il Movimento 5 Stelle è una non-Associazione”, si legge all’art.1 del non-statuto, che “si organizza e si struttura “attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione al Movimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione. (…) riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi”. E’ insomma il mito dell’assemblea permanente nella quale si forma la “volontà generale” di cui nel secolo XVIII scriveva Jean-Jacques Rousseau (d’altra parte non a caso si chiama Rousseau il sistema operativo web del Movimento). Con la differenza che oggi l’assemblea permanente – in effetti sempre manipolata da chi la gestisce — non deve più venire materialmente convocata essendo in sessione su Internet 24 ore su 24. La pretesa è però ancora quella, di giacobina memoria, di un “confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi”. Fuori della sfera del potere, insomma, c’è solo spazio per l’uomo singolo. E’ il ritorno all’utopia che nel secolo XX sfociò poi nel socialismo reale di Lenin e di Stalin. Forse oggi una completa replica di tale esperienza non è più storicamente possibile, ma la strada è quella. Se dalla lettura del non-statuto si passa poi a quella del programma si resta colpiti dalla mancanza di visione complessiva delle cose e dall’episodicità delle varie proposte. Si va dall’ introduzione della class action e dall’ abolizione delle “scatole cinesi in Borsa” ai disincentivi “alle aziende che generano un danno sociale (es. distributori di acqua in bottiglia)”. Dalla “Diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti” e dalla “Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via Internet in formato digitale” fino all’ “Insegnamento obbligatorio della lingua inglese dall’asilo”, ossia dalla scuola materna.  E’ però rilevante e sintomatico lo statalismo di cui i 5 Stelle danno prova in tema di scuola, e anche l’assenza nel loro programma del minimo accenno al ruolo positivo dell’intrapresa economica. Manca poi la prospettiva internazionale, di cui nel loro programma non c’è alcuna traccia. Il fondatore e leader del Movimento, Beppe Grillo, ne è il padrone assoluto, come non solo accade di fatto ma viene anche affermato in teoria (vedere per credere il suo sito web). Ciononostante sia a destra che a sinistra ci sono in Italia elettori delusi dai partiti storici quanti ne bastano per rendere probabile una sua ulteriore crescita. Da future votazioni per il rinnovo del Parlamento italiano il Movimento di Beppe Grillo potrebbe dunque uscire vincitore? E’ un’ipotesi raggelante ma per il momento,  ahimè, nient’affatto improbabile.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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