Trump: le ragioni di una svolta (sempre che di una svolta davvero si tratti)

Trump, la Cina e la Siria: quale politica estera?, La Nuova Bussola Quotidiana, 8 aprile 2017

Mentre infatti in politica interna Trump dà segno di voler attuare per filo e per segno ciò che aveva promesso in campagna elettorale, in politica estera sembra fare tutt’altro.Da un giorno all’altro ha cambiato la sua politica riguardo alla Siria, prima basata su un’indiretta ma effettiva cooperazione con la Russia e sulla rinuncia a porre l’uscita di scena di Bashar al Assad come conditio sine qua non per una soluzione negoziata del conflitto in corso. Il motivo addotto per tale svolta, ossia il presunto bombardamento chimico di Khan Sheikhoun], è in realtà un pretesto che tale si conferma ogni giorno  che passa. Il bombardamento è avvenuto; però non è stato chimico, anche se a seguito di esso si sono propagati dei gas tossici, o fuorusciti da mine chimiche raggiunte dai missili là dove erano immagazzinate, o rilasciati da materiali con cui vengono prodotte.

Che tra le vittime ci siano dei bambini commuove ma non può sorprendere. I bambini non sono una razza umana a parte, ma vivono insieme agli adulti; se dunque si colpiscono centri abitati sempre tra le vittime ci sono pure dei bambini. E ce ne saranno stati senza dubbio anche fra le vittime civili del bombardamento per ritorsione sulla base aerea siriana di Al Shayrat che gli americani hanno effettuato ieri quando in Italia erano le 2,40 del mattino. In Paesi come la Siria, infatti, è normale che dei civili, in particolare famiglie di ufficiali e sottufficiali, abitino dentro il perimetro dei porti e degli aeroporti militari.

Quando bombe e missili colpiscono luoghi abitati molte persone — uomini e donne, vecchi e bambini — muoiono anche dopo strazianti agonie; molte vengono ferite e tante restano invalide, cieche, mutilate, paralizzate. E non cambia poi molto se la morte e le invalidità sono l’effetto delle esplosioni, dei crolli o dei gas. Con riguardo alla sofferenza e ai lutti, tra il presunto bombardamento chimico dell’aviazione du Bashar al Assad su Khan Sheikhoun e il bombardamento americano di ieri con missili da crociera Tomahawk sulla base aerea siriana di Al Shayrat  l’unica differenza è la disponibilità o meno di documentazione fotografica o televisiva.

Ciò detto, e senza dimenticarselo, restano da valutare le conseguenze dell’accaduto per quanto concerne le relazioni internazionali nel loro insieme; e per quanto concerne in particolare la necessità urgente di ristabilire la pace nel Levante.

Con abbondanza di immagini e di commenti dal vivo le tv ci hanno frattanto largamente informato sul contemporaneo vertice tra il presidente Trump e il suo collega cinese Xi Jinping tra i palmeti e le lagune litoranee di Mar-a-Lago, la grande residenza privata che Trump ha in Florida nei pressi di Palm Beach (il cui nome, notiamo per inciso, è un adattamento di “Mare e Lago”, come era stata originariamente chiamata in italiano). In questo caso la cornice è quella vacanziera della Florida, e non quella tragica della Siria in guerra. La sostanza della scena è però la medesima: anche qui si celebra una svolta sorprendente del Trump presidente in carica rispetto al Trump candidato.

In campagna elettorale Trump aveva continuamente puntato il dito contro la Cina come a una causa principale della perdita di posti di lavoro operaio negli Usa. Ciononostante, e mentre misure protezionistiche a tutela dell’industria americana sono date per imminenti, Trump non solo ha ricevuto Xi Jinping ma lo ha pure invitato a essere suo ospite a Mar-a-Lago con la moglie e il seguito. E adesso dice che lui a Xi Jinping “sono diventati amici”, anche se ribadisce che il dialogo tra loro non sarà facile.

Tornando poi al caso della Siria Trump ha fatto sapere che il bombardamento della base aerea di Al Shayrat è un atto di ritorsione mirato, e non l’inizio di un attacco generale americano a quella parte della Siria che continua a essere  sotto il controllo del governo di Damasco. C’è da domandarsi se in tutto questo non ci sia un ritorno a quella strategia “del bastone e della carota” che giusto un secolo fa  venne inaugurata e poi ampiamente praticata dal suo predecessore Theodore Roosevelt. D’altra parte, seppur in contesti finora meno drammatici e tesi, è questo il leit motiv anche della linea che Trump ha assunto nei riguardi sia dell’Unione Europea che della Russia. Quale effettivamente sarà la politica estera del presidente Trump? Dopo quanto è accaduto in questi giorni la domanda è urgente. In tale prospettiva l’ormai imminente 43° vertice del G 7, in programma a Taormina nei prossimi 26-27 maggio, sarà dunque una buona occasione per capirlo.

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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