Migranti irregolari via mare dal Nordafrica: soccorso ma anche oscuri interessi e obiettive complicità con passatori criminali

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano,  25 marzo 2017

La realtà delle cose comincia ad imporsi anche nel caso dei flussi migratori non autorizzati dal Nordafrica all’Unione Europea, dei quali per ovvi motivi l’Italia del Sud è l’iniziale punto di arrivo. Lo conferma il vertice a Roma degli otto Paesi europei e africani più direttamente coinvolti, cui negli scorsi 19-20 marzo a nome della Svizzera ha partecipato tra gli altri la consigliera federale Nicoletta Sommaruga. Da un punto di vista umano la vicenda è senza dubbio drammatica. Quali che siano le ragioni immediate (oggi quasi soltanto economiche) per cui delle persone si mettono in cammino e poi si imbarcano per l’Europa a così caro prezzo, e correndo così gravi rischi, di per sé il fenomeno è  sintomo di un grave disagio.  La situazione è stata però molto presto aggravata da un lato dalla sua strumentalizzazione da parte di forze e gruppi vari schierati su posizioni di estrema sinistra; e dall’altro dagli interessi sia legittimi che criminali, ma sempre corposi, che si sono formati attorno alla gestione del trasporto, dell’accoglienza e del mantenimento di queste decine di  migliaia di persone: 178.415 nel solo 2016.

Lo scorso 22 marzo, parlando a Roma davanti a una commissione del Senato italiano, il procuratore capo della Repubblica a Catania, Carmelo Zuccaro, ha detto chiaro e tondo che navi noleggiate da grosse organizzazione non-governative, Ong, vanno a ricuperare migranti “a ridosso delle coste libiche” vanificando così l’attività di contrasto dell’immigrazione clandestina in cui sono impegnate unità militari italiane e di altri Paesi dell’Ue; e così di fatto facilitano l’opera criminale dei passatori, i cosiddetti “scafisti”. Sollecitato da questa esplicita e autorevole denuncia,  il Senato ha deciso di aprire un’inchiesta sulla questione. Ho trovato così finalmente eco ufficiale la situazione da tempo denunciata, ma invano, da molti osservatori e operatori indipendenti: ossia che ormai da anni quello che giornali e telegiornali docili ai suggerimenti degli uffici stampa governativi chiamano “soccorso di naufraghi” è in realtà un trasbordo concordato in mare aperto. Non appena i gommoni prendono il largo dalle coste della Libia, o gli stessi passatori, o migranti cui allo scopo sono stati dati i numeri di telefono con cui mettersi in contatto, telefonano domandando “soccorso”. Le navi “soccorritrici” accorrono e il trasbordo ha luogo. Il meccanismo è così certo che ormai i gommoni non sono più imbarcazioni in grado di percorrere l’intero tragitto fino a Lampedusa o altrove. Per dimensione, per carico e per struttura possono reggere il mare aperto soltanto se è calmo, e il motore di cui sono dotati non ha né la potenza né l’autonomia necessarie per compiere il viaggio e per reggere il mare grosso ( si veda ad esempio il gommone di cui alla foto pubblicata sul GdP del 21 marzo scorso). Ogni tanto però qualcuno perde l’appuntamento oppure il tempo peggiora in modo imprevisto. Il motore del gommone resta senza carburante, e il natante alla deriva naufraga travolto dalla tempesta: così nel 2016 si stima siano morti in mare circa 4500 migranti.

La trasformazione del “soccorso” in trasbordo era già iniziato prima che le Ong di cui si diceva entrassero in scena con delle loro navi. Nella misura in cui non si riesce o non si vuole bloccare  l’esodo via mare di migranti dalle coste libiche, se un’imbarcazione in acque internazionali chiede soccorso, chiunque riceva la chiamata e sia in grado di intervenire ha l’obbligo di dare seguito alla chiamata. Quindi anche navi militari o mercantili in buona fede sono tenute a intervenire. All’attuale ministro italiano degli Interni, Marco Minniti, va dato il merito di avere finalmente affrontato il problema alla radice. Operando di fatto come una specie di ministro degli Esteri “parallelo”,  Minniti sta attivamente lavorando per troncare il flusso di migranti irregolari che dall’Africa sub-sahariana si dirigono verso le coste libiche. A tale scopo, muovendosi con spregiudicata decisione nell’attuale anarchico contesto libico, Minniti ha stretto accordi diretti con i sindaci delle località del Fezzan, la regione dell’estremo sud della Libia ai confini con il Niger e con il Ciad, e ha promesso aiuti al governo di Tripoli. Fermo restando infatti il dovere di porre rimedio al grave disagio all’origine di questo esodo, la soluzione non può infatti certo passare per la resa di fronte a un fenomeno che da un lato in fin dei conti non fa l’interesse di questi migranti disperati e dall’altro alimenta la formazione e la crescita di organizzazioni criminali internazionali.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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